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condensava, rendendo difficoltosa la visuale. Neville conosceva bene la zona, e avrebbe ritrovato le sue trappole di notte e a occhi chiusi.
Trappola vuota. Il giovane rasta sorrise: era stata comunque una giornata felice, Jah Rastafari non ama gli avidi. Ancora altre due trappole, e si sarebbe incamminato sulla via di casa: la capanna sui monti, tra la nebbia, cosi' lontana dallo yard di Kingston che aveva imprigionato la sua vita per troppo tempo.


Port Royal, Giamaica, 5 settembre 1972, ore 6,30 P.M.

L'acqua che bagnava il piccolo molo sciabordava dolcemente. Il rumore dei legni delle barche da pesca, le tensioni, gli aggiustamenti dei materiali: suoni simili a gemiti sommessi.
Mentre la sera si posava sulle acque tranquille, Port Royal sembrava lontana un'era cosmica dal fragore e dalla confusione di Kingston.
Il rasta ascolto' attento le parole di Justin. Una domanda, precisa e diretta. Ma l'uomo, sui venticinque anni, alto, avvolto in una tunica nera, i lunghi dreadlocks che testimoniavano anni di militanza, riprese un discorso forse interrotto giorni prima.
"Come la Grande Piramide, Justin. Fu costruita da Khufu, un faraone nato in Etiopia. I faraoni fumavano l'erba nera che cresce nella valle di Gojam, a Zion. E' la ganja piu' potente del mondo. Nel corso di innumerevoli meditazioni, i faraoni erano giunti a comprendere la verita' fondamentale dell'esistenza".  Justin sorrise, piuttosto imbarazzato. "Certo, Winston George. Sai che amo ragionare con te. Ma non potresti rispondere piu' direttamente alle mie domande? Sai, io e i miei due amici abbiamo fretta. Dobbiamo trovare Bunny. Questioni di lavoro. Questioni di soldi". 
"Soldi? Non puoi comprare il cuore dei rasta con tutto l'oro del mondo. Ma suppongo che se si tratta di lavoro... e poi tu sei suo amico, Justin. Comunque. La verita' e' questa: il suono della parola e' potere. Jah ha creato tutto il mondo pronunciando delle parole, i nomi sacri delle cose. Prima di nascere tutti abbiamo un nome e..." Il rasta si interruppe. La chioma leonina si scosse, mentre il Leone scoppiava a ridere. Piuttosto imbarazzati, anche DDT e Rosendo Martinez abbozzarono un sorriso. Non capivano una parola di quello che i due negri stavano dicendo. Il rasta riprese. "Scusa Justin, stavo ricominciando. Bunny, dicevi. E' sulle Blue Mountains, da certi amici. Sai, dopo il freddo che ha patito a Londra... e adesso che le cose non vanno cosi' bene con Bob... aveva bisogno di starsene lontano da questa corsa di topi, sai quello che intendo, Justin." 
"Certo, W.G. Ma e' la corsa di topi che ti vieni a cercare, seen, anche se te ne stai sui monti".
"Love". 
"Respect".
I tre uomini si avviarono. Il piccolo molo di Port Royal riceveva le ultime barche di ritorno dalla pesca.

"E' sulle Blue Mountains. E so perche' Edoardo Mc Baine mi chiede informazioni su Bunny. E' un cantante famoso, e' un Rasta, e' molto rispettato a West Kingston. E' un esperto di Obeah." Rosendo Martinez  e DDT fissavano Justin Contatto Locale Smith con aria interdetta. "Di cosa, Justin?" La voce di DDT esprimeva le perplessita' di entrambi. "Di Obeah, stregoneria, vudu, come lo chiamate a Cuba?" 
I pori della pelle di R.M. si contrassero. E non per la brezza marina. 
"Santeria. Ma anche da noi c'e' il vudu, nell'Orie'nte".
"Santeria. Ci deve essere qualcosa di strano nella morte del Troiano, qualcosa che si sono ben guardati dal lasciar trapelare. E sospettano di Bunny. Bisogna trovarlo e metterlo in guardia".


Blue Mountains, Giamaica, 5 settembre 1972, 0re 6,30 P.M.

Blackheart Man, l'uomo dal cuore nero... Una linea melodica che si affacciava nella testa, e le parole che le si adattavano naturalmente... si', la canzone era quasi fatta, e poteva essere buona. Il ritmo dei suoi passi marcava i battere della chitarra che Neville sentiva scattare secca nella testa. Il cuore che pompava sangue, la cassa della batteria; il flusso del liquido vitale, il passaggio tra valvole e condotti, lo scorrere della linea del basso. Si',
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