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Brigada Especia'l o dei servizi.
Da quando non aveva piu' un uomo (erano passati ormai tre anni) l'energia sessuale veniva spesa lassu', all'ultimo piano, sotto il sole cocente. 
Piu' si allenava, meno si masturbava.
Meno si masturbava, meno si sentiva in colpa.
Meno si sentiva in colpa, piu' era efficiente.
Piu' era efficiente, piu' la Nazione e la Rivoluzione erano al sicuro.
Il Dipartimento Sperimentale era una cosa troppo seria.
Ancora qualche anno, e poi si sarebbe rilassata.
Avrebbe conosciuto l'uomo giusto.

All'incrocio tra il Paseo de Marti' e San Rafae'l una Cadillac azzurra le si accosto'. 
Alla guida un bel ragazzo in guayabera rossa, mulatto, gli occhi grandi e profondi. 
Semaforo Rosso: le occhiate del giovane maschio erano insistenti.
Ma non spiacevoli. 
Dietro la montatura professorale, Marcela trattenne un sorriso di compiacimento. 
Semaforo verde: i motori aumentarono i giri, le ruote si avvolsero sull'asfalto. La Cadillac svolto' verso il Parque de Los Enamorados.
La burocratica Moskvich nera ando' in direzione della Stazione Centrale.
Separazione repentina! penso' Marcela.
Il corpo flessuoso della donna ebbe un tremito. Contrasse i muscoli dell'addome e delle gambe: la sensazione di energia repressa era piacevole. 
Pochi minuti ancora e sarebbe esplosa.

Il sole stava per tramontare, ma faceva ancora caldo. 
Quattro ore al giorno di tecnica e preparazione atletica: non solo karate, ma anche judo e pugilato. Lo spirito cubano e' incline al sincretismo.
Dopo una mezz'ora di riscaldamento si passava al kumite. Il karateka piu' prossimo diveniva l'avversario per una quindicina di minuti di combattimento senza esclusione di colpi.
Marcela si trovo' di fronte il maestro Raul Rizo, sesto dan. Il karate dell'uomo era secco e essenziale. Amava la corta distanza, da dove poteva effettuare proiezioni e spazzate.
Niente fronzoli. Solo efficacia. 
Bene, si disse Marcela. Avrebbe imparato qualcosa.
La donna abbasso' il centro di gravita' e si mise in guardia. Si ripromise di non compiere nemmeno un gesto affrettato. 
Concentrazione. 
Economia. 
Decisione.
Marcela poteva avvertire il sangue pulsare nelle tempie. Il ritmo della respirazione lento, regolare.
Marcela si sentiva meravigliosamente bene.
I due avversari si studiarono per parecchi secondi, pressoche' immobili. Senza nessun segnale che tradisse le sue intenzioni, il maestro Rizo scatto' in avanti con un oi-tsuki veloce e sciolto, piuttosto simile a un diretto pugilistico. Marcela devio' il colpo e provo' a spazzare la gamba avanzata dell'attaccante. Incontro' il nulla: la gamba si era sollevata, un ginocchio si era fermato a un millimetro dal suo naso.
I due avversari si rimisero in guardia. Subito, Marcela lancio' un mawashi-geri jodan con la gamba arretrata. Tecnica perfetta: la gamba frusto' una chiara traiettoria semicircolare diretta al volto dell'avversario. Senza connettere, pero': il maestro aveva arretrato di un passo, e appena la gamba aveva iniziato la traiettoria di rientro, si era proiettato in avanti con un gomito destro vizioso, quasi invisibile, diretto ancora una volta al naso della donna. 
L'osso puntuto si blocco' a non piu' di due millimetri dal bersaglio. 
Rizo non amava le tecniche di calcio spettacolari. Le riteneva inutili in un contesto reale.
La risposta, poco vistosa ma tremendamente efficace. Un monito. 
Occorreva pensare cose piu' serie.
Marcela concateno' jab e diretto in perfetta scuola pugilistica, per finire l'azione con un potente yoko geri sulla gamba avanzata dell'avversario. Rizo fece un cambio di passo sul posto riuscendo a neutralizzare l'attacco quasi completamente. Passo' la gamba destra dietro la sinistra della donna e la proietto' violentemente sul pavimento di mattoni cotti dal sole.
Marcela era un gatto. Cadeva bene, per fortuna. 
La proiezione poteva risultare rovinosa, ma Rizo ben conosceva le caratteristiche dell'allieva. Marcela si rialzo': cento volte cadere, cento volte rialzarsi. 
Uno dei motti
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