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simile a una radio?"
Fuentes fece un lungo respiro, poi intervenne. "Sarcasmo fuori luogo, DDT. La probabilita' che la base vicina al deposito sia in connessione con l'azione principale, quella che temiamo si scateni nelle prossime ore, e' obiettivamente altissima."
"Non fraintendermi, compagna. Mi stavo solo chiedendo ad alta voce che cosa possa esserci sotto. E pensavo al fatto che il professore sarebbe stato usato tanto per depistarci quanto per ospitare una cellula a quanto sembra in piena efficienza. Il che e' atipico. Altamente atipico."
"C'e' lo Svedese di mezzo, non scordartelo. Proprio tu hai detto che non bisogna aspettarsi niente di tipico, da quel bastardo." 
"Gia'. L'ho detto io." 
La corsa in auto prosegui' spedita.
Kurtz stava giungendo sul luogo dell'appuntamento.
L'una passata. In Calle 39 c'era il Patio de Maria, un bar piuttosto noto e frequentato. Dovevano vedersi li'.
Poi, a piedi e con circospezione, fino a Calle 37 e alla casa che faceva angolo con il deposito.
Bene armati.
Quattro uomini di Kurtz furono lasciati a guardia delle macchine. Gli avventori capirono immediatamente che la cosa doveva avere a che fare con il casino in Calle 20. Non si parlava d'altro in tutto il Vedado. 
Anzi, in tutta l'Avana.
Il locale incomincio' a vuotarsi.
27

Kurtz si apposto' di fronte all'ingresso principale, insieme a un gruppo dei suoi.
I cubani provarono a fare lo stesso tragitto dei ragazzi.
Il cortile dello stabile era separato dal Deposito della Varadero da una rete e da un filo spinato. Da dietro l'angolo provenivano dei rumori.
Rosendo sbircio' oltre il bordo della parete. Circospetto.
Attento. 
Dietro di lui, in fila Indiana, DDT e Marcela.
Bene. Cosa abbiamo qui?
Un furgone. Anzi, un camioncino Ford. Dei yuma stavano caricando della roba. Chiusa in cartoni. Alla finestra una signora anziana osservava. Aveva un buffo cappello. La luce che usciva dalla casa illuminava la scena.
"Ve ne andate gia'? Di ritorno in Germania?"
"Si', signora. Il professore ci sta aspettando in areoporto."
"Buon viaggio e buona fortuna! Tornate a trovarci! E non giudicate Cuba dai ladruncoli di prima!"
"Certo, signora. Torneremo a trovarla."
Rosendo guardo' l'orologio. L'una e mezza di notte. Strano orario per un trasloco. Fece cenno a DDT di dargli il cambio e di dare un'occhiata. Dopo qualche secondo DDT, eccitatissimo, conficco' le unghie nel braccio del compagno.
Cenni concitati. Rosendo guardo' di nuovo.
Un macchinario simile a una radio. Grosso. Lo stavano portando via in tre.
Merda! penso' Rosendo. Un'occhiata di intesa coi compagni. OK, via!
La Fuentes balzo' fuori spianando l'AK 47.
"Fermi! Gettate le armi!"
L'apparecchiatura simile a una radio crollo' al suolo con un tonfo.
La vecchia mando' un grido. Il rumore di imposte che si chiudevano fu presto sopraffatto dal rumore secco delle raffiche.
La sparatoria fu breve e cruenta.
Il volume di fuoco dei cubani e l'effetto sorpresa furono determinanti.
Tre su quattro dei loro non avevano avuto il tempo materiale di sparare un colpo.
Rosendo guardo' in volto gli ex-avversari. Americani, sicuramente.
Giro' uno dei cadaveri con un piede.
Il sangue bagno' la scarpa burocratica dell'agente.
No. Nemmeno questo.
"Compagni, tra questi uomini lo svedese non c'e'."
Rosendo, DDT e Fuentes ebbero un'illuminazione. Stolida. Tardiva.
Avevano dato per scontato che lo svedese sarebbe stato della partita. E su nessuna base concreta.
Psicosi.
Stavano perdendo il controllo.
Unica spiegazione possibile.
E ora, nella fretta di chiudere i conti, si erano lasciati alle spalle quattro cadaveri.
Nessuna bocca per respirare e dire cose interessanti.
Cazzo.
Un errore grave.

Kurtz e i suoi giunsero, affannati.
"Che e' successo?"
"Guarda tu stesso, compagno."
La voce della Fuentes suono' priva despressione.
La canna del fucile mitragliatore guardava la terra.
Sopra le teste degli uomini, chilometri di cielo notturno.
La luce delle stelle.
Satelliti.

"Si e' mosso!"
La voce 
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