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originario: minimale, essenziale, elegante, stoico, allusivo. Se ne stava davanti alla vetrina, nel suo completo nero impeccabile, e scuoteva la testa.
"Capisco quel che ti passa per la testa, amico"
David giro' il capo. Uno sguardo interrogativo. Di fronte a lui uno sconosciuto vestito impeccabilmente. Abito a tre bottoni, due profondi spacchi laterali, pantaloni dritti: un abito gessato nero. Scarpe tipo brogue, beige chiaro, stile anni venti, a punta. Camicia button down bianca. Cravatta in seta, nera. Un mod. Bene.
Quello che non tornava: perche' l'accento americano?

I mods originari, quelli di quattro-cinque anni prima, non si facevano mai sorprendere lontani da un bar dotato di macchina per caffe' espresso, marca Gaggia. 
La loro infatuazione per gli usi continentali li aveva portati ad adottare lo scooter e le scarpe italiane, insieme ai tagli di capelli alla francese. 
Si potevano vedere giovani della workin' class nei cinema dove si proiettavano film nouvelle vague o italiani. Una generazione si stava incaricando di mischiare le carte e di distribuirle in una mano interessante, forse pericolosa. 
Poi, una volta che la sotteraneita' del nuovo culto aveva raggiunto le pagine dei giornali, tutto aveva cominciato a implodere. 
Scontri coi rockers. 
Vestiti sempre meno stilosi, sempre piu' standardizzati, sempre piu' stupidi. 
Il modern jazz degli esordi aveva lasciato il posto a Motown, Stax, a gruppi bianchi che suonavano un R&B nervoso, contratto. 
Tra questi, i Lower Third, il gruppo di David Jones.

Interessante. Una "faccia" con l'accento americano.
"Da dove vieni, amico?"
"Chicago, Illinois."
"E che fai laggiu'?"
"Sono nello show biz. Faccio il manager per un gruppo che sta andando forte. Si chiamano Shadows of Knights. Sono in classifica, ora. Intorno al centesimo posto. Fanno Gloria, dei Them."
David Jones soppeso' lungamente l'interlocutore.
"Gloria, eh?"
"Si'. Copiano i gruppi inglesi che copiano il blues di Chicago. Non e' buffo?"
David Jones alzo' il mento e piego' la bocca in un sorriso.
Un imprimatur. 
"Vieni a vedere i Lower Third stasera, al Marquee. Cosi'  ti faccio conoscere il mio, di manager". 
David Jones fece per andarsene. Dopo un paio di passi si fermo'. 
"E non cambiarti."
7

"Non ci capisco piu' nulla, DDT. Da quando siamo tornati, l'Avana mi sembra... cambiata.
Eppure siamo stati via solo pochi giorni."
Il bar sulla Se'ptima era affollato. E i sintomi del cambiamento erano evidenti fin dentro il locale. 
Appoggiato al bancone, un giovane con una guayabera rossa e i capelli corti, sparati sulla testa. 
Abbastanza per attirare commenti, osservazioni, provocazioni implicite o esplicite.
Inspiegabilmente, a parte furtive occhiate, nessuno si prendeva la briga di mettere alla prova il ragazzo.
"Guarda. Anche Flo'ro Montaner va in giro conciato come un pazzo." 
La voce di Rosendo suonava sconsolata. Appropriatamente paternalista.
"Chi, il figlio di Anselmo? Il pugile?"
"Guarda bene."
DDT scosse la testa. "Cristo! Non lo avevo riconosciuto."
In quell' istante Flo'ro Montaner, eta' diciotto anni, peso sessantasette chili e cinquecento grammi (proprio sul limite di categoria), speranza del pugilato cubano, si volse e incrocio' lo sguardo di Diego Dieguez. Rivolse alla coppia un cenno di saluto.
Imbarazzati, i due ricambiarono il cenno.
Rosendo provo' ad intavolare un discorso.
"Non dovresti allenarti, a quest'ora? Un pugile non dovrebbe iniziare a bere alle cinque del pomeriggio."
Flo'ro Montaner sorrise. "Non sono piu' un pugile. Ora sono un cantante. Di Rock".

Locale fumoso e affollato. 
Mercoledi' sera: i Lower Third potevano contare su un seguito di un centinaio di mods, ma non erano un gruppo importante.
In nessun modo.
Dopo i primi pezzi Frederick Jay si chiese il perche'. 
Band convincente: il ragazzo che scuoteva la testa davanti alla vetrina di I Was Lord Kitchener's Valet era un frontman abile. Cantava discretamente. 
Ragazzi vestiti con stile. 
Aggressivi, eleganti,
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