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avere un piano B, in ogni caso. 

Angela usci' dall'ufficio. Non che gli dispiacesse, tenere cazzi in bocca.
Ma quel Frederick Jay. Odioso. Sicuro di se'. Aria fintamente magnanima da bianco progressista.
Scopava solo donne nere.
Solo a pagamento. 
Beh, pagava bene, almeno.
Ascensore guasto. Cazzo. Dodici piani, il tempo per riordinare le idee.
Scese le scale.
Aveva ancora qualcosa da fare, quel giorno.
Usci' nel caos di Manhattan.
Accese la radiolina portatile che teneva nella borsa. Cerco la stazione piu' adatta. Ecco. WKNZ 103.
Il suo artista preferito, con la nuova canzone.
Power To The People, Curtis Mayfield. 
Angela fece un gesto di approvazione con il capo.
Entro' in una cabina telefonica. Compose un numero. Attese il segnale. 
 
Gustavo Jime'nez, detto Lampadina. 
Per via della testa, ora occultata dalla chioma aliena tipica dei glam rockers habaneri. 
La testa di quel tipo sembrava la capocchia accesa di un fiammifero.
Uno dei piu' convinti, il buon Jime'nez: deciso a continuare nonostante le pressioni, le reprimende, l'esecrazione ufficiale.
Il paradiso del Rock 'n Roll val bene questi incidenti di percorso.
E altri.
Andatura saltellante. Jeans nordamericani, avuti chissa' come. Una guayabera gialla. Capelli sparati sulla testa. Occhi bistrati! 
Abbastanza perche' a una vecchia venisse una sincope.
"Flo'ro, ne ho sentita una interessante".
"E sarebbe?"
"I marinai russi..." 
Floro contrasse i lineamenti del volto.
"Oh, non storcere il naso. Aspetta: dei marinai russi della Severnaija Zemlija... hanno gli stivali."
Gli stivali: la visione di quelle calzature alte, sospese su piattaforme precarie, tacchi esagerati, in colori vivaci,  bianchi, o rossi... neri, gialli... a stelle... Flo'ro si immagino a fluttuare lungo il Maleco'n, dispensando occhiate e gesti benedicenti alle ragazze.
Pochi marziani avevano ai piedi quelle zattere da sogno. 
Flo'ro. 
"Gli stivali?"
"Si'. Vogliono venti dollari. O sei bottiglie di Reserva Especia'l".
"Bene. Addio stivali."
"Aspetta: Non bisogna per forza pagarle."
"Sarebbe a dire?"
"Le rubiamo"
"Ho capito, cazzo. Ma come? E dove?" 
Lampadina sembro' considerare diverse prospettive. Flo'ro sapeva che Lampadina assumeva quell'espressione ogni volta che non aveva la piu' pallida idea sul da farsi.
"Non lo so."
"E con questo il discorso e' chiuso".
"No, aspetta. La Severnaija Zemlija parte tra una settimana. Abbiamo sei giorni per pensare a un piano."
"Un piano, eh?"
"Si'. Ad esempio potremmo entrare in uno dei magazzini del porto... basta sapere dove tengono le casse di Reserva Especia'l."
"E come facciamo a saperlo?"
"Gia'. Come?"
Flo'ro sorrise amaro.
"Vaffanculo, Lampadina."
Fuori del Parco della Fraternita' iniziava il territorio ostile. Cioe' tutta l'Avana: rischioso farsi vedere in giro, per un marziano. Non che la repressione fosse cosi' dura: le direttive erano chiare. Riportare all'ordine, ma senza gesti eclatanti. Cuba si trovava sotto gli occhi dell'opinione pubblica mondiale. Grazie a quello stronzo inglese.
Ma potevi sempre incappare in qualche funzionario o in qualche militante troppo zelante.
Cosi' la maggioranza dei marziani aveva scelto di rientrare, almeno formalmente, nei ranghi. Ma qualcuno, tra i quali Flo'ro, o Lampadina, aveva fatto la scelta opposta. Tutto attorno faceva schifo, le parole d'ordine a cui avevano creduto da bambini non contavano piu' nulla. L'unico posto al mondo dove Che Guevara, per un diciottenne, significasse noia e predicozzi, establishment e normalita'. Tra i marziani rimasti, nessuno portava piu' la maglietta del Che. E a nessuno interessava veramente se David Bowie fosse comunista o meno.
Invece il Rock 'n Roll era una minaccia; e a Flo'ro piaceva quella sensazione. 
Da quando i bastardi l'avevano pestato, nulla era piu' stato come prima.
Tutta la sua vita aveva preso una piega diversa.
I vecchi amici lo evitavano. La polizia aveva fatto irruzione al locale dove stavano suonando i Perros. Quegli stronzi avevano pure
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