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lo dico, non ci credi. 
Pausa. L'infermiere sbircia il parabrezza. Anch'io vorrei voltarmi, ma non posso. Fisso il lunotto posteriore. Due occhi grandi guardano dentro. Testa piccola e spelacchiata, collo sottile, becco allungato.
Tiro la mano dell'infermiere e gli indico dove guardare.
L'autista mette in moto. 
Lo struzzo scompare d'un balzo.

Sera. Di nuovo tramonto. 
Josh Rouse accarezza le orecchie.
Ho usato gli ultimi fiammiferi per accendere un fuoco e scaldare le ossa, mentre una nebbia gelida inondava la valle. Il lupo si e' accoccolato e dorme, a debita distanza.
Nel frugarmi le tasche, ho ritrovato una biglia da fionda, dispersa. L'ho gettata in mezzo alle fiamme, che a poco a poco diventano braci.
Possa la stella del mattino trovarle ancora accese, al limitare della notte.
Possa il sottoscritto ritrovare la biglia, quando tornera' quassu', rinfrescato dalle acque di quel torrente, pronto per nuove stagioni.
Il lupo si alza, quasi avesse capito.
Lancia uno sguardo intorno, scrolla via il sonno e imbocca il sentiero che scende verso valle.



Titoli di coda
(colonna sonora: Josh Rouse, Slaveship da 1972, Ryko 2003)

Questa sezione e' per quelli che hanno sentito parlare di questo romanzo come del primo esperimento solista di, e ci hanno creduto.
Ma e' anche per quelli che prima di disintossicarsi da una storia hanno bisogno della terapia a scalare. 
E' per quei pochi che non si accontentano dell'opera finita, ma vogliono conoscere i materiali, vedere gli attrezzi, visitare la bottega.
Infine, e' per quelli che al cinema non si muovono dalla poltrona finche' l'ultima scritta non e' uscita dallo schermo.
Si accendono le luci.
Gli altri possono uscire.

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L'Idea:

La scintilla iniziale di questo romanzo si e' accesa una sera di ottobre, alla festa dell'Unita', dopo diversi mesi passati a far ricerche su un finto capo indiano venuto in Italia ai tempi del fascismo, per poi scoprire che quella storia l'aveva gia' raccontata qualcun altro.
Rottissimo nei coglioni, scartabello volumi nella sezione usato della libreria, finche' non mi capita in mano:

G.Dalla Casa, Guida alla sopravvivenza. Imparare ad essere autosufficienti alle soglie del crollo della civilta' tecnologica, MEB 1983

Lo apro. L'introduzione comincia cosi':

"Non occorre una grande fantasia per rendersi conto che l'odierna civilta' industriale e' un fenomeno impossibile sulla terra".

E finisce consigliando di apprendere l'arte dell'autosufficienza e pensare fin da subito a un luogo appartato dove ricominciare.

"Forse pensate che troppa gente vi salira', e di tutti i tipi. Ma probabilmente non sara' cosi': chi e' ormai visceralmente attaccato al suo mondo di oggetti e di simboli non salira' dove l'accesso e' faticoso, quando le automobili non andranno piu', e le funivie saranno fili inutili, buoni solo a deturpare la montagna. Preferiranno lottare a morte nelle pianure, nel vano tentativo di restare aggrappati alle "comodita'", per contendere agli altri con la violenza quel poco che sara' rimasto"

Ho pagato il libro a peso, insieme a una bella edizione della Bhagavad-gita e a 'Potere e Sangue' di Stephen Fox. Il miglior affare della mia vita.

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Sopravvivenza e civilta' troglodita:

H.D.Thoreau, Walden or Life in the Woods, 1854 ( traduzione di A.Cogolo, Frassinelli 1998)
C.Lasch, L'io minimo: la mentalita' della sopravvivenza in un'epoca di mutamenti, Feltrinelli 1996

H.McManners, Manuale di sopravvivenza, De Agostini 1995
L.D.Olsen, Manuale di autosufficienza, Longanesi 1980

J.Urquhart, Alimentazione selvaggia, Bologna 1981
J.Seymour, Per una vita migliore, ovvero, il libro della autosufficienza, Mondadori 1988
"Communaute's, naturiens, vegetariens, vegetaliens et crudivegetaliens dans le mouvement anarchiste franais", 3 fascicoli, supplemento alla rivista "Invariance" n.9, IVa serie, gennaio 1994 (prestato da
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