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sparato in aria, e dentro l'amplificatore di Adonis.
Quei bastardi.
Flo'ro inanello' un passo dopo l'altro, dirigendosi verso uno dei cancelli d'uscita. Lampadina seguiva mestamente, un po' discosto.
Flo'ro diede un calcio a una lattina. Una signora che portava a spasso un cane rognoso gli rivolse uno sguardo di disgusto. Flo'ro caccio' fuori la lingua. 
Poi, all'improvviso, un'illuminazione.
Flo'ro si volse di scatto. Lampadina lo fissava con la bocca aperta.
"So come fare, Lampadina Jime'nez. Tu devi solo fare quello che ti dico."
Aveva uno sguardo spiritato. 
Lampadina Jimenez non sapeva se aspettarsi il trionfo o il disastro.


18

La presenza fisica di Kurtz sembrava attrarre gli sguardi. Era entrato nell'ufficio del Dipartimento Sperimentale da pochi secondi, e gli astanti avevano seguito ogni suo gesto con un'attenzione non quotidiana. Come se avessero avuto accesso a una dimensione metatemporale: il gesto del levarsi il cappello, ad esempio, poteva essere durato un e'ra cosmica. Le gambe si flettevano, e mondi nascevano; glutei coperti da panni usuali toccavano la pelle della poltrona, e soli si spegnevano. 
La luce del sole mando' un lampo contro il vetro dell'orologio.
 
Per altri versi, la figura dell'uomo sembrava insignificante. Un anziano esile, ben vestito.
DDT e Rosendo Martinez si sentirono autorizzati a salutarlo con calore quasi cameratesco. Immediatamente la confidenza con l'uomo li aveva posti su un piano di potere molto piu' concreto di quello di Fuentes o di Arevalo, tanto piu' che Frank Kurtz si profondeva anch'egli in gesti quasi fraterni.
Terminati i convenevoli, Kurtz poggio' i gomiti sulla scrivania di Fuentes. Passo' le palme sul viso e trasse un profondo respiro.
"Ho bisogno che ciascuno di voi mi relazioni, in poche parole, sulla situazione. Per fare cio', ho bisogno di ascoltare ognuno di voi uno alla volta. Se e' il caso, colonnello Fuentes, possiamo spostarci in un altro locale. Altrimenti, l'ufficio andra' benissimo."
Marcela Fuentes fu abbastanza fredda da dissimulare la sorpresa. Cerco' lo sguardo del Generale Arevalo, spense la sigaretta e fece un cenno d'assenso. 
"L'ufficio andra' benissimo".
"Lontano da orecchie indiscrete." 
La precisazione del Generale Arevalo suono' misera.
Pleonastica.
"Bene, in tal caso incomincerei da subito. Chi vuole essere il primo?"
Rosendo Martinez rispose d'istinto. "Io!"
L'entusiasmo fu men che contagioso. Ognuno dei presenti tranne R.M. si perse nel fondo di un' espressione accigliata.
Kurtz sorrise. 
"Vogliono accomodarsi?"
DDT, Fuentes e Arevalo uscirono dall'uffico scambiandosi occhiate interrogative o timide.
Una volta che la porta fu chiusa alle spalle del Generale, ultimo a uscire, Rosendo si trovo' di fronte a Kurtz. Solo.
R.M. degluti'.
"Bene, maggiore Martinez. Mi dica in breve come vede la situazione."
R.M. si schiari' la voce, come faceva a scuola prima di rispondere alla maestra.
"Beh, per conto mio la situazione e' chiara. Lo Svedese e' in azione all'Avana, come sempre sembra imprendibile, e le sue azioni non seguono un disegno logico. Sembrano puramente terroristiche. Ci aspettiamo un'escalation, che culmini magari con un attentato."
"Qualcosa di piu' articolato del sigaro esplosivo, eh?"
Rosendo guardo' Kurtz con un sorrisetto sorpreso. Erano le sue stesse parole di qualche tempo prima.
"Di molto piu' articolato, temo. Secondo me la destabilizzazione su cui contano i fascisti americani e' solo marginalmente quella dello Svedese e dei suoi omicidi. Stanno cercando di dirottare le energie dei giovani, di carpire il consenso, di limitare la solidarieta' attorno alla Rivoluzione. La faccenda dei marziani sembra studiata a tavolino. E vuoi che ti dica una cosa, compagno? Secondo me David Jones e' una semina, e forse anche il suo manager personale c'entra qualcosa."
Kurtz guardo' l'interlocutore con freddezza.
"Quindi che faresti?"
"Bisogna bloccare lo Svedese e fare capire al Popolo che e' in atto un disegno controrivoluzionario
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