<A HREF="havanaglam089"><</A>
minacciosi.
Frederick Jay trovo' immediatamente la risposta.
La ruota del tempo gira vorticosamente. Kalachakra: divinita' terrifiche vegliano lo scorrere dei giorni e delle e're. 
Non era piu' il tempo di band come i Lower Third.
E nemmeno come gli Shadows of Knights.
Non-stile, non musica: i Tempi ora esigevano questo. 
Solo blues dilatato, ampolloso... ma bisognava essere decisi e cogliere l'occasione. La musica che era piaciuta a Frederick Jay e al cantante dei Lower Third era stata troppo gergale, troppo chiusa, troppo connessa ad uno stile stoico e impegnativo. 
Lasciarsi andare: i capelli sarebbero cresciuti, ognuno avrebbe parlato di cose che non capiva affatto, nuove droghe si sarebbero sostituite al Drynamil e ai Purple Hearts. 
Il mondo di chi voleva rallentare sarebbe stato proiettato in avanti di un'intera e'ra cosmica.
Frederick Jay voleva essere pronto a coglierla, l'occasione.
Si era addestrato per questo.
Tornato in patria, avrebbe scaricato i Knights.
Meglio trovare un gruppo di hippie. Hippie politicizzati.
Negri pazzi coi fucili, magari.

8

Alla fine del set, i Lower Third scesero dal palco. Dopo un quarto d'ora il cantante apparve, con indosso abiti freschi: giacca di velluto, un dolce vita nero, hipsters neri e stivaletti a punta. 
"Mi chiamo David, David Jones".
Frederick Jay noto' un particolare che gli era sfuggito a Carnaby Street. Ricordava il volto, aveva qualcosa di strano.
Un pupilla perennemente contratta. 
L'occhio destro.
F.J. rispose.
"Frederick Jay Siegler".
David Jones stiro' le labbra.
"Buffo nome, Frederick. Parlami di te. Della tua band, come si chiama?"
"Avevo un progetto per la band. Ma loro non sono all'altezza. Nessuno degli artisti che abbiamo amato e' all'altezza. Volevo riuscire a organizzare un tour in Russia."
"Oh-oh! Mi piacciono le persone ambiziose".
"Ma i tempi non sono maturi... E gruppi come i Knights o i Lower Third appartengono al passato".
"Non sai quanto mi trovi d'accordo."
"Ehi, i Beatles cercano un manager!"
Risate.
"Dovremo farci piacere caffettani e capelli lunghi. Perche' e' il potere quello che conta, no? Il potere e la gloria."
"Che altro?"
"Abbastanza potere, tour in Russia. O il mondo ai nostri piedi."
"Parliamone, Frederick Jay. Questi sono esattamente i discorsi che nessuno fa mai".
Frederick Jay Siegler sorrise. "Ne parleremo. Un giorno, quando sarai pronto."
Fredrick Jay saluto', pago' il conto del bar e usci' dal locale.
Un'uscita a effetto.
Il futuro David Bowie non l'avrebbe mai dimenticata, quell'uscita.
Una faccia. Uno di quei mods talmente eleganti da spiccare in mezzo alla folla. Una faccia con l'accento americano. Di Chicago.
Che vuole conquistare il mondo.

Trillo insistente.
Frederick Jay abbandono' le rievocazioni. Chiuse il teatrino mentale.
Il presente bussava alla porta.
La voce della segretaria, dall'altro capo della linea, impastata d'echi: fellatio e dolci umori corporei, probabilmente. Champagne. Coca.
Forse anche eroina. Oppure eroina e coca insieme. Speedball: era di moda.
"C'e' David in linea, Jay".
"Perche' cazzo non chiama mai sulla linea privata?"
"Dice che non ricorda il numero, Jay".
"Va bene, va bene. Nessun problema, nessun problema. Passamelo".
Un intervallo: rumore di fondo.
Eccolo.
"F.J, ho letto una cosa fantastica."
Frederick Jay Siegler scosse il capo, divertito.
"Dove trovi il tempo di leggere mentre sei in tour, David? Me lo sono sempre chiesto".
"Semplice. Tra una troia e l'altra, ecco quando".
F.J. rise. "Dimmi, David".
"Senti questa. C'e' stata una guerra atomica e il governo planetario del futuro invia un agente per cercare di cambiare il corso degli eventi e non far scoppiare tutto il casino".
"Gia' sentita, David".
"Non interrompermi, cazzo! Il punto e' che e' scritto da dio, e sai come finisce il tizio della macchina del tempo?"
"No, come?"
"C'e' stato un errore nel lancio, nell'unico lancio possibile, e hanno sbagliato la data! Il protagonista muore in guerra, in trincea, nel
<A HREF="havanaglam091">></A>