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di numero, di sopravvivere adattandosi man mano ai mutamenti dell'ambiente. 
Nell'America Settentrionale l'impatto umano e' stato veloce e brutale. 
La colonizzazione dell'uomo bianco ha camminato a colpi di fucile e di scure. In pochissimo tempo scomparvero i boschi che coprivano la parte orientale del continente. Poi la marea umana ando' dilagando verso le coste del Pacifico. (La regione che il nostro K. cerca al momento di lasciare alle spalle) 
Immense praterie vennero arate, e furono massacrati sessanta milioni di bisonti. Le terre desertiche sudoccidentali, per la loro scarsa produttivita', sono le sole a conservare un aspetto simile a quello originario. (E' proprio li' che K. si dirige)
Il processo di distruzione, che in Europa si protrasse per migliaia di anni, in America richiese meno di due secoli. Un gran numero di specie non ebbe il tempo di adattarsi alla nuova situazione. 
Altre specie che sarebbero forse riuscite ad adattarsi scomparvero per l'azione diretta dell'uomo. E' questo il caso del colombo migratore (Ectopistes migratorius).
I colombi migratori, simili ai colombi selvatici ma piu' grandi, con la coda piu' lunga, formavano un tempo stormi immensi, nuovole alate di milioni d'esemplari. 
Nel 1810 il naturalista Alexander Wilson osservo' uno stormo costituito da piu' di due miliardi d'esemplari, che si spostava alla velocita' di novanta chilometri l'ora, talmente fitto che la sua densita' poteva calcolarsi in quattro animali per metro cubo.
Nessun alveare umano avrebbe potuto reggere il confronto. Comunita' complesse d'esseri senzienti, un numero incalcolabile di processi mentali. Eserciti alati.
(K. pensa ai carri armati, agli aerei con la svastica. Odino che cavalca il destriero Sleipnir).
Migravano in stormi larghi fino a due chilometri, talmente lunghi che impiegavano diverse ore per sorvolare un determinato punto geografico. In inverno tornavano a dormire in un rifugio notturno fisso, dove da tempo immemorabile le tribu' indiane, ghiotte delle carni dei piccioni, andavano ad attendere. Questa predazione non aveva alcuna conseguenza sulle popolazioni volanti.

Uno stormo di colombi migratori passa sopra la Plymouth verde che corre verso est. Non sono piu' di una cinquantina di esemplari. E' il 1944.

Con l'arrivo dell'uomo bianco tutto cambio'. Il famoso ornitologo Audubon descrive l'attesa presso un rifugio notturno. All'arrivo degli uccelli, il baccano degli svolazzamenti, degli spari, il crepitare degli alberi incendiati (si bruciavano gli alberi dove gli uccelli si posavano per dormire) le grida della gente creavano un inferno, una cacofonia che rendeva difficile distinguere le varie sorgenti di rumore ( forse anche le sirene degli sbirri dal 1944. Le grida delle donne violentate sui fronti di guerra. Lo sferragliare delle macchine a vapore. I canti patriottici). All'alba migliaia di colombi giacevano al suolo e, riferisce Audubon, "ciascuno prese quelli che volle, e poi si lasciarono liberi i porci perche' eliminassero il resto."

Connessione di punti del continuum. Nulla di arbitrario. Come e' possibile definire arbitraria la volonta' giocosa di un dio? Colombi migratori nel cielo della California, proprio in quel preciso momento, sotto quella precisa configurazione astrale. Marte in Pesci, stronzate del genere..
Combustibile fossile bruciato dalla Plymouth in fuga. A K. torna in mente il motivo di una canzone che ha ascolato in un bar del Wisconsin, mesi prima.
Blue Harlem.
Strani Uccelli. 

Nelle immense colonie d'allevamento (coprivano aree di molti chilometri quadrati) i nidi, anche duecento per albero, erano tanto fitti da spezzare i rami per il peso. Qui il massacro era ancora piu' vasto che presso i rifugi notturni. Tutta la gente lasciava il lavoro per darsi alla caccia. I colombi erano gia' grassi all'eta' di quindici giorni, e si mangiavano freschi, disseccati e in aceto. Oppure si trasformavano in lardo e si salavano in previsione dei tempi di magra. Dalle zone di nidificazione della
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