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Norman Manley. I suoi avversari, tanto negli uffici della politica quanto nelle strade senza legge di Kingston, erano le squadre prezzolate di Alexander Bustamante, che girava sempre armato. Quest'ultimo era il leader incontrastato del JLP. In realta', Manley e Bustamente erano cugini.
I due avevano ereditato i privilegi economici e la conseguente egemonia politica dalla stirpe dei Clarke, con la quale erano entrambi imparentati: i Clarke erano i piu' influenti proprietari terrieri dell'isola. 
Tutti e due potevano passare per bianchi. 
Tutti e due sapevano usare assai bene la retorica incendiaria, associata all'esplicita minaccia delle armi.
A dispetto del populismo, entrambi bramavano il potere per onorarsi di eseguire gli ordini dell'aristocrazia terriera bianca, o per fare gli interessi di qualunque altro potentato economico disposto a mantenere efficiente l'infrastruttura del paese mentre lo spogliava di tutte le ricchezze.
In un simile clima politico, la gente figurava come ostinata plebaglia, caparbia, divisa e testarda. Nella societa' post-schiavista i leader politici erano i sostituti diretti dei proprietari di schiavi. Uomini dalla pelle chiara, se non proprio bianchi, che ricordavano nell'aspetto e nei modi gli antichi coloni. Sapevano usare i propri programmi come armi e le armi come argomentazioni di tutto rispetto.
Nel 1962 la Giamaica divenne indipendente. La violenza nelle strade di Kingston esplodeva in prossimita' di ogni nuova elezione. PNP e JLP si dividevano le aree piu' turbolente e messaggi sui muri invitavano i sostenitori degli opposti schieramenti a non farsi trovare in giro per le strade controllate dagli uni o dagli altri gunmen.

Diego Dieguez Torres. Esperto di antiterrorismo, nonche' genio teorico nel campo dell'intelligence, ma  uomo di scrivania da sempre. 
Rosendo Martinez, per contro, aveva passato gli ultimi dieci anni sulla strada. 
Membro della Brigada Especil, quella che aveva salvato la pelle a Fidel in diverse occasioni. Coraggioso, fedele, motivato e politicamente consapevole. 
Non era un mostro di riflessivita', ne' di pazienza. Ma ben pochi, anche tra i suoi superiori, lo consideravano un problema. Confidavano nel suo istinto e nella sua fortuna. 
Fatti i debiti calcoli, i superiori - ultimo della linea gerarchica, Fuentes- avevano pensato bene di accoppiarlo con DDT: quello che mancava all'uno veniva ampiamente compensato dall'altro. 
Non che i servizi segreti cubani prendessero cosi' sul serio la faccenda. 
Ma se Michael Manley, figlio di Norman Manley e attuale leader del PNP, fosse riuscito a prendere il potere, Cuba avrebbe forse visto allentare la pressione almeno a sud, a pochi chilometri dalle proprie coste. C'era chi riteneva che M.M. potesse essere spinto sempre piu' a sinistra, e forse poteva innestarsi una reazione a catena in tutte le Antille... ma per continuare a sognare occorreva che Manley arrivasse vivo alle elezioni. 
E a quanto pareva, la CIA , cui il candidato del JLP, E. Seaga, era legato a doppio filo, aveva deciso di toglierlo di mezzo. La politica in Giamaica era una faccenda in cui contevano le protezioni dall'estero, il numero e la decisione dei gunmen, l'abilita' demagogica, quale cantante di Reggae si fosse schierato da quale parte e cosi' via. Un po' come nel resto del Mondo Libero, ma tutto piu' pittoresco e apertamente violento. 
Se Manley fosse morto ammazzato, be', rientrava nella logica delle cose, su quell'isola. 
In realta' la partita a scacchi tra CIA e KGB, laggiu', durava da anni. 
Molti dei negri piu' radicali erano entrati a far parte delle varie reti di spionaggio e disinformazione allestite dai i comunisti dall'Indipendenza in poi. 
Justin Spia Smith, ad esempio. 
Il nostro era stato diversi anni negli States (per studio, sosteneva), dove aveva militato in vari movimenti di nazionalisti neri, poi nel BPP. 
Attraverso Eldridge Cleaver era entrato in contatto con i servizi segreti dei paesi dell'est. Prima bulgari, poi russi. 
Ufficialmente
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