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con te voglio essere sicuro.
Stese il braccio e fece fuoco con l'ultimo colpo. Il terzo.
Bene. Era giunto il momento di chiudere la partita. Toccava a lui.
Dieci passi indietro.
- Capo - urlo' - Io vado, capo. Conto fino a cinque.
Conto'. Ogni numero, un passo indietro.

Mancavano gli ultimi tornanti, poco meno di un chilometro. 
In basso, tra gli alberi, si intravedevano i ruderi della pieve nel chiarore lunare.
La jeep dell'Arma veniva giu' per la mulattiera barcollando come un ubriaco sulla strada di casa. 
Il faro sul tetto spingeva una lama di luce nel ventre della notte. Martelli ordino' di spegnerlo e prepararsi a scendere. 
Un colpo di pistola interruppe i preparativi.
Il maresciallo fece segno all'autista di spegnere il motore. Con un gesto della mano blocco' la valanga di commenti pronti a debordare. Un minuto, un altro sparo.
Si fece passare il binocolo all'infrarosso - residuato bellico acquistato su una bancarella di Castel Madero. Regolo' il fuoco e inquadro' la pieve.
Senti' l'esplosione, come una mina in una cava di sabbia.
Senti' il rumore dei mattoni che precipitavano uno sull'altro
Vide salire la nuvola di polvere oltre la punta dei cipressi.
Butto' il binocolo sul sedile posteriore, allungo' la mano sulla chiave e mise in moto.
- Vai, vai, vai!
Le ruote della jeep sgommarono, sulle pietre umide e lisce della mulattiera.

Pare che il soffitto debba cedere di schianto. Ma non cede.
Pare che le colonne stiano per sbriciolarsi. Ma tengono duro.
Pare che i muri debbano esplodere da un momento all'altro. Ma quel momento non arriva.
La cripta di San Cristoforo e' scavata nella roccia. A prova di bomba.
Meglio non fidarsi, comunque. Meglio uscire.
La nicchia della Madonna e' a dieci metri da terra. L'erba della radura sembra soffice. Non dovrei sfracellarmi.
Mi affaccio di sotto. Erba me ne ricordavo di piu', ma non importa.

Correre non e' facile, quando la testa gira, le orecchie rimbombano e il nervo sciatico tira le redini della schiena.
Ci manco' poco che il Marcio non rotolasse giu' dalle scale. Perse l'equilibrio sugli ultimi gradini, si aggrappo' alla ringhiera, scivolo' sull'erba bagnata e riprese a correre con l'andatura da storpio.
Un oggetto volante non identificato gli sfreccio' davanti alla faccia. L'oggetto atterro' frantumandosi pochi centimetri oltre i piedi. L'oggetto era un vaso da fiori.
Il Marcio alzo' gli occhi di scatto.
La Madonna di Lourdes, mani congiunte da tuffatrice della domenica, puntava dritta sulla sua testa.

Prima donne e bambini.
Poi il sottoscritto.
Atterro sul Marcio un attimo dopo Nostra Signora. Cerco di sporgere dal corpo tutte le parti dure che ho a disposizione. Gomiti, ginocchia, punte di scarpe.
Raccolgo frammenti di Madonna e li sfascio in testa al farabutto finche' non pare abbastanza tramortito.
Finche' non vedo comparire, tra i cipressi che costeggiano la mulattiera, un defender dei carabinieri con tanto di faro sul tetto.
"Arrivano i nostri", verrebbe da dire, ma non nutro simpatie per la cavalleria di Babilonia. 
Noi supereroi preferiamo sempre l'uscita sul retro, un costume da circo per cambiare identita', una cabina telefonica dove spogliarci.
Nel caso del sottoscritto, la traccia di sentiero che scivola tra le felci e raggiunge il poggio alberato alle spalle della pieve.
Abbastanza vicino per seguire gli eventi.
Abbastanza lontano perche' non ci arrivino i nostri.


48. L'alba in cima

E cosi' eccoti, seduto da ore, sotto lo sguardo compassionevole di un vecchio acero di montagna.
Lacrime riempiono gli occhi, si perdono nel folto della barba, colano a dissetare la terra.
Nella nuova civilta', anche il pianto ha la sua funzione. Niente pasticche, niente calmanti. La Costituzione Troglodita sancisce il diritto alla depressione.
Ambulanze e pompieri hanno parcheggiato sotto la roccia, a ridosso delle scale, nel punto dove il Marcio ha visto la Madonna. Due divise arancioni si sono prese cura di lui. Gli hanno bloccato la testa
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