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pistola a tre dita. Sul volto, una via di mezzo tra ruggito e risata. 
Dalla stazione uscirono in due. Attraversarono il giardinetto, fecero scattare il cancello, videro un uomo sbracciarsi da un'auto e si avvicinarono.
Dal posto di guida, Casale indico' col pollice il sedile posteriore.
- Eccoli li'. Gia' impacchettati.
Uno dei due carabinieri si sporse all'indietro e guardo' attraverso il finestrino del passeggero.
L'altro continuo' a fissare l'autista.
- Signor Casale - disse alla fine - lei sa di aver commesso un reato, vero?
Casale rise di gusto. Sbircio' l'espressione dell'altro. Passo' al sorriso ingenuo.
- Cioe'Come reato?
- Reato: la legge del nostro paese vieta di incaprettare un individuo, chiudergli la bocca col nastro isolante e trasportarlo contro la sua volonta'.
- Si', d'accordo. - ammise Casale - La legge. Forse pero' non ci siamo capiti: questi due, questi qui dietro, non sono due cosi', purchessia. Questi sono i famosi Tagliadita, chiaro?, e ce ne sono pure altri, se ci diamo una mossa.
Niente da fare. L'uomo in divisa non sentiva ragioni.
Rinaldi usci' sull'altro lato. La cosa sembrava andare per le lunghe. Il tono della discussione si accendeva.
- Allora va bene, facciamo cosi' - Casale incrocio' i polsi e li offri' al carabiniere - Liberiamo questi bastardi e in galera ci andiamo noi - Rivolse a Rinaldi le guance paonazze - E' cosi' che funziona, no? Giustizia!
Il compare si sforzo' di mantenere la calma. 
- Io la capisco, - disse rivolto al graduato - lei deve far rispettare la legge, senza eccezioniPero', vede, questo e' un caso molto, molto particolare. Sono sicuro che il maresciallo Martelli capirebbe. Se ci fate parlare con lui, sistemiamo tutto. Davvero.
Il maresciallo Martelli non era in servizio. Lo si poteva disturbare solo per emergenze.
Emergenza: concetto sfuggente. 
I due commilitoni confabularono qualche minuto. Ponderarono la situazione.
Alle tre e un quarto del mattino, il cellulare del maresciallo prese a squillare.
Quaranta minuti piu' tardi, Martelli era dietro la scrivania, di fronte a Casale e Rinaldi. Nell'altra stanza, i colleghi Talarico e Di Fusco si occupavano dei prigionieri.
- La cazzata l'avete fatta, poco ma sicuro - Martelli fece planare lo sguardo sull'uditorio. Il tono lasciava intravedere scappatoie. Persino Casale si rese conto che il momento richiedeva diplomazia. 
- D'accordo - disse - La cazzata. Siamo stati impulsivi. Ce li siamo visti di fronte, con 'ste maschere afro, l'accetta e compagnia bella, e abbiamo reagito. Magari abbiamo pure esagerato, guarda: pero' se non era per noi quante altre dita andavano a finire nel piattino? Invece cosi'
- Cosi' niente. Cosi' viene fuori che noialtri contiamo zero e chi gli va si puo' mettere al posto nostro e fare lo sceriffo. Altro che invece.
Le guance di Casale avvamparono di nuovo. Rinaldi riusci' ad anticiparlo.
- Se questo e' il problema, maresciallo, possiamo risolverla tra noi. Sa cos'e' successo stanotte? E' successo che mentre tenevamo d'occhio una certa zona, abbiamo visto in giro questi tizi sospetti. Subito ci siamo rivolti a chi di dovere, siete arrivati voi, c'e' stato un po' di colluttamento e i due sono stati catturati. Merito nostro, merito vostro e cazzi amari per i bastardi.
Palline d'acciaio cominciarono a ticchettare, penzolando sulla scrivania. 
Martelli aggrotto' le labbra e si lascio' andare sullo schienale,  mani dietro la testa.
La porta della stanza si apri' di colpo e Talarico infilo' dentro il busto.
- Ha appena telefonato il signor Drago, maresciallo. Quello del forno.
- Beh?
- Pare che ha trovato uno nel giardino sotto casa che
- Uno chi?
Talarico fece spallucce: - Dice che e' amico del figlio, si fa chiamare il Molesto. Sembra che il figlio doveva restare in casa per via di una punizione e questo Molesto e' andato a pigliarselo con una scala sotto la finestra, tutto vestito in modo strano, con una maschera da africano sopra la faccia.
- Ma che cazzo e', Halloween? - sbotto' 
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