<A HREF="havanaglam093"><</A>
rientrati. Al barman pare di ricordare qualcosa del genere."
Rosendo vide quattro ombre levarsi dal tavolo d'angolo. Vide il volto pallido dello Svedese, coperto di un reticolo di microscopiche rughe.
"Che cosa stanno cercando di fare quei bastardi?"
DDT trasse a se' una sedia da uno dei tavoli, sedette, accavallo' le gambe e accese una sigaretta. Guardo' il pacchetto vuoto e lo ficco' nella tasca della giacca.
"Che cosa stanno cercando di fare? Facile. Seminare terrore. Colpire qua e la'. Ci troviamo di fronte a agenti esperti e pericolosi. In caso contrario l'Inteligencia Milita'r non avrebbe pensato a una squadra interdipartimentale. Pensano allo Svedese, noi abbiamo esperienza diretta dei suoi metodi. E cosi', eccoci qui."
"E' passato solo un mese. Sapevo che lo avremmo incontrato di nuovo, ma speravo non cosi' presto."
"Presto, tardi, che differenza fa? Non si puo' sfuggire al destino".
DDT trasse una profonda boccata.
"Non c'e' piu' niente da fare qui."

12

Floro apri' l'occhio sinistro. 
Il destro era pesto, gonfio. 
La palpebra, lo zigomo, l'arcata sopracigliare: ogni sfumatura dal rosso al bluastro. 
L'intera parte destra del volto era tumefatta.
"Ciao, DDT. Ciao, Rosendo. Mi hanno conciato per bene, eh?"
Mentre parlava, l'unico occhio efficiente si mosse per seguire l'andatura flessuosa dell'infermiera. Buon segno, penso' Rosendo. Il ragazzo non e' frocio.
"Chi e' stato?"
"Che vuoi che ti dica, Rosendo. Quattro russi a cui non piaceva la mia guayabera o i miei capelli. Uno, che sembrava un cinese, pero' alto, mi indicava e rideva. Gli altri si davano di gomito. Allora ho levato i miei, di gomiti, dal bancone e li ho messi sulla faccia del cinese. Gli altri mi sono saltati addosso e il resto, beh, lo vedi."
"E la gente del bar?"
"Si sono mossi un po' tardi, ma hanno cacciato fuori i russi. Io avevo perso conoscenza, questo me lo ha detto mio padre."
"Come sta?"
"Incazzato nero."
Rosendo strizzo' l'occhio al giovane. 
"Ci pensiamo noi. Ora riposa".

"Non erano russi, ve lo dico io."
I volti di DDT, di Rosendo e del resto degli astanti si volsero verso l'estremita' piu' lontana del bancone.
"Che vuoi dire, compagno?"
Un signore distinto, elegante, sui cinquant'anni. Un bicchiere di ron liscio poggiato sul bancone, di fronte a lui. 
"Quello che ho detto, compagni. La descrizione che ne avete dato e' perfetta. Parlavano russo, tra di loro. Sembravano russi. Erano anche vestiti come russi. Ma era una strana combriccola, sapete. Il capo, quello che ha preso a calci il ragazzo mentre era per terra: troppo anziano, troppo violento per essere un addetto commerciale. Gli altri erano completamente succubi." Il signore elegante fece una pausa per bagnarsi la gola.
"E poi: uno dei suoi gli ha pestato un piede. Ha imprecato, e non in russo. E le scarpe erano italiane, tra laltro".
DDT aveva messo in moto le rotelle. Rosendo poteva sentirne il rumore.
"Dicci di quellimprecazione, compagno. In che lingua era?"
Il signore elegante guardo' Rosendo negli occhi.
"Svedese."
DDT degluti'.
"Come fai a dirlo?"
"Semplice. Insegno Filologia Germanica all'Universita' dell'Avana." 
Questo tagliava la testa al toro.
"Saresti disposto a rilasciare una deposizione ufficiale?"
Il signore elegante sorrise. "Certo, compagni. Questo e altro per la Rivoluzione."

Cinque del Pomeriggio: l'ufficio della Fuentes, fredda come sempre. Il Generale Arevalo aveva un'aria nervosa. Sembrava in attesa di qualcosa.
"Compagni, e' evidente che uno dei piu' pericolosi agenti imperialisti e' in attivita', ora, all'Avana. E' evidente che sta disseminando trappole: l'aggressione al ragazzo, l'uccisione degli agenti Sanchez e Barrero. Pensiamo che il prossimo passo sara' qualcosa di eclatante. Terrorismo, un ordigno, qualcosa in stile italiano, per cosi' dire.
I quattro addetti commerciali russi sono stati interrogati e sono completamente estranei ai fatti. Come sempre quando e' in azione l'agente noto come lo Svedese, coincidenze si sommano a
<A HREF="havanaglam095">></A>