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considerata eccessiva, avrebbe potuto essere resa accettabile per gli standard morali di un paese socialista. Ma niente da fare. Paura. Chiusura. E ho cattive, cattive notizie dall'Avana. I miei fan, i fan del Rock n' Roll sono perseguitati. Ma cercare di porre le catene ai desideri e' folle. Credo che il governo cubano si sia comportato in maniera cosi' chiusa e dura per non compromettere i rapporti con i padroni russi".
Un mormorio si diffuse tra la piccola folla.
Una star del Rock n' Roll definiva Fide'l un burattino.
Ripercussioni a catena erano facilmente immaginabili.
Di quale portata, rimaneva incerto.
La cosa, comunque, andava oltre i limiti della cronaca da show-biz. E infatti non c'erano solo i fottuti giornalisti musicali, o la feccia dei tabloid, tra i presenti.
Altre facce importanti. 
Stronzi!
Frederick Jay guardava il soffitto. Sembrava che sulla sua testa si snodassero nubi vaporose. Sembrava godesse di chissa' quale spettacolo. 
"Cosi' dovro' cambiare i miei progetti. Sapete che avrei voluto registrare il prossimo disco a Cuba, con musicisti cubani. Io so che il popolo cubano mi ama. Ma non se ne fara' niente, e anche se il governo cubano dovesse tornare sui suoi passi, io ormai sono disgustato. Ho in mente un lavoro concettuale lungo tutto il disco, qualcosa che parli di come le utopie, le buone idee vengano travisate e rese irriconoscibili. Un lavoro sulla brama di potere nascosta dietro le belle parole."
David Jones fece una pausa per concedersi un sorso d'acqua. 
Frederick Jay valuto' il discorso: efficace paccottiglia. Alle volte un armamentario concettuale di latta puo' rivelarsi piu' affilato di una spada del migliore acciaio. Dipende dalla direzione in cui si spara il colpo.
Dalla credibilita' di chi impugna l'arma.
D.J. Bowie aveva qualcosa di buffonesco. Ma credibile. 
Forse non sarebbe mai stato nessuno, senza di lui.
Solo una checca ex-mod di Brixton.
Giornalista X:
"Hai gia' un titolo?"
"Si', credo che lo chiamero' Diamond Dogs."

"Che te ne pare, face?"
"Che vuoi che ti dica, David? Efficace, mi sembra. Convincente."
David Jones Bowie passo' una mano tra i capelli rosso fiamma.
"Credo che cambiero'. Non so ancora come, ma cambiero'."
Frederick Jay Siegler sorrise. "E il mio compito e' assecondarti. I tuoi cambiamenti sono una miniera d'oro."
David Bowie assunse un'espressione grave.
"Non essere materialista, F.J. Io lavoro per la Gloria."
"Certo, David. Ma occorre molto denaro perche' la tua gloria venga cantata nei quattro angoli del mondo!"
I due risero.
F.J. divenne iperbolico. "Hai quasi causato la fine del comunismo!"
David Jones scuoteva il capo, e rideva.
Anche F.J. rideva.
Poi Frederick Jay si blocco'. Come se un pensiero tagliente si fosse fatto largo in una matassa aggrovigliata di processi mentali oscuri, privi di senso.
"Che c'e', F.J.?"
"Niente. Solo che la tua vita potrebbe essere in pericolo."
F.J. Molto diretto. Come sempre.
"Che intendi dire?"
F.J. Siegler assunse un espressione provvida. "Ascolta, David. Tutto quello che hai detto da quando e' iniziata la faccenda ha avuto ripercussioni a Cuba, a quanto pare. E' presto per dirlo, ma potrebbe aver avuto ripercussioni anche nel resto del mondo comunista. Probabile che quelli si trovino di fronte a una specie di rivolta giovanile. Non crederai che ti amino, laggiu'."
David Jones Bowie fissava un punto indistinto, nel vuoto del salone.
"La CIA probabilmente ti controlla. Ma forse quegli altri possono avere intenzione di fare molto di piu' che tenerti d'occhio."
La star viziata muto' lentamente espressione. L'efebo decadente piegava i tratti del volto fino a formare la maschera di un bambino sull'orlo di una crisi di pianto. Un pianto rabbioso, pieno di paure tutt'altro che infantili.
Si alzo' in piedi. Grido'.
"Non potevi pensarci prima?"
E:
"Che cazzo ti pago a fare?"
"Calmati, David. Probabilmente sono solo un po' paranoico."
"Paranoico? Che paranoia del cazzo! Tu sei uno stronzo, F.J. Uno stronzo!  Tu avresti
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