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volte, mi concedo la soddisfazione di rispettare la distanza tra i due concetti.
Altre volte, no.
Labitudine a se stessi e' schiavitu'
Non mi senti, lo vedo. 
Hai perso conoscenza. 
Ma il fardello preme.
Non ho nessuno con cui parlare.
Mettero' distanza tra i nostri corpi. 
Mettero' corpi distanti fra di noi. 
Mettero', mettero'.
Le azioni compiute da vivi, come sono simili a un ritornello infantile! Ogni azione di un uomo rima con l'altra.
L'assonanza e' l'unica cosa importante.
Tu mi consoli, negro.

"Lasciamolo qui. Non e' ne' vivo ne' morto.
Forse la morte verra' a prenderselo, forse no. Non mi interessa piu'. Stiamo perdendo tempo. 
La missione e' annullata, ragazzi. Da questo momento, dispersione. Ci vediamo tra dieci giorni a San Salvador. 
Chi vuole coprire il tragitto fino a Montego Bay insieme a me, si accodi. Ho quattro posti nell'auto. L'altra auto vada nella direzione opposta. Si fermi a Kingston ancora per un paio di giorni. 
Una barca verra' a prenderli al largo di Port Royal, tra le 9 e le 10 P.M. di sabato 10 settembre. 
Buona fortuna. Morte al comunismo."
Il volto dello Svedese era  un pezzo di stoffa scialba. L'unica cosa che un osservatore attento avrebbe potuto scorgervi: un'oscena, quieta soddisfazione. 

17

Sir John's peack, Blue Mountains, Giamaica, 6 settembre 1972. Ore 2.14 PM
 
La bocca di Justin Smith si contrasse in una smorfia a meta' fra sorpresa e dolore.
Il suo amico Bunny Wailer era legato a un albero. 
Una decina di metri: da quella distanza era impossibile stabilire se fosse vivo o morto. 
Justin fece per proiettarsi fuori dalla macchia, dentro la radura il cui centro era occupato da un albero e da un uomo legato a un tronco. 
Rosendo Martinez lo fermo'.
A cenni fece capire che occorreva sincerarsi se nella casa o nei paraggi ci fosse qualcuno, prima di uscire allo scoperto.
DDT fisso' il compagno con occhi improvvisamente vacui. "Non c'e' nessuno", proclamo' ad alta voce. Poi si chino' a cercare qualcosa tra le foglie marce e l'erba. "Eccolo qui".
DDT parlava principalmente a se stesso. Palleggio' nella mano un ciottolo tondo.
Rosendo Martinez estrasse la pistola e la punto' verso la porta della baracca. Odore d'olio da fucile giunse alle narici degli uomini.
Il sasso parti', una corta traiettoria tesa. 
Il rumore di un vetro infranto.
Nessuna reazione.
Era ancora rischioso, ma i tre si diressero a passo deciso verso l'albero e l'uomo. 
Le foglie frusciavano sotto i piedi. 

Neville apri' gli occhi.
Chiese di bere dell'acqua.
Lo sguardo era sorpreso.
Quel vecchio puttaniere di Justin Smith. L'ultima persona che si aspettava di vedere.
E i due quasi-bianchi? Justin intui' che cosa gli occhi dell'amico chiedessero. Ah, certo. Uomini d'affari della Repubblica Dominicana. In giro per le foreste delle Blue Mountains. Insieme a Justin Smith.
La lucidita' non era mai mancata a Neville Livingstone, AKA Bunny Wailer. E non mancava nemmeno dopo quell'esperienza.
Neville sorrise. "Dimmi la verita', Justin".
Contatto Locale Smith interrogo' con gli occhi i cubani. Uno sguardo severo dopo l'altro.
"E' la verita', Bunny". Neville Livingstone giro' il capo, guardando il nulla oltre la parete di legno.


"Hanno due ore di vantaggio". 
Justin Smith fece una smorfia. "Non sei in un cazzo di western, Rosendo. Non stiamo formando nessuna posse e non dobbiamo fottutamente impiccare nessuno. Neville ha bisogno d'aiuto. Ci ha messo mezz'ora per spiccicare due parole. Ora lo portiamo da un medico." 
Rosendo avvampo'. "Ora sentimi bene, contatto locale del cazzo. Mi dispiace, dio solo lo sa, per questo negro. Ma abbiamo un'occasione per dare un senso alla visita su quest'isola di merda, si', ho detto isola di merda, e perdio non me la lascio scappare". Rosendo cerco' lo sguardo di DDT. Cenno d'assenso.
"Ora, tu puoi rimanere con il tuo amico, se ci tieni. Noi dobbiamo bloccare il tizio, come e' vero dio, c'e' lui dietro tutta questa storia". 
Justin sorrise, freddo come un cobra.
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