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a farsi giustizia con le proprie mani. 
Sembravano pericolosi.
Rosendo Martinez impreco' tra i denti e arrosti' con lo sguardo il compagno. Diego Dieguez Torres si strinse nelle spalle. Non restava che spianare l'artiglieria. 
La pistola automatica Walther P38 e' dotata di un solido potere di convincimento, capace di  esercitarsi anche su folle pronte al linciaggio. Il variopinto gruppetto di negri si fermo' di colpo, mentre DDT bloccava, cannone alla mano, un Honda CB 200 che andava nella direzione opposta. Il legittimo proprietario fu spintonato verso il muro di cinta di una chiesa battista, e i due salirono in sella.
"Sai guidare quest'affare?" La voce di Torres risuono' preoccupata.
"Certo che si'". 
Sbandando paurosamente, la moto si lancio' all'inseguimento.

Stavano andando lungo East Avenue verso Trenchtown (dove un contatto locale li avrebbe edotti circa le mosse del loro uomo) quando avevano visto sfrecciare in senso contrario proprio lui, Delroy Patterson, gunman di professione, rude boy tra i piu' noti di Kingston, assoluto bastardo, pappone & pusher protetto dai piu' infidi bastardi del JLP e quindi della CIA: proprio l'uomo (definizione convenzionale!) che stavano cercando. Mentre rischiavano la vita tra le auto, Rosendo Martinez si chiese perche' cazzo non avesse fatto fare una semplice inversione all'autista. Non trovo' alcuna spiegazione, a parte la maneggevolezza della moto su cui avevano posato i deretani sbirreschi. Ma era stato un caso fortuito che passasse di la' proprio in quel momento. 
Occorreva non perdere di vista il bastardo. Considerazioni & recriminazioni, a piu' tardi. E occorreva anche incrociare le dita, sperando che il bastardo non notasse due tipi un po' troppo chiari di pelle che arrancavano alle sue spalle. Non c'era tempo da perdere: immediatamente dopo bisognava inchiodare il fottuto. Una volta nelle loro mani, uno dei capi della contorta matassa che dovevano sbrogliare avrebbe incominciato ad allentare nodi su nodi.
Delroy Patterson. Nome da frocio, penso' Rosendo Martinez. 

DDT si teneva aggrappato, le braccia strette attorno al tronco del centauro.  
"E rilassati, cazzo!"  Rosendo Martinez esplose il piu' feroce accento habanero. 
Situazione imbarazzante. Sentiva le mani e gli avambracci di Diego Dieguez premere sul petto, il corpo appiccicato alla schiena. E lui odiava qualsiasi contatto con corpi maschili che non avvenisse tramite le nocche di un pugno contratto o quella zona della testa che confina con la fronte: la parte piu' dura della testa, quella che non serve per ragionare. 
"Rilassati un cazzo! Ma mi spieghi perche' non abbiamo girato il taxi?" Anche l'accento di DDT era habanero original, e la sua domanda pertinente e imbarazzante almeno quanto la situazione: avere uno sbirro cubano attaccato al culo. Letteralmente.
Rosendo Martinez accelero'. Il rumore dell'Honda CB Two Hun-dredd copri' le imprecazioni. 

Il negro bastardo che stavano inseguendo fermo' la moto poco prima di Denham Town. Rosendo Martinez e DDT erano riusciti chissa' come a non perdere il contatto visivo e a non finire sfracellati in qualche incrocio. Eleggua' doveva vegliare su di loro molto benevolmente. Il bastardo stava entrando in un cortile, a piedi, a circa cinquanta metri da dove si trovavano. La coppia affido' la moto a un gruppo di bambini che cercava di giocare a cricket con una vecchia mazza, un manico di scopa tagliato e una palla da tennis. Rosendo Martinez sospiro'. Con tutta probabilita' avrebbero dovuto andarsene a piedi, o in taxi, o rubando un altro mezzo di trasporto. Ci avrebbero pensato piu' tardi. L'amico Delroy era piu' importante. 
Avanzarono cauti, finche' non fu visibile l'interno del cortile. Lo yard dava sul retrobottega di un negozio di liquori, almeno cosi' sembrava. All'ombra di un paio di striminziti alberelli una piccola folla di rude boys era radunata attorno a un tavolo da domino. Di Delroy nessuna traccia. Doveva essere entrato nel negozio dalla porta che si apriva sul retro. Dal
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