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dovuto proteggermi da..."
Siegler termino' la frase.
"Da te stesso?"
"Pago le migliori fottute guardie del corpo e tu mi dici che sono in pericolo di vita!"
"Ok, ok. Ho esagerato. Ma per un po' me ne starei tranquillo, isolato. Quello che dobbiamo fare, tra qualche giorno, e' lasciare trapelare i nostri timori a qualche giornalista di fiducia. Piu' polvere alziamo, piu' un eventuale azione contro di te diventera' controproducente. Antieconomica, capisci?"
Bowie tiro' su col naso. "Capisco, si'."
"Quindi trasportiamo lo studio a casa tua, quella di Beckenham. Tu registri li'. Coccolato, sorvegliato. Vedrai che andra' tutto bene."
"Si'".
" E sai che devi fare per calmarti? Ascolta Satellite of Love. Non e' la tua canzone preferita?"


29

Il Glam potrebbe passare alla storia. 
Perche' continuare a definire questa cosa Glam, innanzi tutto? 
Il termine servirebbe a mantenere in assetto qualcosa che tende a proporsi come mito. Il rischio e' la sclerosi. L'esito perfetto e' la riproduzione su altri livelli, in altri contesti. Indefinitamente allargati.
Potrebbe passare alla storia, il Glam Rock, e anche questa storia potrebbe passare alla storia. Pagliacciate controllate che un manipolo di visionari sottoculturali e volgarizzatori eccellenti indirizzano verso un territorio vergine. Il territorio dove la cultura pop diventa troppo autocosciente per non tentare il suicidio.
Un'implosione.

Il bastardo dormiva. 
Il jet lag, il fuso orario.
Eh, si'. Il mondo e' tondo. Round an round it goes. Tornava da Londra, il bastardo.
Meglio cosi'. Aveva dovuto sopportare per meno tempo quel cazzo bianco in bocca e dentro la pancia.
Gli elettrodomestici ronzavano quieti.
Ecco il frigorifero che avviava il motore. L'impianto d'areazione.
Dalle scale, lontano, proveniva il rumore dell'ascensore.
Stanza in penombra.
Fuori, lo skyline piu' famoso del mondo, oltre l'Hudson, sfumava le sue vette di vetro e metallo in un tramonto rossastro.
Angela si alzo' dal letto. Raccatto' la sua roba. Camminando sulle punte, si diresse verso il bagno.
Si guardo' allo specchio circondato di lampadine, che probabilmente aveva cominciato la sua carriera in qualche camerino di teatro.
Il bastardo amava quei pezzi di modernariato. Angela li detestava.
La pelle scura, lucida e tesa. Il seno svettava sul corpo snello, che dimostrava meno anni dell'eta' anagrafica. Le anche erano simili a sculture, progettate secondo curve matematiche che dovevano suggerire l'idea della perfezione. A rendere quel corpo terrestre, una cicatrice. Il segno dell'appendicectomia.
Angela si annuso' le braccia. Aveva addosso l'odore di quel corpo bianco, ma non c'era il tempo di lavarsi.
Infilo' le mutandine e il vestito a fiori, corto, attillato.
Ravvivo' con le mani la pettinatura afro che incorniciava il volto. 
Tenendo le scarpe in una mano e il montone afghano in braccio, usci' dal bagno e sgattaiolo' fuori dall'appartamento, non prima di aver preso i suoi soldi, sul comodino.
Cento dollari a prestazione. Prezzo alto.
Angela era una puttana di lusso. O quasi.

Usci' nella luce incerta: l'estate indiana rendeva attraente quell'angolo del New Jersey abitato da persone importanti, professionisti, avvocati, e manager di rockstar travestite.
Angela sorrise tra se'.
Cento metri, la cabina libera.
Un numero non rintracciabile nell'elenco di New York. O di qualsiasi altro fottuto posto negli States, se e' per questo.
Un numero di copertura. Lavaggio vetri Lee, Harvey & Oswald.
Segnale acustico.
"Richiesta collegamento."
Angela attese. In capo a una decina di secondi la comunicazione fu stabilita.
"Si'. Sono Black P. One. Qualcosa di importante. Ero sul letto, fingevo di dormire. Obiettivo Primario stava in bagno. In piedi davanti allo specchio. Il riflesso mi consentiva di vedere la scena. Stava armeggiando con qualcosa di piccolo, all'altezza del ventre, non ho visto bene. Lo infilava in un contenitore trasparente. Poi e' uscito, e' sparito in salone. Dove tiene la cassaforte,
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