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Bunny non puo' lavorare per la CIA. E' un rastaman, ha idee progressiste. E' da sempre nel mirino della polizia. Lo conosco bene, lui non c'entra"
DDT sorrise.
"Chi ha detto che Bunny Wailer lavora per la CIA?".

Sir John's Peack, Giamaica, 6 settembre 1972. Ore 9,30 A.M.

Le parole che il torturatore gli rivolgeva erano prive di significato. 
Non prive di senso: erano frasi in inglese perfetto, dalla pronuncia ne' inglese ne' americana, un'inflessione che non aveva mai udito prima. 
Legato a un albero. Da li' doveva ascoltare, e dare mostra di non distrarsi.
Quel bianco che puzzava come una gallina bagnata doveva prendere il tempo necessario per decidere della sorte del prigioniero. 
La schiena massacrata doleva.
Non aveva mai provato un dolore simile.
Mordendosi le labbra, riusci' a non farsi sfuggire nemmeno un gemito.
Erano le dimostrazioni di virilita' che il bianco sembrava prediligere.
Guardava il corpo e il volto del prigioniero, quasi compiaciuto. Ogni tanto, sorrideva.
Un bianco alto, anziano. 
Pervaso di una vitalita' frenetica, inumana: continuava a parlargli, come in una specie di lunga, incomprensibile confessione. 

Ci sono colombi migratori in dispensa, non hai avuto il tempo di pulirli.
Ectopistes migratorius: non dovrebbero essere qui, proprio come me. 
Ma dopo cinquant'anni, hanno imparato.
Volano in stormi immensi.
Nel '51, in Oklahoma, vidi uno stormo di milioni di esemplari.
Passarono sull'orizzonte per dieci minuti.
Oscurarono il sole.
Voi uomini considerate il loro volo qualcosa di scontato.
Li prendete in trappola.
Li mangiate. I colombi migratori sono buoni da mangiare.
Trappole.
Ho imparato presto.
Perche' ti dico tutto questo? Istinto, riflessione.
Istrionismo.
Follia.
Sono comunque il padrone della tua vita, come un tempo fui padrone potenziale della vita di tutti gli uomini della nazione nemica. 
Se ti lascio vivere, quanto ho detto rimarra' scolpito nella memoria, ma ben pochi ti crederebbero, se parlassi.
Tu non diresti nulla.
Hai uno strano rigore, negro. 
Vorrei che tu fossi uno dei miei uomini. E io ti credo: ti sei imbattuto per caso nel corpo del mio schiavo. Tu e il tuo amico del ghetto, Bob, non avete parte in questa storia.
Solo la Fortuna ti ha trascinato qua dentro.
Dentro la porzione di Cosmo che io governo.
Gli sbirri cubani. Io li ho fatti tenere d'occhio fin dall'inizio. Tutto l'albergo in cui avevano preso dimora era un orecchio gigantesco. Tutte le persone, consapevolmente o no, lavoravano per me.
I diretti sottoposti li ho dovuti eliminare. 
Senza il Troiano il lavoro non si poteva fare.
Ho dovuto cancellare le tracce, come un indiano che cancella i segni degli zoccoli del proprio cavallo, o che cammina all'indietro sulla neve o su un terreno molle.
Delroy mi aveva molto deluso. Trovo voi negri locali degli insulsi chiaccheroni. Come lo chiamate? Boasting, si', farsi bello a parole, vincere a parole, fottere a parole.
Le parole sono potenti.
Non onnipotenti.
Delroy -eh ehhh!- ci ha rimesso la pelle.
I cubani. Sono fuori posto su quest'isola piu' di me in questo mondo. Potenzialmente pericolosi: ma molto demotivati.
Non troppo scaltri.
Io giudico sempre bene.
Non pericolosi, nella realta'. Ma era mio dovere tenerli d'occhio, e mi sembra che tu capisca il senso della parola dovere -"Date dell'acqua al negro, sta ansimando"-
Io sono nato sottoterra, nel 2022. Appena dopo la guerra. Sono stato allevato come agente d'Intelligence e lanciato indietro nel tempo fino al 1944. Uno dei nostri mi precedette. 
Vidi la sua tomba. Sotterrai l'ultimo suo messaggio.
Il mio compito era distruggere l'Unione Sovietica entro un lasso di pochi anni, prima che i rossi avessero la forza di rispondere al fuoco- ma e' stato impossibile.
Impossibile!
E ancora non capisco il perche'. Piu' di una volta qualche marionetta tenne il dito sospeso sul pulsante.
L'Unione Sovietica non fu distrutta, allora.
Il suo crollo e' questione di tempo, ma e' inutile per i fini del mio
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