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prosegui'. "Volete vedere il corpo?"
"No, grazie. Non serve."

Marcela Fuentes riusciva a entrare nell'obitorio con una sorta di fredda grazia, come se la professionalita' e la tensione dei muscoli fossero, da soli, in grado di ricacciare il caos nelle profondita' dalle quali si origina. 
Ma quella volta, le gambe tremavano. 
Pochi passi, e Raul Rizo era li', nudo. 
Il corpo devastato da una furia non umana. 
Marcela guardo' quel corpo con calma apparente.
In realta', ogni sua cellula stava gridando di rabbia.
Fece un cenno ai due medici legali. Questi ricoprirono il corpo di Rizo con un lenzuolo bianco, e spinsero la lettiga a rotelle lungo un buio corridoio.
Marcela si giro' su se stessa, macchinalmente.
Il cuore gli sobbalzo' fino in gola.
Il volto di Kurtz. "Scusami, compagno colonnello. Pare che i miei passi non facciano rumore. Lo conoscevi?"
"Si'. Un uomo molto forte. Abituato al confronto fisico. Ero molto legata a Raul Rizo."
Marcela ascolto' con sorpresa e inquietudine il suono delle proprie parole. 
Quando Kurtz fece per rispondere, quelle sensazioni erano gia' mutate in una sorta di disperata soddisfazione.
"Compagno colonnello, non so che dire. Se non che lo prenderemo."
Marcela Fuentes piego' gli angoli della bocca in un sorriso amaro.
"A quanto ne so, lo svedese ti e' sempre sfuggito. Perche' questa volta dovrebbe essere diversa?"
Gli occhi di Kurtz brillarono dietro le palpebre socchiuse. 
"Andiamo, compagni." La voce dell'agente di guardia li riporto' con i piedi sul freddo pavimento.


20

Piano del cazzo!
Cornicione troppo stretto. E' vero che a pochi metri si apriva la finestra del Deposito Centrale, e che le casse di Rese'rva Especia'l attendevano solo mani amiche. 
Ma Lampadina Jime'nez non capiva perche' la parte piu' merdosa toccasse sempre a lui. Guardo' in basso. 
Cinque metri di salto, se il filo spinato non ti frenava. Lampadina degluti'.
"Muoviti!" Sottovoce, Flo'ro incitava il compagno.
Lampadina avanzo' di un altro passo. Adonis, giu', vicino a Flo'ro, controllava che non arrivasse nessuno a guastare la festa.
Lampadina passo' vicino all'ultima finestra dello stabile. Li' ci abitava un amico di Adonis, che li aveva fatti accedere al retro in cambio di una futura bottiglia di Reserva Especial.
Sulla fiducia. Ma quello stronzo non ne voleva sapere di farli passare da casa propria. C'erano i genitori. La sua collaborazione si sarebbe limitata a tenere alto il volume della radio.
L'ultima finestra su quella facciata, dunque. Poi occorreva svoltare sul cornicione, proseguire ancora qualche metro, saltare oltre la recinzione del deposito atterrando su un mucchio di immondizia, introdursi nel deposito, uscire, passare le bottiglie una a una. Un lavoro lungo. Difficile. 
La radio dell'amico di Adonis: ... Ed ora ecco a voi l'ultimo successo dell' Orquesta Aragon: Pare, Cochero!...
Musica di merda, penso' Lampadina. Era sul punto di svoltare l'angolo, ma una spiacevole illuminazione si fece largo tra i neuroni affollati. Se non potevano fare uscire le bottiglie a casse (non avrebbero potuto mantenere l'equilibrio, sul cornicione), come cazzo facevano a portarsi via una trentina di bottiglie? Erano a piedi, fottutamente a piedi! 
Lampadina senti' fortissimo l'impulso di comunicare il dubbio a Flo'ro, che stava salendo a sua volta lungo la grondaia.
Pare, cochero, cochero pare! 
Lampadina rivolse ai compagni gesti concitati quanto incomprensibili. 
Flo'ro giunse a posare i piedi sul cornicione. 
"Avanti!". Il suo pugno destro roteava minacciosamente nell'aria.
Lampadina degluti' di nuovo. Ci avrebbero pensato poi. Qualcosa gli diceva che se la sarebbero presa con lui comunque.
Svolto' l'angolo. Doveva saltare proprio all'altezza della finestra del Professore, aveva spiegato l'amico fiducioso di Adonis. Nessun problema: il professore stava spesso fuori di casa, a quell'ora. Aveva un'amante a Diez de Octubre, e il martedi sera era una di "quelle" serate.
Finestra chiusa, imposte serrate. 
OK.
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