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di biologico. E' come se un blocco si ergesse davanti alla mia capacita' di decodificare notizie e avvenimenti per delineare un quadro complessivo. 
L'unica certezza e' che colombi migratori e Inviato vivono in quest'attimo. E che nessuno di noi appartiene a questo tempo. 

Kurtz lascio' che lo sguardo vagasse sulla superficie squamosa del trofeo. Il letto su cui giaceva era disposto in modo che la parete di tronchi si trovasse a meno di due metri dal volto. Per la verita', il letto era corto. 
I piedi poggiavano contro i tronchi, ma il giaciglio era ricavato in una specie di nicchia che lo rendeva in qualche modo rassicurante e confortevole. Solo la presenza della pelle impediva alla spia di chiudere gli occhi, di ritrarsi nel mondo oscuro dei sogni. La pelle di un serpente reale. Di un giovane di serpente reale. 
In eta' adulta (Kurtz lo sapeva bene) quel serpente poteva essere lungo anche tre metri, e assumeva una livrea completamente nera, di un nero cosi' intenso e profondo che non pareva appartenere a questa terra. Ma prima della maturita' il disegno delle squame riproduceva i colori squillanti del serpente corallo, il sauro piu' velenoso del Nord America. 
Il morso era letale (Kurtz sapeva bene anche questo), ma mordeva di rado, solo per difendersi. Animale timido, preferiva la fuga al rischio di essere calpestato. 
Il serpente reale, invece, era piu' mordace, pero' mai letale. I giovani erano quasi innocui. L'imitazione della livrea dei corallo poteva ingannare eventuali estranei circa la potenzialita' letale del possessore di quei colori. Ma nessun animale, o nessun uomo, poteva sopravvivere al morso di un corallo, per ricordare quell'esperienza. 
Sembrava un inganno privo di scopo. 
In quella zona corallo e serpenti reali erano piuttosto rari. 
Era dal veleno dei crotali che gli uomini dei monti dovevano guardarsi. 
La pelle del trofeo aveva mantenuto appena l'ombra degli squillanti rossi, blu cobalto e gialli che il giovane serpente aveva sfoggiato in vita. Kurtz conto' una ad una le sezioni colorate, orizzontali, di diversa ampiezza. Blu, rosso, giallo. Un messaggio di morte, minacciata o inflitta.
Ricordo' la fine di uno degli operai del ponte. Una morte pietosa. Un serpente corallo, privo di ogni via di fuga, aveva affondato i denti nella guancia del poveraccio. Era morto subito, come fulminato. Kurtz aveva veduto l'ombra dei colori mortali schizzare via, tra l'erba rada e giallastra.


40

Il 5 ottobre del 1944 i giornali riportarono con dovizia di particolari una strana, sconcertante notizia. All'interno della foresta che circonda il lago Ockeechokee, in Florida, era stata ritrovata una piccola comunita' di indigeni di lingua muskogee che sembrava non avesse mai avuto contatti con la moderna civilta' dei bianchi. Dicevano di chiamarsi Chakchiuma. Una tribu' che si credeva scomparsa dai primi decenni del XIX secolo. Avevano ascoltato con curiosita' le storie riguardanti il mondo circostante. Avevano deciso di ubbedire anche loro al Presidente Roosevelt, visto che lo facevano tutti. Sembravano contenti di appartenere alla nazione piu' potente del mondo. Avevano accettato di mandare i figli a scuola. Gli attrezzi non di origine indigena in loro possesso erano di fattura spagnola, francese  e americana. Perfettamente funzionanti. Asce, vasellame e moschetti sembravano risalire agli ultimi decenni del XVIII secolo.

Impossibile che la memoria indotta non contenga una notizia simile. Torno precipitosamente a casa dall'ufficio. 
Gli uomini del governo mi hanno seguito, ed eccone altri attorno alla casa. Come sempre. Precisa consegna: non alterare per nessun motivo la routine. Staranno gia' avvertendo i superiori.
Poco male.
Qualsiasi cosa io decida di fare, l'OSS non puo' fermarmi. Ora ho altri problemi. 
Una specie estinta che riappare. Una popolazione creduta scomparsa che possiede utensili del XVIII secolo perfettamente funzionanti. Il mio arrivo ha in qualche modo leso il tessuto di questo continuum? Nessuna teoria
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