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Martelli spalancando le braccia.
- Non lo so, maresciallo. Pare abbiano confessato di avere un appuntamento col tizio della caverna, e allora il signor Drago l'ha presa male e
- Va bene, Talarico. Di' a questo Drago che passiamo domani.
- Comandi, maresciallo. 
La porta si richiuse. Martelli butto' sul pavimento uno sguardo storto. Poi lo alzo' su Rinaldi, altrettanto obliquo.
- Ci pensero' - disse alla fine - Ma per stanotte, ve ne state qui. Ho un paio di cosette che devo chiarire.
Rinaldi allargo' le braccia, annui' comprensivo, sorrise. Martelli altrettanto. Casale non sorrise per niente.
- Le cosette dopo, eh maresciallo? Che se facciamo in fretta, prendiamo pure quegli altri.
- Quali? Il Molesto?- domando' Martelli con un certo sarcasmo.
- Macche'. Gli altri veri. Per quanto ne sappiamo, ci sono dentro anche un negro e un barbone. Stanno nella canonica di San Cristoforo. E forse pure la Beltrame.
Martelli si liscio' il pizzetto d'ordinanza con aria incredula. O forse furba.
- La Beltrame? Va bene, Casale. Noi tutori dell'ordine andiamo a dare un'occhiata. Con voialtri, ci si vede domattina. Buonanotte.


47. La notte di San Cristoforo

- Lo facciamo esplodere! - disse il Marcio senza darsi tempo di pensare.
Pinta lo squadro' con aria di rimprovero.
Mahmeti fece segno di tacere.
- Ho con me un paio di candelotti. Sono rimasti sulla Panda dall'ultima volta, quando ho fatto esplodere la grotta. Li piazziamo sotto il fuoristrada e pum!, lo si fa saltare in aria. Che ne dite?
L'albanese fece due passi, gli agguanto' l'orecchio e ci accosto' le labbra come a un microfono di carne.
- Zitto! - ringhio'.
Rimasero in silenzio per un minuto buono. Non altrettanto un paio di civette. Unico suono di spicco nel frusciare del bosco.
- Lontani, non sono. - sentenzio' Mahmeti - O sulla strada, per fare poco rumore, o nascosti qua intorno.
Con un cenno invito' Pinta a seguirlo.
Arrivato all'auto, apri' lo sportello del guidatore. Si piego' e ficco' dentro il busto, come a cercare qualcosa tra i sedili. Pinta fece lo stesso dal lato opposto. Appuntamento sotto l'Arbre Magique.
- Diamo un'occhiata in giro. - decise il gran capo - E poi?
- Niente occhiata, ci basta sentire il cane. E' del tipo che sbavano e fanno casino.
- Va bene. E poi?
- Non so. - rispose Pinta. Non succedeva spesso che il capo chiedesse un parere. - E se hanno chiamato i caramba?
La faccia sudata del Marcio spunto' dietro il gomito di Pinta. Sfilo' di tasca un cellulare marziano e lo sventolo' soddisfatto sotto i nasi altrui.
- Se non piglia questo, non piglia nessuno. Almeno fino in paese. 
- Okay, Marcio, ottima notizia. Piuttosto: sapete dove porta, la strada?
Pinta indico' una direzione tra i tronchi d'abete. - Dev'esserci una chiesa abbandonata. Poi penso finisce.
- Ascoltate - si eccito' il Marcio - Io un'idea ce l'avrei
- Anch'io: smetti di esistere. Subito. Prima che ti devo aiutare.
Il Marcio rimase a bocca aperta. Mastico' saliva. Scivolo' via lungo la schiena di Pinta e si allontano' zoppicando, gli occhi come due vongole appena sgusciate, la gamba quasi di legno. Appoggiato al fuoristrada, estrasse il kit del perfetto cocainomane e si preparo' la pista delle quattro di notte.
"Smetti di esistere". Le parole del capo gli addentavano il cervello come un esercito di leoni. Getto' uno sguardo alla Panda: la discussione procedeva. Mahmeti parlava. Pinta annuiva. Due profili sfocati oltre il parabrezza dell'auto.
Marcio strizzo' gli occhi. Provo' a leggere il labiale. Tiro' mezza riga, casomai servisse. Si concentro' sulle labbra dell'albanese. Per un attimo, ne distinse il movimento. Gli parve quasi di sentirne la voce.
"Basta, dobbiamo ammazzarlo".
Poi l'incantesimo svani'. I volti tornarono imperscrutabili. 
L'altra mezza riga non diede risultati.

Le rovine di San Cristoforo svettavano alte sopra i cipressi. L'oscurita' del bosco le rendeva lugubri. Il fiato corto e la paura le rendevano accoglienti. Giudizi superflui. Non stavano
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