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stava prendendo un'altra piega.
Duke fece un cenno di assenso con il capo. Accese la radio, e un largo sorriso gli illumino' (per quanto possibile) il volto. 
"E ora, Midnight Confession, di Phyllis Dillon. Dal vecchio Duke Reid, ovviamente. Gente! Quel suono e' inconfondibile".
Ora il sorriso arrivava alle orecchie.


Kingston, Giamaica, 3 settembre 1972, ore 5,05 P.M.

"... E cosi' e' risalito in moto, e' partito a razzo e l'abbiamo perso." 
All'interno dell'Hotel Majestic DDT, Rosendo e Justin Smith, un negro che aveva traffici poco chiari e mandava informazioni ai russi, erano seduti al bancone del bar. Non c'era nessuno, a parte una bionda in minigonna alla reception, dall'altra parte dell'atrio. L'aria condizionata rendeva la temperatura sopportabile. Ma sulla fronte di Justin Contatto Locale Smith goccioline di sudore si addensavano e colavano verso il naso. Effetto del rhum, probabilmente.
Dopo che Rosendo Martinez ebbe terminato il resoconto, Justin Sudato Smith se ne usci' con un'affermazione non propriamente significativa. "Cazzo!" 
R.M. non capi' se si riferisse al racconto, al caldo o alle gambe della bionda che transitava nei pressi, scortata da un facchino in livrea. Dopo l'enigmatica sentenza, Justin si prese una lunga pausa. 
"Duke Reid. Produttore discografico. Ex sbirro. A quanto ne so, non lavora ne' per la CIA, ne' per il JLP. E neanche per il PNP, questo e' certo. E' un conservatore, un reazionario del cazzo. Ma non credo che la visita di Delroy abbia a che fare con l'attentato." 
R.M. incalzo'. "Dimmi qualcos'altro del tizio."
Justin Laconico Smith sospiro'. "Un tipo poco raccomandabile, di sicuro. Ha rapporti con la malavita nera di New York e di Miami. Ama l'abbigliamento vistoso ma e' anche uno spilorcio schifoso: e' capace di spendere una fortuna per un abito di Dormeuil e poi girare con un paio di stivalacci con le suole di copertone. Dispone di un'organizzazione efficiente e capillare ma si occupa personalmente di quasi tutti i dettagli. Non delega ad altri neppure il ruolo di Disc Jockey. Quando il suo Sound System era famoso, faceva un'entrata trionfale, con una corona in testa, un fucile in spalla, cartucciere a tracolla e due quarantacinque ben oliate, manico di madreperla bianco, in due fondine da cow-boy penzolanti sui fianchi. I suoi uomini lo sollevavano sulle spalle e lo portavano fino al giradischi e..."  
Rosendo stava per spazientirsi. Non era li' per esplorare il colore locale, e della musica di quei negri non gliene fregava un cazzo. "E per te non c'entra, eh?". 
Il tono di R.M. suono' feroce. 
Justin Sentenziante Smith fece un cenno d'assenso con il capo, e levo' alla bocca il bicchiere col rhum. 
DDT aveva appena finito il suo, di bicchiere. "Questo ron fa schifo". (Falso. DDT era un inguaribile nazionalista). Justin Smith si passo' un fazzoletto sulla fronte. Rosendo Martinez guardo' alternativamente l'uno e l'altro. Scatto' in piedi. "Non c'entra un cazzo, eh? Andiamo." Il negro comunista lo guardo' scettico. "Dove?" 
R.M. urlo' quasi. "Dal vecchio negro. Lo attiriamo in qualche posto con la scusa di parlare di affari, di quanto ci piace il suo ron, oppure gli diciamo che siamo spagnoli e ci interessa la sua musica del cazzo". 
Justin Smith lo squadro' da capo a piedi. "Spagnoli? Noi abbiamo un detector per il sangue nero, amico, e tu non ne hai poco. Non mi risulta che ci siano spagnoli color nocciola. E non credo che in Spagna qualcuno nutra il minimo interesse per il Reggae. Ma forse sbaglio. Forse Franco e' un fan di Desmond Dekker." 
Il sorriso del negro divenne indisponente, ma DDT decise di dare corda al compagno. "Continua". 
Rosendo Martinez, rinfrancato, prosegui', in maniera meno concitata. "Poi gli diamo un sacco di botte, lo facciamo parlare in qualche modo. Lo stronzo c'entra, ve lo dico io". 
DDT sospiro'. Il compagno aveva istinto, fiuto e coraggio, ma non era un campione di strategia. "Io dico che probabilmente il vecchio negro c'entra. E sta ovviamente piu' in alto di
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