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Madre si avvicino', dopo essersi asciugata le mani nel grembiule da cucina. 
Pose acqua e una bottiglia di birra di fronte a Marcela.
Le carezzo' il capo.
"Hector ti vuole vedere, figlia".

Rosendo e Diego Dieguez si trovavano sul limite della scena. Al centro del palcoscenico, un commando aveva preso in ostaggio una ventina di agenti. Non si sapeva, in termini di vite umane, quale fosse stato il costo dell'irruzione, e nemmeno la dinamica, con precisione. Come cazzo fossero entrati i bastardi, cioe'.
R.M. e DDT.
Passi lunghi, verso il capo della polizia, Anselmo Goicuri'a.
"Ah, eccovi qui, voi del Dipartimento Sperimentale. Sospettiamo che il commando sia agli ordini di una vostra vecchia conoscenza."
Goicuri'a si produsse in un sorrisino tirato.
"Se e' cosi', la partita e' chiusa. Non uscira' vivo da la' dentro."
R.M. si era sbilanciato troppo?
DDT tasto' con la mano la fondina ascellare dove teneva la pistola cinese.
Gesto istintivo.
"Certo che no." Goicuri'a tiro' su col naso, e sputo' un bolo di catarro giallastro sul selciato.
"Scusate. Un maledetto raffreddore. Dicevamo. Ah, si'. Si e' deciso per l'irruzione."
DDT cerco' di puntualizzare. "Un momento. Chi ha deciso?"
"Non io, non io, compagno colonnello."
Espressione enigmatica.
Rosendo si strinse nelle spalle.
"Andiamo."
Goicuri'a ridacchio'. 
"Dove, compagno? Ci pensa la Brigada Especial. Hanno un piano".
DDT scosse la testa. 
"Si'. Entrare dalla porta sparando all'impazzata."
La palazzina di nuova costruzione si ergeva isolata nel mezzo dell'architettura coloniale di Calle 20. Il portone di ingresso, trasformato in una precaria barricata.
Oltre le masserizie, dovevano esserci fucili puntati. DDT mise in moto le rotelle.
"M16."
La voce di Goicuri'a.
"Prego?"
"M16, compagno colonnello. Uno dei nostri esperti assicura che il commando e' armato con fucili d'assalto M16. Dice che il rumore e' inconfondibile."
A larghi passi giunse un uomo aitante, quasi anziano, in tuta blu, circondato da un gruppo di guardie del corpo abbigliate allo stesso modo.
"Ora entriamo, compagni. L'azione parte alle ore 9,35 PM."
La barricata venne investita dal fuoco di una trentina d'armi automatiche. Schegge di legno, di ogni altro tipo di materiale per uso civile, un baccano d'inferno. Raffiche come morsi. Casino, un casino d'inferno. Molto scenico.
DDT penso' che se davvero lo Svedese guidava il commando, si sarebbe fatto grasse risate. E avrebbe iniziato ad eliminare gli ostaggi,  uno per uno. O forse, nell'imminenza dell'irruzione, si sarebbe astenuto dall'infierire. E avrebbe avuto pronta una via di fuga. Di sicuro.
Il fumo si dirado'. Dall'interno della palazzina spunto' una bandiera bianca.
L'uomo in blu controllo' l'orologio. 
Le 9,39.
Quattro minuti.
Un'eternita' ridicolmente breve.
"Bene. La faccenda e' chiusa. Andiamo a vedere."
"Che cazz..." R.M. fissava l'uomo, incredulo. 
DDT, timidamente: "Andiamo dove, compagno?"
L'uomo in blu sorrise. "Dentro, colonnello Torres. A vedere. Se ci sono morti. Tra i nostri, beninteso."
Dal portone barricato emersero alcune figure. Erano gli agenti tenuti in ostaggio, scortati da due uomini della Brigada Especia'l.
"Scusa, compagno, temo di non aver capito che cosa e' successo."
L'uomo in blu fece un gesto condiscendente.
"Mai letto l'Arte della Guerra, eh? E nemmeno i Trentasei Stratagemmi, suppongo. Accerchiare Wu per distruggere Yao. Semplice."
"Sarebbe a dire?"
"Manovra diversiva. Finto tentativo d'irruzione. Un gruppo scelto s'e' introdotto nello stabile attraverso le fognature."
L'uomo in blu si arresto' di scatto, e cosi' anche la scorta. 
Estrasse dalla tasca dei pantaloni un foglio ripiegato e lo stese per bene davanti al volto di DDT.
"Ecco, vedete? E' la planimetria. Passati dalle fogne. Scarico fatto saltare. Sono usciti dalla tazza del cesso, letteralmente."
R.M. e DDT si guardarono negli occhi.
Cazzo.
La Brigada Especial.

22

Marcela aveva cenato, in silenzio.
La presenza fisica della madre permeava
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