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riteneva possibile un simile effetto retroattivo, un'alterazione del passato. 
Questo non e' piu' il continuum dal quale sono partito. 
La memoria indotta non e' fallibile.
La mia presenza qui e' inutile? Pensare con chiarezza. 
Esiste una tecnica rammemorante che indurra' nuova chiarezza alle percezioni e congruita' alle decisioni future. Ma devo essere solo. Nessuno puo' sentire le parole che pronuncero'.
Un viaggio.
Una fuga.
Nel cuore del grande paese? 
O piu' vicino, in prossimita' della zona in cui ho sepolto i miei messaggi per il secolo a venire, la' dove le nubi scendono dal Canada come una mandria di cavalli selvaggi, montando e rimontando su se stesse, veloci, funeste?
Guardo il mio volto caucasico allo specchio. L'esercizio che affronto consiste nel tirare muscoli facciali, scoprire denti. Digrignare.
Non-Provate-A-Fermarmi.

Decido per la soluzione piu' diretta. 
Sbirri-in-nero appostati su ogni lato della casa, in fibrillazione. Il loro uomo e' tornato a casa appena mezz'ora dopo l'inizio dell'orario d'ufficio. Scendo. Esco dalla porta principale, imbocco il vialetto del giardino con l'aria piu' tranquilla del mondo. Mentre esco dal cancello vedo i volti dei due uomini-del-governo. Mi guardano interrogativi. Sembrano spaventati. Uno fa per pararmisi contro. Devono avere direttive precise per questa eventualita': il Controllato Interrompe la Routine e e ne va in giro Come Dotato di Volonta' Propria. L'uomo si avvicina. Alto, muscoloso sotto il completo nero. Cravatta Comprime Collo Taurino. E' a un paio di metri. Inizia una frase che ha tutta l'aria di finire con un punto interrogativo. Dieci e trenta del mattino, otto ottobre 1944. Gli alberi di quella zona residenziale evocano con i loro colori la magnificenza malinconica dei boschi autunnali. Il mondo gira nella regione del cosmo prossima a una delle estremita' della spirale galattica. Siamo un mondo periferico, uomo. Nulla esiste d'importante. Lo sbirro articola suoni che mi rifiuto di decodificare. Un calcio in pieno volto blocca il tentativo dialettico. La suola della mia formale brogue nera connette duramente sulla bocca del mio avversario, e la scarpa e' sospinta dai muscoli della gamba, della gamba d'appoggio, dai glutei e dai muscoli della schiena. L'uomo crolla a terra, sputando denti. Il mio timing non e' stato correttissimo. Un calcio laterale cosi' potente, se portato al momento giusto, avrebbe dovuto disarticolare qualche vertebra cervicale. A dispetto del collo massiccio del nemico. Pazienza. Altro a cui pensare: il compagno dello sputadenti estrae la pistola e mi si avventa contro. Non spara subito, non sparera' mai. Le sue consegne non lo prevedono. Il suo amico rotola & rantola. Prima di intercettare l'avanzata del nuovo venuto, assesto un calcio nella tempia alla figura che striscia ai miei piedi. Un tonfo sordo. E un finger jab destro all'occhio sinistro del nuovo ospite. L'accoglienza taglia a meta' una goffa azione. Caricare un largo colpo con il braccio destro: la soluzione del picchiatore brutale. Chissa' quante volte avra' portato il colpo su un prigioniero inerme! Il dito medio entra nell'orbita con violenza, precisione. L'avanzata di Sbirro-in-Nero Due e' finita. Lo afferro per i capelli e scarico una serie di ginocchiate sul volto. Sangue macchia il mio burocratico completo grigio. Raccolgo le armi dei due uomini-del-governo. Due revolver. Dodici colpi complessivi. Con cinque lunghi passi sono dentro l'auto. De Soto del 1941 color giallino. Una macchina proletaria. Lenta, maledizione. Come se fosse possibile per gli uomini dell'OSS passare inosservati!

Kurtz si leva in piedi, sveglio di colpo, dopo cinque-sei ore di sonno senza sogni. Esce dalla nicchia lignea in cui e' incastonato il letto. Allunga un braccio, la mano destra serra la pelle di serpente appesa alla parete di tronchi. Il sole e' gia' alto. Kurtz ripiega la pelle, sottile come un foglio, e vede squame sfaldarsi e galleggiare in aria fino a perdersi nel suolo polveroso della baracca.
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