<A HREF="guerra_agli_umani113"><</A>
Butta le mani avanti e si aggrappa alla maglia dell'altro - L'ho sempre saputo che fai comunella col negro, e' per questo che
Pinta fa due passi avanti e gli pianta un destro sotto il diaframma, dal basso in alto, reggendolo per la spalla con l'altra mano. Roba da togliere il fiato a un orso.
Marcio si piega, sputazza, sembra voler vomitare lo stomaco.
- Cala le mani, Marcio. Mi va il sangue al cervello.
Per tutta risposta, il Marcio scarica la rabbia con un calcio sul ginocchio del sottoscritto
- Sei ridotto da schifo - dice quell'altro mentre apre la porta - Vado io, d'accordo. Sentiro' che ne pensa il gran capo della tua Antica Roma, contento?
L'esagitato alza lo sguardo, sorride, vorrebbe rispondere qualcosa ma il pugno di prima gli guasta la dizione. L'altro sparisce dietro la porta.
Sidney l'aveva detto di prendere il cane e filare. 
Lo zigomo comincia a gonfiarsi. Fitte di dolore si infiltrano nell'anca sempre piu' a fondo. Il ginocchio e' poca roba, ma la mitragliata di pugni deve avermi incrinato almeno una costola. Comunque niente, rispetto a un cane che ti sbrana vivo.
L'allucinato mi sta fissando con uno strano sguardo curioso. Neanche fossi atterrato da un'altra galassia.
- Senti un po', me la togli una curiosita'? - un tono cordiale, sospetto - Ma voi amici dei negri, voglio dire, com'e' che avete sta simpatia per i bingobongo? Cioe', voi li aiutate, gli date una mano, cercate di risolvere le loro sfighe. Perche'? Perche' loro si' e, che so, un negoziante nisba? Un negoziante che apre il suo negozio in un posto dove non si vende niente e dopo un po' si ritrova sul lastrico. Perche' tra la sfiga di essere africani e quella dei negozianti, voi negrofili  preferite la prima? Non l'ho mai capito. Me lo spieghi tu?
Resto un attimo ammutolito. 
La bocca della pistola minaccia di parlare prima del sottoscritto.
Devo trovare una risposta. Evitare di contraddirlo. Magari ha parenti bottegai.
- Beh, vedi, e'e' un fatto di numeri: i negri sono centinaia di milioni. I negozianti falliti, molti meno.
Il Marcio sorride: - E gli stronzi cavernicoli, un paio soltanto. Posso farvi fuori senza rimorsi o siete protetti dal Wwf?

A quanto pare, Mister Mahmeti ha detto si'. 
Sulle tribune attorno al cubo trasparente non e' rimasto nessuno. Si muore solo per le telecamere. 
Provo a fissarmi su qualche particolare. Occupare il cervello mentre mi avvicino all'arena. Come sulla Laga, per distrarsi dal freddo.
Tremo. La pelle tesa, trafitta da minuscoli aghi. 
Sembra incredibile poter morire cosi'.
La luce dei fari e' uno schiaffo sugli occhi. Ci siamo.
Prima di entrare, un ultimo sguardo cieco verso Sidney, costretto ad assistere dalla gradinata piu' bassa. 
Il lupo va e viene lungo il perimetro della gabbia di vetro, come una tigre allo zoo.
Non l'hanno nemmeno legato, per l'occasione. Combattimento senza regole. Niente protezioni. Niente scudo. 
Il Marcio apre la porta. Un spinta. Dentro.
Sidney l'aveva detto di prendere il cane e filare.
Sudore gelido dalla testa ai piedi. Il lupo scopre le zanne, ringhia. Io resto immobile. Fase di studio. Respiri il piu' possibile regolari. 
Dagli spalti vuoti sembrano piovere grida e incitamenti. Fischi a due dita. Consigli strategici da stadio. 
Da come mi osserva, il lupo deve aver capito che il sottoscritto e' la cena di stasera. L'unica occasione di sfamarsi dopo chissa' quanto tempo e per chissa' quanto ancora.
Sempre immobile, lo lascio avanzare.
Se e' solo questione di fame, ci si puo' mettere d'accordo. Inutile farsi male a vicenda. L'esperienza col facocero insegna.
Infilo la mano in tasca e lancio sul pavimento brandelli di fette biscottate, residui della cena da sentinella. Forse non e' il suo piatto preferito, ma almeno il gesto dovrebbe apprezzarlo. Se poi e' di quei lupi che vanno a caccia nei cassonetti, puo' aver mangiato di peggio, nella sua carriera.
Tanto a questo punto mi ammazzano lo stesso. Ma con un colpo in testa e' sempre meglio che sbranato.
Nel
<A HREF="guerra_agli_umani115">></A>