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Bunny sudava e si reggeva in piedi a stento. Ma ce l'aveva fatta.
Homer era uno shedda-catcher. Un myalman esperto a ridare energia vitale nel caso un maleficio grave fosse stato lanciato. L'energia era simboleggiata dall'ombra: Homer era un cacciatore d'ombre.
"Sei stupido, Bunny. Dovevi chiamarmi. Quelle non sono cose da ragazzini." 
Homer era un vecchio sui settant'anni, con una giacca militare addosso e un largo panama color panna.
Sembrava perfettamente informato su quanto era avvenuto. 
"Mettiti questi". 
Homer lancio' a Bunny un paio di pantaloni e una camicia bianca. 
Quando il giovane ebbe terminato l'operazione, a fatica ma rigorosamente da solo, si avvicino' e gli pose un fazzoletto bianco sulla testa.
Bunny gemette di rabbia quando vide cio' che Homer teneva nell'altra mano: corde. 
"Dovresti essere a St.Ann, vicino a dove sei nato, ma andra' bene anche qui. Questi luoghi sono tuoi".
Camminarono per un centinaio di yarde. 
Homer fece un cenno a Justin. Questi lego' Bunny per i polsi a una pianta di cotone. 
Il myalman, con un panno bianco sulla spalla sinistra, invoco' Dio e tutti i santi e gli angeli e  estrasse da un tascapane delle uova e una gallina viva. 
Getto' le uova sulle radici, estrasse un coltello ricurvo e recise la testa in un sol colpo. 
Il sangue innaffio' le radici e i rami bassi della pianta. 
Un refolo di vento si levo', dolce, portando con se' profumo di caffe'.
Buon segno. La pianta aveva accettato di cedere l'ombra a Bunny. 
Ora bisognava prendere un catino, riempirlo d'acqua e aspettare. 
L'operazione venne compiuta in fretta: catino e brocca d'acqua erano nascosti sotto un cespuglio, a poche yarde dalla pianta di cotone.
L'acqua si increspo': Homer copri il catino con il panno bianco che teneva sulla spalla, slego' Bunny e pronuncio' poche parole all'orecchio di questi. 
Bunny si avvio' con passo deciso verso casa. Sembrava aver ritrovato tutte le energie. 
Ma ora doveva affrettarsi, correre a casa senza guardarsi mai alle spalle. 
Il myalman doveva seguirlo, attento a non versare nemmeno una goccia dal catino che portava con se'.
Giunsero a casa che era ormai buio. Bunny entro' nella baracca e si sdraio' sul giaciglio.
Homer si apposto' di fianco al letto, bagno' bene il panno bianco con l'acqua del catino e lavo' la fronte dell'infermo.
Poi chiese di essere pagato: otto scellini.
In questo modo Neville Livingstone riacquisto' l'anima.


INTERLUDIO.


Halfway Tree Road, Kingston, 12 settembre 1972 . Ore 11,30 P.M.

Il Blue Dahlia era un bel bar. Di lusso per gli standard locali. La superstar locale Bunny Wailer aveva fatto ritorno in citta'. In compagnia di Justin Smith, il suo amico che tratta strumenti musicali dagli Stati Uniti.
La notizia si era duffusa: uno stuolo di fans e vecchi conoscenti veniva al tavolo di Bunny per recare omaggio. Lungo la strada saliva anche una figura esile, nervosa, dai corti dredlocks ondeggianti e dall'inconfondibile andatura saltellante, le gambe curve come un arco: era Nesta.
Bunny sorrise.
In capo a tre minuti, i due amici erano di fronte. "Guarda qui." Robert Nesta porse a Bunny una copia del NME aperta su un titolone a tutta pagina: "IL DANDY, L'EXTRATERRESTRE E CHE GUEVARA". Bunny gli rivolse uno sguardo interrogativo. "David Bowie ha suonato all'Hammersmith Odeon con bandiere rosse e un enorme ritratto di Che Guevara alle spalle. E nell'intervista dice che la musica Caraibica sara' la musica del futuro."
Bunny sorrise. "Bene. David chi?"

Halfway Tree Road, Kingston. 12 settembre 1972. Ore 5,30 P.M.

Un giornale illustrato rotolava sull'asfalto. 
Il vento la stava spingendo in mezzo alla strada, nel traffico vorticoso. 
Dopo un lungo, stentato tragitto arrivo' dall'altra parte.
Un uomo sulla settantina, dai lineamenti taglienti, alto, occhi blu, impeccabilmente vestito pose un ginocchio a terra e lo raccolse. 
Lesse l'articolo. 
Con attenzione. 
Meccanicamente, giro' pagina.
C'era la recensione di un gruppo chiamato Grand Funk
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