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non ci siamo capiti. Oltre al vostro cagnino, ho qui con me un bel pezzo di ferro, sapete quei tondini che si usano nel cemento armato? Quelli. Pensavo di arroventarlo un po con laccendino, poi metterlo nel culo del vostro amico e vedere di nascosto leffetto che fa. 
Canticchio' le ultime parole con discreta intonazione, tiro' fuori un Bic e inizio' a scaldare sulla fiamma l'estremita' del ferro, mentre la hit di Jannacci continuava a pizzicare le corde vocali.
Vengo anchio, no tu no./ Vengo anchio, no tu no. 

Vengo anchio. No tu no/ Ma perche'? Perche' no.
- Passami la fionda.
- La fionda? Ascolta, Gaia
- Passami quella cazzo di fionda!
Il cavernicolo protese le braccia per invitare alla calma. Gaia allungo' la mano fulminea e agguanto' la fionda infilata in cintura. Con passo deciso si diresse verso la botola, sorda ad ogni richiamo. Sguardo fisso, ipnotizzato da visioni di tortura e vendetta. 
Si potrebbe andare tutti quanti al tuo funerale/ Vengo anch'io, no tu no.
Un attimo prima che imboccasse il corridoio, la voce del cavernicolo chiamo' ancora. Il tono era cambiato. Gaia si volto', occhi gonfi di lacrime rabbiose. Lui si frugo' in tasca e le lancio' qualcosa. Gaia l'afferro' al volo. Un sacchetto di plastica.
Un sacchetto pieno di biglie d'acciaio.
Per vedere se la gente piange davverooo
Gaia sciolse il nodo con dita nervose, passo' un paio di biglie nella mano che reggeva la fionda, infilo' l'involucro giu' per la maglia e sali' le scale.
Senza badare al rumore, sollevo' con la testa il coperchio della botola e lo appoggio' di lato. Spazio di manovra: venti centimetri. L'altezza dei piedi della credenza. Non era molto, ma doveva bastare.
E capire che per tutti e' una cosa normale
Luce di luna divideva la stanza a meta'. L'ombra del Marcio si stagliava  contro la finestra. La fiamma dell'accendino brillava ancora. Gaia sporse la fionda oltre il bordo della credenza, per tenerla sollevata il piu' possibile. Con l'altra mano mise la biglia in posizione, afferro' la fascia di cuoio, tiro' verso il basso, fin dentro l'imboccatura della botola, per dare all'elastico l'angolazione migliore.
Aggiusto' la mira un paio di volte, ma quando le braccia cominciarono a tremare, capi' che doveva sbrigarsi.
Tenere l'elastico in traiettoria. Mollare la presa. Colpire il bastardo in piena fronte.
E vedere di nascosto l'effetto che fa.

Nemmeno trenta secondi e il deficiente aveva sparato. Lo sparo aveva risvegliato eserciti di animali. Stormi gracchianti svolazzavano a mezz'aria. Bisce schifose sculettavano tra le foglie. Zampe minuscole saltellavano sui rami secchi. Un paio di grosse bestie avevano grufolato dalla parte opposta della canonica.  Casino d'inferno. Mahmeti non sarebbe stato contento.
S'era detto niente pallottole, niente tracce sospette, niente piombo nella ciccia di qualcuno. 
Inutile. Quello s'era messo addirittura a torturare il cane. Roba da matti. E magari il cane s'era rivoltato all'improvviso. Fatto sta che tutto taceva: ne' canzoncine ne' baubau. 
Veniva voglia di lasciarlo perdere, cazzi suoi, se la sbrigasse da solo. Veniva quasi voglia di accendere la dinamite, subito, a sorpresa, con lui dentro. Se c'era il cane, c'erano pure gli altri. 
Muoia Sansone con tutti i filistei.
Ma piu' di qualsiasi voglia, per Pinta contava il senso del dovere. Quando si prendeva un impegno, andava fino in fondo. Come con la maglietta. Lo rispettavano per quello. Dicevano che era il classico tizio che avrebbe fatto carriera anche in banca. Pinta scuoteva la testa. 
- Alla cravatta, ci sono allergico - diceva - E al passamontagna pure.
Si avvicino' alla porta sfondata e chiamo' l'altro un paio di volte.
Niente.
Scivolo' all'interno con la Tomcat spianata. La luna era uscita da dietro ai cipressi e rischiarava la stanza.
Il Marcio se ne stava per terra accanto al cane. Parevano due innamorati contro natura. Una pozza scura li stringeva in un abbraccio cruento. 
Pinta chiamo' ancora. Si avvicino'. Gli
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