<A HREF="havanaglam045"><</A>
varco d'ombra usciva quella musica saltellante che i negri del posto sembravano amare particolarmente. 
Rosendo detestava quella musica, quei negri pazzi e tutta la fottuta isola. Impreco' a bassa voce. Di li' non si poteva entrare senza fare una strage.
 
Attendismo. Finsero di chiacchierare all'ombra di un pino, appoggiati a un'Anglia bianca molto malmessa. L'ombra densa occultava la tonalita' ambigua della loro carnagione. Intanto, tenevano d'occhio l'interno del cortile. In realta' erano piu' che incerti sul da farsi. Per fortuna i negri sembravano molto occupati: non levavavano gli occhi dal tavolo. Una partita a domino puo' avere un effetto ipnotico. 
Il loro uomo doveva uscire, prima o poi. 
La moto era visibile, appoggiata vicino all'unico rubinetto all'aperto dello stabile. 

Il loro uomo usci'. 
Catapultato fuori dalla porta da un negro enorme, piuttosto anziano, vestito in camicia bianca & pantaloni eleganti blu scuro. 
Delroy atterro' sul tavolo. Le pedine volarono in tutte le direzioni. I rude boys si alzarono di scatto, rovesciando sedie, protestando (non troppo convinti, noto' R.M.) e facendo un bel polverone. 
Quando la polvere si dirado', la scena risalto' con laconica evidenza. 
Delroy si era rimesso in piedi. Il negro sulla porta sembrava ammonirlo, il dito indice spianato sulla faccia dell'avversario. 
E un'altra cosa. 
Il negro sulla porta aveva un cinturone con due fondine, appeso ai pantaloni blu. 
I manici di madreperla bianchi di due Colt 45 mandavano lampi contro il sole.

2

Kingston, Giamaica, 3 settembre 1972, ore 1,15 P.M.

"Don't you cut off your dreadlocks, let it grow rastaman..."  La musica proveniva da qualche finestra al di la' della strada, e in quel punto del negozio il nuovo stereo di qualche negro fortunato si sentiva molto piu' dei musicisti che incidevano nello studio sul retro. 
Un altro negro, anziano e corpulento, con due pistole (lunghe) che pendevano dai fianchi (larghi), fece una smorfia di disappunto. Negozio vuoto. Merda. 
Malumore: Duke Reid non sopportava quella canzone. 
Primo, non l'aveva prodotta lui, e stava vendendo bene. 
Secondo, a lui non piacevano i rasta, Haile Selassie e tutte le altre stronzate. 
Terzo, quello stronzo di Delroy lo aveva messo di malumore. 
E quando era di malumore, nessuna canzone riusciva a piacergli.
Il negro con lo stereo nuovo sapeva bene che quelle canzoni non dovevano essere suonate in prossimita' del Treasure Isle, il suo negozio di liquori-studio di registrazione. 
Ci mancava solo che iniziasse a suonare i dischi dei Wailers. 
Ci manca solo quello stronzo di Marley, penso' D.R., detto il Troiano.
Il volume dello stereo del negro era una chiara provocazione. 
Duke fece un sospiro, batte' i palmi delle mani contro le cosce e si alzo' dalla poltrona dietro il bancone. Usci' a fatica dalla zona dei liquori e a passi decisi si diresse fuori, sulla strada. 
Traffico intenso, come sempre. Schivando auto, moto e camion arrivo' in prossimita' delle finestre del negro. Sbircio' all'interno. 
Sulle prime non vide nulla. Sembrava non ci fosse nessuno. 
Poi, su un divano in ombra, vicino alla porta della stanza, vide due figure, una sopra all'altra. Il bastardo stava pompando ritmicamente avvolto dalle gambe di una puttana molto chiara di pelle. Il culo nero andava su e giu' seguendo il basso e la batteria. 
Duke Reid inspiro', estrasse una Colt e la spiano' contro l'amplificatore, a una decina di metri da lui, sul muro di fronte. 
Sei colpi. 
Bang, bang, bang, bang, bang, bang! 
Ce n'erano altri sei pronti, nel caso il bastardo avesse avuto qualcosa da dire.

Come si suole dire, missione compiuta. 
Duke Reid attraverso' la strada, torno' con calma al negozio, sedette sulla poltrona dietro il bancone e posiziono' un ventilatore a dieci centimetri dal volto. 
Sudava. Doveva ricordarsi di comprare dei condizionatori. 
Poteva permetterselo. Era un negro ricco. 
Lo stereo del negro taceva. L'umore era migliorato, decisamente. La giornata
<A HREF="havanaglam047">></A>