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n. O1." 
La mappa del territorio americano del 1944 e' disseminata di punti- sono almeno cinquecento- in cui seppellire la scatola di metallo che contiene i fogli del mio rapporto. La citta' in cui devo condurre la mia invisibile esistenza e' situata presso la riserva degli indiani Mandan, in Wisconsin. Sono a pochi chilometri dal confine canadese. Questo, detto per inciso, mi sembra incongruente. Potrei scappare. Ma forse l'OSS e' ugualmente potente al di la' del confine, nel territorio del paese alleato. Non e' stato difficile calcolare latitudine e longitudine esatta del Luogo di Interramento. Non e' stato cosi' facile eludere la sorveglianza degli uomini del governo. Ma nemmeno impossibile. La luce della mia stanza e' accesa. C'e' una specie di manichino fatto di cuscini e coperte che legge, alla scrivania, in una posizione ben visibile dalla strada. Sono sceso dalla finestra, come facevano gli adolescenti nei vecchi film per sottrarsi alla punizione inflitta dai padri. Ora sono in questo campo, alla periferia nord della citta'. E' sera. Le nubi in cielo arrivano dal confine, si dirigono verso i laghi, a Oriente. Il punto esatto e' qui. E' un terreno agricolo. Occorrera' scavare per ore, perche' la scatola stia al sicuro. 

La lentezza del lungo serpente di ferro permetteva di scegliere quale vagone sarebbe stato Veicolo e Rifugio per le prossime centinaia di miglia. Un convoglio civile, treno merci. Container di legno, lunghi tronchi, pezzi di tubo metallico, carri bestiame... ecco. Quel vagone, come testimoniava la scritta sul fianco (la riproduzione di una scatola di Corn Flakes) doveva contenere derrate in scatola o granaglie. 
Il convoglio supero' una curva, e Kurtz lo segui' con lo sguardo, girando il capo da sinistra a destra. La motrice arrancava procedendo nella sua direzione, ora, ma divergeva di una ventina di gradi. 
Kurtz attese che il vagone prescelto gli passasse davanti. 
Schizzo' da dietro la roccia e sali' sul convoglio. Ascese la scaletta di servizio fino a trovarsi in equilibrio sul tetto del vagone. Sorrise. 
Niente gallerie in vista. 
Non avrebbe fatto la fine di qualche eroe dei cartoni animati. 
La scarsa velocita' consentiva un discreto equilibrio. Il tetto si apriva in una specie di lucernario. Un uomo della stazza di Kurtz avrebbe avuto qualche difficolta' a passare, ma si trattava dell'unico accesso possibile. 
La spia sbircio' dall'alto all'interno del vagone. 
Granaglie. 
Pura fortuna. 

34

Il lungo crepuscolo sfuma in una notte umida, diaccia. Ripercorro la strada pensando alla grossolanita' della trovata che ho escogitato per compiere l'Operazione di Interramento. I passi risuonano ritmici sull'asfalto. Pare che in questo mondo le trovate piu' azzardate siano destinate a trionfare. E' un mondo di giocatori. Occore avere l'espressione giusta dipinta sul volto, un ghigno freddo, & flusso-di-coscienza lineare.
Come un Jab. Meglio, come un diretto destro. 
Il successo ti arridera'.
Eccomi in cortile. Salgo lungo la grondaia. Rientro dalla finestra del bagno. Scivolo nella stanza tenuta sotto osservazione strisciando carponi. Mi dirigo alla sedia dove il fantoccio continua a simulare un' assorta lettura. Il fantoccio cade. 
Un idiota intellettuale si e' assopito. 
Teste d'uovo del cazzo! Mi levo in piedi, aprendo le braccia. All'uomo dell'OSS, sbirro in nero la' sotto, parra' quasi di vedermi sbadigliare. Mi infilo nel letto. 
La consistenza fisica di questo mondo, la linea degli oggetti, i legni levigati, l'alluminio, l'acciaio. Tutto allude al predominio. E alla liberta' di dominare. Non esistono letti come questo, nel mio mondo.

Ogni mattina la sveglia- un pezzo di metallo ticchettante su un mobile di legno massiccio che si chiama comodino- trilla e mi riporta al 1944. La natura dei miei sogni non e' mutata. Mi aggiro per le strade sotterranee del mio mondo, compio gesti e atti pregni di significati che mi sfuggono, vedo volti, parlo con mia madre- ma alle volte sogno di una strana citta', ne ho 
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