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se stesso, inutilmente. 
Poi il Doppio, fuoriuscito dal corpo inerte, venne rapito dal gioco degli esseri a cui si era destato. Senti' la presenza degli insetti, dei cacciatori notturni, l'ampiezza e la profondita' della vita degli esseri che chiamiamo vegetali, le convulsioni indotte in un topo dal morso di un crotalo, i suoni e i respiri di ciascun essere. 
D'improvviso Kurtz capi' di poter volare, o meglio,  scivolare planando a un paio di metri dal suolo. 
La cosa non procurava fatica. Ma i movimenti nello spazio erano limitati. 
Come una catena piombata, il corpo gravava sul terreno e sulla pietra rosea. Kurtz si accorse di poter orbitare nei paraggi, mai piu' distante di una decina di passi dalla propria figura addormentata.
La caccia del frinosoma continuava. 
La reazione furente delle formiche, coraggiosa e patetica. Il rettile mostrava una metodica tranquillita'. Benevolenza. 
Non era come vedere una tigre sbranare un piccolo di cinghiale o di cervo. 
Niente sangue, niente grida prossime al pianto dell'uomo. 
Nessun rumore, anzi.
Eppure esseri senzienti venivano inghiottiti nell'abisso del nulla.

Il frinosoma continuava la sua operazione. Sembrava un colletto bianco alle prese con una pila di scartoffie. Ma la buona volonta' non mancava. Subiva gli assalti impotenti del suo pasto mobile con la tranquilla rassegnazione di chi, senza altre aspirazioni, sa di dovere passare lunghe ore in ufficio.
Kurtz si accorse che un essere simile a un cane, a una volpe o a un piccolo lupo si stava avvicinando. La catena delle nascite e delle morti aveva acquisito un attore superiore. 
Il frinosoma sgambetto' via.
Le orecchie ritte, il corpo percorso di una frenesia attenta, il Nuovo Cacciatore provo' a frapporsi tra la lucertola e la tana. Una zampata giro' sulla schiena la preda. Con gli automatismi dell'istinto che gli osservatori umani credono mossi da disperazione, il rettile riusci' a tornare sulle tozze zampe, a proseguire la fuga. 
Il coyote avvicino' il muso alla preda. 
In quell' istante uno schizzo di sangue maleodorante fuoriusci' da una sacca posta al di sotto dell'occhio del sauro.
Bagno' il muso del cacciatore.
Kurtz si desto'.  
Sconcertato, il coyote aveva perso il momento giusto. La lucertola era gia' dentro il suo buco, tra una pietra e il suolo. Gli occhi di Kurtz rimbalzarono inerti contro un muro di notte.


31

"Il tuo nuovo nome e' Abraham L. Duval. In questo fascicolo troverai la storia della tua vita. Il tuo ruolo sociale e i tuoi compiti sono talmente insignificanti da rasentare l'invisibilita'. Sarai direttore di un ufficio postale che puo' benissimo funzionare senza il tuo apporto. Rispetta le formalita', vai al lavoro in orario, dai un impressione di assiduita' e credibilita'. Evita di approfondire le relazioni sociali che intratterrai. Starsene la' fuori e' piu' sicuro".
"E' proprio questo il punto che non comprendo, signore." Al suono delle mie parole J.F. si produce in una espressione accondiscendente. 
"Certo, Agente in missione speciale n.01. Abbiamo fondate ragioni di credere che qualcuno sospetti di una tua presenza qui, o in un'altra area militare del Sud Ovest". J.F. si arresta in una pausa perfetta. Gli echi e i sottintesi aleggiano nell'aria, rimbalzano da un muro di calce all'altro. "I nazisti potrebbero avere spie ovunque. Anche qui. La donna che ti ha riconosciuto come Kurtz e' stata uccisa. Probabilmente proprio dal nostro uomo. Ma questi sono piccoli problemi, non credi? Abbiamo una guerra da vincere."

32

E cosi' l'uomo del futuro era sistemato. 
La' fuori, costretto a un lavoro e a un'identita' insignificante. 
Controllato senza tregua dagli uomini migliori dei servizi. I quali erano all'oscuro. Qualcuno passato dalla parte giusta, ufficialmente. Uno come tanti.
C'era ancora qualcosa da sistemare, pero'. Clifton. F. Carter entro' nello studio del Ministero della Marina senza farsi annunciare, come sua abitudine. La confidenza con l'uomo era assoluta. 
Forrestal torse le mani
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