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sulla corda che lo trattiene. Rivolge al pubblico il suo saluto. Tribuna Uno. Tribuna Due. Alza la testa da questa parte.
Un attimo. Pochi fotogrammi. 
Sidney.
Il pubblico applaude, sventagliare di mani. Suona una specie di gong. La corda che trattiene il cane si molla di colpo. Il cane balza in avanti. Sidney alza lo scudo.
Ecco l'evento misterioso.
Uno dei figli migliori della civilta' troglodita si batte contro un nobile animale davanti alle schiere eccitate di Babilonia. 
Puro sport? Impossibile. 
Lavoro? Ignobile coercizione? Differenze sottili. 
Sidney colpisce alle costole con un calcio basso. Colpo difensivo, poi contrattacco. Schiacciandolo con lo scudo, si butta a peso morto sull'animale. Lo blocca a terra. Lo martella di pugni alla testa, accoppiati a ginocchiate  laterali sulla spina dorsale. Una, due, tre volte. Molto professionale. 
Il cane si divincola come un rettile. Scivola di lato, sguscia via da sotto lo scudo. Sidney non fa in tempo a reagire. Perde l'equilibrio, finisce per terra. Il cane si gira e gli si avventa contro. 
Sidney sul fianco, alza il ginocchio, provaaa 
aaaaaallungo le braccia, zero appigli, la scala cede, mi scortico i gomiti, sbatto il mento contro il muro, atterro male sull'anca. Capisco subito che faro' fatica a rialzarmi: niente di rotto, ma distorsioni ovunque.
E soprattutto, questa voce decisa che ordina di star fermo e una pistola puntata a ribadire il concetto.

Sono due. Sidney l'aveva detto di prendere il cane e filare.
Mi scortano fino a una roulotte. Mi spingono dentro, su un divanetto scolorito. L'anca pulsa come un cuore fuori posto.
Uno si appoggia al tavolo, l'altro passeggia nervoso.
- Sai chi e' questo? Eh? Lo sai chi e'? Lo sai?
Scatta da questa parte come in preda a un raptus. Mi afferra i capelli con la sinistra. Alzo la testa. La destra mi spara un ceffone a tutto braccio subito sotto la tempia. Cado sul lato opposto, cercando di ripararmi da una seconda scarica. Abortita.
- Questo e' il cazzo di cavernicolo, capito? L'amico di Nigeria e della barista. Quello che non era pericoloso. Quello che non ci sputtanava, no, quando mai?, inutile parlarne a Mahmeti, tempo sprecato, eh? Vero?
Sta parlando con l'altro, ma a quanto pare vuole una risposta dal sottoscritto. Mi si avventa contro e continua a ripetere come un ossesso:
- Vero? Eh? Vero pezzo di merda? Vero? - mentre una gragnola di pugni mi tempesta le costole piu' o meno con lo stesso ritmo. - Continui a pensare che il negro non gli ha raccontato tutto? Dici ancora che sono un paranoico, eh?, lo dici ancora?
- Calmati, Marcio - fa quell'altro.
- Si', va bene, okay - fissa il pavimento come per concentrarsi e riprendere il controllo. Annuisce. Si deterge il sudore col dorso della mano. Fa due passi indietro e si viene a sedere proprio sulla mia anca. Affonda il braccio come per estirpare un'erba cattiva e ancora una volta mi tira su per i capelli.
- Mi sono informato, sai? E gia'. Vedi questo stronzo? Dice il brigadiere che non e' nessuno, non ha nemmeno i documenti, se sparisce non ci fa problema. E' un barbone, capito?
Molla la presa sui capelli e si alza. Va a piazzarsi dritto davanti all'amico. 
- L'ho sempre detto che li dovevamo ammazzare. E stavolta lo facciamo. - Si gira verso di me, stira un sorriso, passa il pollice lungo la gola,  lascia ciondolare la testa. - Ho anche pensato come. Senti: finito l'incontro, di la', mandiamo via un po' di gente. Restano solo la crema e le telecamere. Poi portiamo dentro questi due e li facciamo sbranare, come nell'Antica Roma. Che ne dici, eh?
- Calmati, Marcio.
Il Marcio si mette sull'attenti. - Sono calmissimo. - Fa un respiro profondo, si concentra, riprende - Pero' a Mahmeti glielo dici tu, d'accordo? Lo sai che con me
- Scordatelo.
-  Come?
- Scordatelo, Marcio. Non siamo all'asilo.
Il Marcio la prende male. Una smorfia di rabbia. Un pugno contro il muro. Urla. - Sei un bastardo, Pinta. Io vi tiro fuori dalla merda e tu neanche un favore mi fai -
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