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pericoloso."
"E secondo te il popolo come risponderebbe?"
La domanda cadde nel vuoto.

Il Generale Arevalo misurava la stanza a larghi passi.
"Confesso che ho trovato indisponente quella cosa di uscirsene dall'ufficio."
Marcela Fuentes soppeso' con aria intenta il pacchetto di sigarette.
"Certo, compagno Generale. Kurtz non ha nulla di ortodosso. Ma il suo processo e' logico: ora ha tanto un quadro della situazione, quanto un quadro psicologico dei collaboratori."
DDT confermo'. "Certo. E' una procedura consigliata. Quando studiavo a Mosca insistevano molto su questo punto."
Arevalo si strinse nelle spalle. "Per carita'. Siete voi gli esperti, per cosi' dire."
Fuentes si decise ad estrarre una sigaretta. Armeggio' con un accendino riluttante, e dopo la prima boccata si allungo' a sedere sulla poltrona.
"DDT e Rosendo, occorre un po' di lavoro di strada. La polizia, come sempre, "brancola nel buio". Non hanno idea di dove lo Svedese possa rifugiarsi. Nemmeno noi, certo. Hanno interrogato centinaia di persone. Nessun risultato. Occorre tutta la vostra esperienza. Bisogna fermare il bastardo prima della prossima mossa."
Rosendo ebbe voglia di protestare. Poi scosse il capo. "Certo, compagno colonnello."
DDT affronto' la cosa con professionale distacco. "Non abbiamo segnalazioni recenti. La nostra convinzione che sia proprio lo Svedese ad essere operativo qui e ora e' in larga misura un assunto".
Fuentes porse a DDT uno dei fogli che affollavano la scrivania. "Non piu', compagno colonnello. La conferma della presenza dello Svedese a Cuba ci e' stata fornita dal KGB. E' entrato nel paese con un falso passaporto sovietico. Abbiamo anche la data d'entrata. Guarda tu stesso."
DDT scorse velocemente il foglio di servizio. "Si'. Comunque il discorso non cambia. Non sara' tutta la pressione poliziesca del mondo a far uscire lo Svedese dalla tana. Colpira' appena la tensione verra' allentata, e colpira' in un punto debole. Ma non credo che sia orientato verso un'attentato di massa."
"Eppure questo e' quello che tutti gli esperti suggeriscono."
"Lo stile dello svedese e' un non-stile. Non e' detto che ripeta San Salvador 1967."
Il Generale Arevalo irruppe con il peso della gerarchia. "Certo che no. Glielo impediremo!"
DDT riprese dopo un attimo di pausa assorta. "Non in questo senso: intendevo dire che fara' esattamente quello che non ci aspettiamo. La prossima mossa potrebbe essere quella finale."
La Fuentes aveva terminato la sigaretta con un'ultima, evocativa boccata. 
"Non credo. L'Inteligencia Milita'r e' in stato di completo allerta. A tempo indeterminato. Fide'l e' intoccabile."
"Si', ma..." il trillo sordo del telefono di servizio. La donna si scuso' e sollevo' la cornetta.
"Si', Fuentes. Come?" 
Il volto della donna si fece terreo. 
Pensieri di morte attraversarono i cervelli di tutti i convenuti.
"Come? Raul Rizo?"
Una raffica di vento gelido.
Marcela Fuentes degluti'.
"Quando e' successo? Si'. OK." 

19

Il corpo di Raul Rizo era stato ritrovato all'interno del Parco degli Innamorati. Vestito di tutto punto. Il quaranta per cento delle ossa,  rotte. Giaceva appoggiato a un tronco, le gambe distese sull'erba, piegate secondo angoli innaturali. La faccia gonfia come un pallone.
DDT guardo' le foto e le passo' a Rosendo.  "Eccola, la prossima mossa. Puo' colpire chi vuole, quando vuole. Anche uno degli agenti piu' efficienti della Brigada Especial. Doveva essere di turno domani, di fianco a Fide'l."
Pedro Rodriguez, della Scientifica, fece un breve rapporto. "Trovate tutto nell'incartamento. Comunque qualcosa ve la posso anticipare: e' stato massacrato di botte altrove. Colpito con un oggetto fortemente contundente, probabilmente metallico. I vestiti che aveva indosso non presentano alcun segno di usura. I polsi e le caviglie presentano segni di vincoli fisici molto stretti. Probabilmente ferri da carcerato. E' stato massacrato, poi rivestito, poi collocato nel parco." 
Rosendo si passo' la mano destra sul capo.
Pedro
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