<A HREF="havanaglam075"><</A>
vicolo. 
Un paio di metri piu' in alto.  
Dalla porta del Blue Bay uscirono due uomini. La luce del locale allungava lunghe ombre sull'asfalto. 
Una raffica in aria: la gente che affollava il vicolo si sdraio' per terra, forse obbedendo a un comando. 
"Ci hanno visto". 
Rosendo Martinez fisso' la scena, impassibile. 
Quando era sotto pressione, quel genere di pressione, dava il meglio di se'. 
Freddezza. 
Prima che il piu' vicino tra i due spianasse l'M1 nella loro direzione, R.M. spinse DDT dietro un auto americana. La raffica sibilo' vicino alle teste, mentre i due corpi latini si proiettavano verso il riparo. "Bastardi" sibilo' DDT. Anche lui, finalmente, aveva estratto l'arma, una pistola cinese pateticamente inefficace. 
Comincio' l'inferno. Una gragnuola di colpi raggiunse l'auto, vetri esplosero in una miriade di frammenti. Rosendo Martinez ringrazio' la solidita' dell'acciaio norteamericano. DDT impreco' tra i denti.
"Non possono vederci, sono costretti a salire scavalcando la rete se vogliono vedere che fine abbiamo fatto". 
DDT annui'. In quei frangenti si fidava ciecamente del compagno. 
Un paio di brevi raffiche a suggello di un furioso concerto. Ora un silenzio irreale aleggiava, gravido di disgrazie. 
Uno scalpicciare convulso. 
Una voce. 
"Coprimi".
Ecco. Uno dei bastardi si stava arrampicando sulla rete. Rosendo si alzo' in piedi di scatto, con precisione chirurgica traguardo' il bersaglio: con gli occhi della mente aveva gia' provato la scena. 
Due colpi. Tutti e due a segno. 
Uno sulla gola, uno sulla mascella. 
Un tonfo, coperto dal crepitare rabbioso del mitragliatore. 
R.M. era gia' al sicuro, dietro la macchina.
"Ora siamo noi in vantaggio. E' allo scoperto, cerchera' di tornare indietro sparando."
DDT rivolse uno sguardo interrogativo al compagno. Rosendo Glaciale Martinez sorrise . "Che si fa, amico? Lo lasciamo andare, secondo te?"
Abilita' istintiva piu' tecniche acquisite: invece che alzarsi in piedi, R.M. fece una capriola fuori dalla sagoma dell'auto. Sparo' tutto il caricatore: un altro corpo si schianto' sull'asfalto. 
"Esci, DDT. Abbiamo del lavoro da finire".
 

20

Paradise Crescent, Montego Bay, Giamaica. 6 settembre 1972, ore 9.05 P.M.

Troppi spari. Gli uomini tardano. Qualcosa e' successo.
Mezzaluna del Paradiso e' un buon posto. Cinema, locali, turisti... 
Troppi spari.
Qualcosa e' andato storto. 
Ragionare in fretta: scelte immediate, fuori dal branco, dalla folla...  una piccola comunita', con regole severe... La Comunita' Umana e' sempre giuridica . Non esistono aggregazioni pregiuridiche... un cinema. Stare in fila.
Stanno arrivando a prendermi, i cubani. E' come un'illuminazione. 
Quasi consolante. Divertente. 
Larsen, Larsen... Chissa' se quando penso al mio nome e scandisco le sillabe nel teatro della mente qualcuno ode un fischio, effetto Larsen, si', eh-ehh, Larsen mio, Agente Speciale, Agente Alieno, alieno... 
Agente Patogeno. 
Interessante. Non ho paura. Vedro' i cubani in faccia? Non credo che mi prenderanno. Il passato e' immutabile. 
Cammino lungo Paradise Crescent. Dopo gli spari, quasi immediatamente dopo, il lamento delle sirene. 
L'appuntamento e' tra due ore.
Un cinema? Al Crystal di Paradise Crescent, 50 metri davanti a me, le insegne luminose... Five Fingers of Death... Ironico. Eccomi in fila, soldi alla mano. Altri bianchi, si'. 
Io sono il piu' vecchio.

"Ci stavano aspettando, cazzo!" 
R.M. sputo' le parole con rabbia. 
Camminando in fretta dietro il compagno, DDT provo' a far funzionare il cervello. 
"Non sappiamo se dietro questa cosa c'e' lo svedese o un altro nucleo operativo. Non sappiamo se la notizia della presenza di agenti cubani sull'isola sia stata condivisa tra tutti i gruppi dell'intelligence americana. Spesso un gruppo non sa quello che sta facendo l'altro. Ma probabilmente la rete che doveva assicurare la riuscita dell'attentato a Manley era molto articolata, organica. Forse la base logistica era questa, e non lo sapevamo.
<A HREF="havanaglam077">></A>