<A HREF="guerra_agli_umani114"><</A>
frattempo il lupo considera l'offerta con attenzione. 
Poi qualcosa lo distrae. Alza il muso, le orecchie tese. 
Cani.
Abbaiare confuso subito fuori dal capannone. 
Il Marcio si precipita a controllare. Uno sparo. Due. Il Marcio rientra zoppicando di corsa, come un paperotto inseguito da Godzilla. Godzilla e' una muta di randagi. Altri spari. Urla. 
Sidney capisce subito. Ne approfitta. Con un montante preciso stende il tizio che gli sta di fianco, corre verso la porta del cubo, apre. Mi precipito fuori, inseguito dal lupo. 
Sidney fa segno di infilarsi nello spazio tra una gradinata e l'altra. Lo seguo. Si appende a uno dei sostegni e salta giu'  dal ponteggio che sostiene le tribune. Il sottoscritto sempre dietro. L'atterraggio sbilenco riattiva all'unisono tutti i colpi che ho preso. Fitte all'anca. Fitte al ginocchio. Fitte ovunque. 
In quello che sembra un muro compatto, le mani benedette di Sidney aprono un porticina. 
La porticina da' sull'esterno. Un incubo col tasto uscita.
Resta da scavalcare la rete, ma diciamo che il piu' sembra fatto. Alle spalle, impazza la cagnara. Di fronte, un braccio emerge dall'erba alta alla base della recinzione.
Gaia e' nascosta li' sotto, insieme al cane e alla scala. 
Che fosse una maga, me ne ero accorto dall'inizio.


45. Mondo Cane

Abbaiano. Mordono. Alla faccia del proverbio.
Cane morde cane. Cane morde uomo. Uomo urla, cane abbaia. Uomo spara, cane guaisce.
Jakup Mahmeti scende di corsa dal suo posto. Ultima gradinata della tribuna. Nessuno alle spalle. Un principio sempre valido.
Ha visto scappare i due morituri senza poter intervenire. Il vetro dell'arena li ha protetti. Inutile sparare. Meglio conservare proiettili per farsi largo tra i cani.
Due colpi in aria e uno a segno. Due colpi in aria e uno a segno. Il branco si apre come un Mar Rosso pulcioso. Pinta e Marcio imitano il capo. Ghegno e' per terra e ci rimarra' un pezzo. Mahmeti raggiunge il portellone. Apre. 
Di la' dalla rete, tre ombre si allontanano sulla strada. Sbattere di sportelli, accensione di motore, ruote che scheggiano la sterrata.  
Mahmeti si da' dell'imbecille. Ha finito i colpi.
I due scagnozzi lo raggiungono a ruota. Troppo tardi.
- Deficienti! - grida l'albanese. Poi punta la Mercedes. Gli altri dietro. Mahmeti li blocca indicando la Panda col braccio teso. - Voi quella.
Sale, apre il cruscotto, fruga. Scatola di salviette, atlante stradale, preservativi, mentine. La Tomcat 7.65 e' finita sul fondo. Leggera, supercompatta. Ottimo ferro di riserva. 
Il caricatore: pieno.
Mahmeti lo rinserra. Mette in moto. Taglia la strada alla Panda e infila il cancello per primo.

- Auguri, Marcio - Pinta schiaccio' l'acceleratore per star dietro al Mercedes - Stavolta il gran capo ti fa tagliare le palle.
Il cocainomane non gli diede retta. Recitava il suo mantra. Fissava un punto oltre il parabrezza. Oltre le stelle di quella notte calda. Oltre lo spazio.
- Io l'avevo detto che ci sputtanava. L'avevo detto subito.
Il cocainomane era a un passo dal Nirvana.

Centoventi all'ora, strada bianca. La Mercedes pattinava, peggio che sul ghiaccio.
Tempo tre minuti e raggiunse due luci rosse, in fondo a una nube di polvere. A giudicare dalla forma, i disperati avevano un fuoristrada. A giudicare dal rumore, il fuoristrada era sul punto di fondere.
Un'occhiata al retrovisore: nessuna traccia di fari. Mahmeti maledisse la fretta. Errore tattico: sul mezzo piu' veloce dovevano salire due uomini. Uno per guidare, uno per sparare.
Strinse il volante in una mano. Rallento'. Non tanto per le difficolta' di guida. Il problema era mirare.
Abbasso' il finestrino. Respiro' sabbia. 
Sparo' due volte, senza illudersi troppo. Sparo' in mezzo alle luci. 
Niente. 
Appoggio' la Tomcat tra le cosce. Schiaccio' l'acceleratore. Incollo' il muso della Mercedes al culo del fuoristrada. I passeggeri abbassarono la testa come sagome di tiro a segno. 
Mahmeti sporse di nuovo la mano. La mano stringeva di nuovo la pistola. Di 
<A HREF="guerra_agli_umani116">></A>