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Ellis, a Shanty Town?"
 Alla fine della frase l'ispettore Edoardo McBaine si accorse di Justin, e gli fece un cenno. Justin Rinfrancato Smith passo' davanti allo sbirro usciere con la faccia da culo piu' indisponente che gli riuscisse. 
Tenendo la porta aperta E. Mc Baine lo fece entrare. Chiuse la porta con un tonfo. 
Justin temette che la vetrata su cui era amorevolmente riportato il nome: Inspector Edoardo McBaine crollasse in un una cascata di frantumi tintinnanti. 
"Questi bastardi mi faranno dare di matto". 
Mc Baine sedette, accese una Marlboro e fece cenno a J.S. di accomodarsi.
La prima boccata fini' quasi la sigaretta, e prima che Justin potesse intavolare il discorso, "Hai sentito? Hanno sparato al Troiano". 
Justin strabuzzo' gli occhi. 
"Vuoi dire Duke Reid?" 
McBaine tiro' gli angoli della bocca in una specie di sorriso. 
"Chi se no? Duke "the Trojan" Reid, certo." 
L'ispettore tiro' su con il naso. Lo faceva quando era molto arrabbiato, e Justin lo sapeva bene. 
"Ma ti diro' una cosa. Qualunque bastardo abbia combinato questa stronzata, gli levo la pelle con le mie mani prima di darlo al boia. Garantito." 
Justin riprese timidamente. 
"E' morto?" 
Edoardo McBaine gli rivolse una strana occhiata. "Morto, certo. Crivellato di colpi. Un mitragliatore. Un'arma da guerra." 
Justin Smith butto' li' un "Mi dispiace, Desmond (Desmond, per qualche motivo, era il soprannome dell'uomo. Forse una somiglianza con Desmond Dekker, uno dei cantanti che andavano per la maggiore)". 
Sapeva che Reid e l'ispettore erano stati compagni inseparabili, all'inizio degli anni cinquanta. Bei tempi quelli! Pochi rasta in giro, niente comunisti, qualcosa di saldo a cui aggrapparsi, la Corona Britannica, la madrepatria. 
McBaine tiro' su con il naso, di nuovo. Tese una mano, la destra. Quando la mazzetta di Dollari Giamaicani tocco' la pelle del palmo, la mano si chiuse e l'ispettore assunse un'aria un po' meno... come dire, triste.  
"Ho saputo che non ti vanno cosi' bene gli affari, eh Justin? Sai che siamo amici, e credimi, se non avessi quattro figli da mantenere ti direi di tenerteli, i soldi. Almeno per qualche mese. Ma sai come vanno queste cose... Beato te che non sei sposato".
Justin sorrise. 
"E' di questo che sono venuto a parlarti, proprio in nome dell'amicizia che ci lega. Gli affari non vanno. Sono a corto, e tu sai che detesto essere a corto. Mesi fa mi avevi accennato degli uomini della Sezione Speciale...sai se cercano ancora informatori?" 
McBaine sorrise a sua volta. 
"Beh, quelli pagano bene se gli racconti delle belle storielle. E in fondo conviene anche a me, se torni in una situazione economica confacente al tuo ehm, stile di vita. Ti faccio sapere, Justin". 
Desmond Occupato Mc Baine fece un cenno. 
La conversazione era finita. Il rapporto in cattivo inglese aspettava.


Kingston, Giamaica, 4 settembre 1972, ore 11,30 A.M. Hotel Majestic, camera 108

"Piantala di rincoglionirti con la TV. C'e' fuori Justin, ci aspetta". 
Dopo aver posato il ricevitore, DDT usci' dalla porta senza por tempo in mezzo. 
Rosendo Martinez si alzo' dalla poltrona, si stiracchio' e spense l'apparecchio. 
Erano mesi che non si faceva una dormita di quelle proporzioni. Aveva dimenticato quanto fosse bello dormire. 
Erano stati giorni intensi, ma il bello doveva ancora venire. 
Chiededosi quali nuove portasse Contatto Locale Smith, il buon R.M. si accinse ad uscire e a raggiungere i due compagni al bar nell'atrio. Apri' la porta e per poco non cadde su una cameriera, giovane, nera come la pece, carina, china con l'orecchio attaccato alla porta della fottuta stanza. 
R.M. dedusse brillantemente che la negretta stava origliando. 
E da non piu' di cinque-sei secondi. 
Questo l'intervallo tra l'uscita di DDT e quella di Rosendo Sorpreso Martinez. 
Balbettando la ragazza cerco' di spiegare la sua posizione. 
"Ho visto il signore uscire e...e mi chiedevo se ci fosse ancora qualcuno dentro, per fare la stanza, e..." 
R.M. immagino' il
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