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vetri della finestra e il vetro dello specchio sono stazioni di un monotono andirivieni.
Fuori,  gli uomini del governo, appostati a controllare la casa.
Dentro, una donna controlla la tensione e la pulizia della propria pelle. Compie qualche passo e guarda fuori, oltre i vetri.
Fuori, da qualche parte nel Grande paese, c'e' la Spia.
 Il Traditore.
Gli appostamenti sono sempre dilettanteschi, se si ha a che fare con un uomo scaltro e freddo. 
La donna sorride. Se si aspettano di cogliere Kurtz come un fiore di campo, chinandosi a raccoglierlo, sbagliano di grosso.
Piu' facile braccarlo, inseguirlo, fargli cambiare il nascondiglio, farlo muovere senza sosta fino a sfinirlo. Avrebbero forse fallito ugualmente.
Inutile attenderlo li'.

La casa della donna era sorvegliata. L'inadeguatezza di quegli uomini, o meglio, quella dei loro mandanti rasentava il patetico. Inteneriva quasi. Kurtz spesso si infilava nella pelle delle vittime, degli avversari. Un utile esercizio spirituale.
Approcciarsi al camioncino del latte (!) con lespressione aperta e simpatica di chi vuole chiedere qualcosa, fatuo o importante che sia. Uno dei due uomini all'interno, la tuta della centrale del latte (!) addosso, sporge la testa dal finestrino non appena il Franco Nuovo Venuto dice "mi scusi" con l'aria piu' innocente del mondo. Le due del pomeriggio.
L'ora in cui chi dorme dopo pranzo e' soggetto a incubi. Mentre infila lo stiletto nella gola dell'uomo, Kurtz pensa che quegli uomini, i poveri avversari di quest'oggi, passeranno da una sorta di sonno vigile, che comporta agire obbedendo a ordini, nutrirsi, defecare eccetera, a un sonno piu' lungo, forse piu' degno. L'uomo dalla parte del volante sbianca, estrae una pistola. Tardi. Il filosofico stiletto lo raggiunge all'occhio destro. Il bulbo oculare esplode, macchiando di spruzzi cremisi le tute degli uomini. 
La pistola dell'uomo cade all'interno del veicolo. Un rumore sordo. 
Non si mandano dei ragazzini a fare un lavoro da uomini.
Per farsi le ossa, cazzo.
Kurtz scuote il capo.
Un altro incubo meridiano sta per compiersi.
Sporgendosi dal finestrino mentre senza un gemito l'uomo in tuta bianca cerca di arrestare l'emorragia, Kurtz pratica un foro dall'alto in basso nella parte superiore del tronco.
La lama raggiunge il cuore.
Freddo metallo, stereotipo di Freddo Metallo Omicida che consuma le carni. Atomi di metallo ad aprirsi una via.
Paccottiglia pulp.
Dramma.
Nessun miracolo.
Nessuna sorpresa.

26

Ho sognato un uomo in grigio, elegante, che ferma per strada una coppia di imbianchini e per nessun motivo taglia la gola a uno, sfregia il volto all'altro.
Ho sognato una spiaggia tropicale e una citta' calda e lenta, pervasa di un' attivita' ritmica, una peristalsi, un ritmo di respiro regolare, oscura ciclicita' biologica, terribile, e musica. Un'autista che ferma di colpo un auto d'altri tempi.

Tutto questo nell'intervallo di tempo che intercorre tra una sosta allo specchio e una sosta alla finestra, per controllare i controllori. Apotropaico. Non pare funzionare. 
La donna bionda, Linda Evans, ex-agente nazista passata ai buoni vede Kurtz -bel vestito grigio- allontanarsi dal camion del latte per avvicinarsi alla casa. C'e' una figura riversa all'interno. L'altro uomo non si vede piu'.
Kurtz entra nel giardino e copre i pochi passi che separano il cancello di ingresso, aperto, dalla porta. Linda Evans trema. Le gambe non reggono.

Ho sognato lo stesso uomo entrare a forza nella casa di una signora di mezza eta', Ancora Piacente. Andava alla porta in vestaglia, l'uomo entrava e incominciava a picchiarla, urlando e imprecando. Piangendo la donna cercava di coprirsi. Di spiegarsi. L'uomo infieriva con sordida, metodica violenza. Aveva smesso di urlare e di imprecare. Sembrava eseguisse un compito, un lavoro che richiedesse abilita' e decisione. Uno, due... fatto.
Nessun errore, nessuna sorpresa.

Incongruita': Kurtz suona alla porta. Pochi secondi perche' la donna bionda riprenda il
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