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l'una nell'altra, come se lo sforzo di fare uscire le parole che si apprestava a pronunciare fosse doloroso, insopportabile. 
"La nostra scelta di tenere Mr. R. all'oscuro deve essere considerata definitiva. La nostra responsabilita' e' accresciuta in maniera esponenziale. E questa e' una diretta conseguenza delle nostre scelte". 
Clifton. F. Carter sorrise. 
"Hai il mio appoggio e lo hai avuto fin dall'inizio della faccenda, James. Ma la scelta originaria e' la tua. Se fosse stato per me, il nostro uomo se ne starebbe ancora al sicuro tra quattro mura, o ancora meglio, sottoterra, non prima di averci rivelato chi o che cosa e' veramente. E per conto di chi lavora". 
Forrestal rivolse al complice uno sguardo tagliente. 
"Lavora per noi, colonnello Carter. Noi siamo gli Stati Uniti D'America. Ricordi?" 
Carter si agito' sulla poltrona sulla quale era sprofondato poco dopo il suo ingresso. 
"E va bene, ammettiamo che sia cosi'. Ma non crederai veramente alla versione che ci ha dato?"
"Spiegami come puo' conoscere in anticipo l'esito delle operazioni di guerra che stiamo conducendo. Fino al numero dei morti e dei dispersi."
"Potrebbe essere un veggente. Qualcosa del genere. O avere molta fortuna". 
"Gia', molta fortuna. Effettivamente e' ancora vivo, a differenza di tutti quelli che hanno avuto a che fare con lui. A proposito, il lavoro e' stato eseguito in maniera pulita?"
Clifton F. Carter si apri' in un sorriso quasi infantile. 
"Certo. Non e' cosi' improbabile che un certo numero di agenti dell'OSS sparisca senza lasciare tracce. E comunque, siamo noi a stabilire quel che e' probabile e quel che non lo e'".
"Gia' che ci siamo. Oltre a conoscere nel dettaglio gli eventi dei prossimi cento anni, so anche una cosa di immediata rilevanza". 
Forrestal piego' gli angoli della bocca nella parodia di un sorriso. Le parole parvero uscire dalla bocca sospinte da qualcosa che (a dispetto dell'ascetismo dell'uomo) si sarebbe detta volutta', pieno piacere.
Roosevelt sta per schiattare. 

La parte centrale della notte, ove il Tempo pare sostare per assumere una qualita' opposta alla ore della veglia, era  trascorsa. 
A Kurtz parve di ricordare che qualcosa di importante si fosse consumato. 
Solo una sensazione, decise. Lascito di un sogno particolarmente vivido. Che non ricordava affatto.
Ora la cosa piu' importante era muoversi. 
L'oscurita' celava il preannuncio di un germe radioso. Tra unora l'alba avrebbe raggiunto le montagne.
Kurtz cerco' di non pensare alla fame. 
Attese che l'oscurita' si allentasse in un crepuscolo bluastro, poi si risolse a partire. 
Oltre la cengia, distante cinquecento yarde, una discesa pietrosa scivolava vicino ai  binari. 
Occhi aperti, ora: il sentiero era aspro e non ci si poteva permettere di perdere lequilibrio o danneggiare una gamba, compromettere in alcun modo l'efficienza fisica.
Gli automatismi della Spia dovevano risolversi in  tranquilla determinazione.
Preoccuparsi troppo era antieconomico.
Avrebbe avuto tutto il tempo per pensare, poi. 
Nel punto da raggiungere i lunghi convogli dei treni merce procedevano lentissimi. Pendenza spettacolare: raggiunto l'altipiano, il treno si sarebbe lanciato fischiando verso l'Arizona e il Nuovo Messico. 
Kurtz vide distintamente se stesso scivolare lungo la pietraia, avvolto dalla polvere e da un rumore che la solitudine dei luoghi rendeva simile a un frastuono. Sorrise.
Era una scena del futuro prossimo.


33

"...Ho deciso che seguiro' le direttive per un lasso di tempo non superiore ai tre mesi. Se in capo a questi tre mesi non verro' messo in contatto con i vertici scientifici che presiedono al progetto Manatthan o con i vertici militari e politici che hanno concepito Pincher e Totality, dovro' darmi alla macchia e tentare un altro procedimento d'infiltrazione. E' vitale che gli Stati Uniti d' America accedano al potenziale tecnologico necessario per la distruzione del Bolscevismo entro i prossimi tre-quattro anni. Chiudo con questo il rapporto
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