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campo libero. Uno dei cavalieri era piu' o meno fuori uso. Gli altri due avevano un colpo a testa, con quelle cazzo di lance. Doveva costringerli a tirare quando voleva lei, apparire vulnerabile, mentre era pronta a scartare di lato e finire la corsa  alla croce successiva.
Poteva farcela, ma aveva fatto male i conti. 
Il bracco salto' fuori da dietro una lapide. I denti strinsero la carne del polpaccio. Zanne d'Oro perse l'equilibrio. 
Rinaldi le atterro' sopra buttandosi dal cavallo.
Le punto' la lancia in mezzo agli occhi.
Le tolse di mano l'accetta.
Gliela pianto' nella coscia senza nemmeno guardare.

Lo spettro sbuco' dal bosco come palla d'acciaio da una bocca di cannone. Torrente nero di agilita' e potenza.
Pianto' gli zoccoli, si giro' di scatto, riprese la corsa.
Cinghiale Bianco sembrava pietrificato davanti all'apparizione di un demone silvestre.
Il Cavaliere Quasi Nero roteo' la lancia nella mano per impugnarla al contrario. Punta rivolta alle spalle, manico pronto a stordire.
Cinghiale Bianco provo' a correre
Il Cavaliere Quasi Nero gli ando' dietro al galoppo.
Cinghiale Bianco volto' la testa, vide alzarsi il braccio.
Senti' un colpo secco sopra l'orecchio.
Ando' giu'. 
Sacco di pelle senza corpo dentro. 


44. Negrofilia

Luci. Fari puntati nella polvere davanti all'ingresso del capannone. Voci.
Gaia non ne vuole sapere. Ha ritrovato il cane. Niente complicazioni.
Gaia raccoglie la scala e punta la rete. Puo' farcela da sola. Il sottoscritto ha deciso di restare.
Senza dubbio, si tratta dell'avvenimento che Sidney ci ha pregato di lasciar perdere.
Qualcosa di losco. Di illegale. Di proibito.
Ho gia' sviscerato prima le caratteristiche base del supereroe troglodita. Il sottoscritto non ha mai brillato per audacia. Nella civilta' che ha finto di coccolarlo per oltre vent'anni, il coraggio non ha senso alcuno. Il giudizio su un uomo dipende dalle sue abilita' di eterno neonato. La quantita' di latte che riesce a succhiare dalla Tetta Globale. Bene che vada, il coraggio non serve. Altrimenti e' pure d'ostacolo.
Chissa'. Forse l'aria dei boschi aiuta ad espellere certe tossine. Ci vuole fegato per farsi troglodita. Senza dover picchiare qualcuno, maneggiare un arma, gonfiare i muscoli, attaccare la vita ad un elastico, vincere gare di cazzo duro. A differenza della Tetta Globale, Madre Natura sa svezzare i suoi figli.
Sagome di abeti contro il cielo stellato. Il vento caldo della notte finisce per sciogliere l'incertezza. Le luci nel buio sono un irresistibile richiamo. Sciami di falene sembrano li' per dimostrarlo.
Fatto sta che corro verso la rete, aiuto Gaia a scavalcare, fuggo i suoi richiami razionali e mi precipito verso il capannone.
Appoggio la scala al muro esterno. Divoro gradini di legno. Mi affaccio al lucernario.
Uno spazio ampio, illuminato bene. Al centro, un grosso cubo di materiale trasparente. Intorno, piccole tribune gremite. Una cinquantina di spettatori per lato. Vociare diffuso, anche attraverso il vetro. Quasi tutti seduti. Pochi, appena arrivati, puntano veloci gli ultimi posti. 
I tre sulla soglia si sporgono all'esterno. Un'occhiata in giro, uno sguardo reciproco, rientrano. Fanno qualche passo indietro, confabulano con un quarto tizio. Uno di loro si avvicina al portellone scorrevole e lo spinge fino in fondo.
Le tribune cadono in penombra. Sul cubo centrale, incrocio di riflettori potenti. 
Un uomo con cane al guinzaglio compare sulla scena. Apre una porticina, entra nel cubo, lo attraversa. Difficile capire cosa sta facendo. Quando si allontana, il cane e' legato a una corda, tesa, che gli permette pochissimo movimento.
Poi entra un altro uomo. Senza cane. Un uomo di colore. Indossa un paio di scarpe e dei pantaloncini da basket. Per il resto e' nudo, ma ricoperto da pezzi di armatura: parastinchi, ginocchiere, protezioni per le spalle e gli avambracci. In mano regge uno scudo. Trasparente.
Entra nel cubo anche lui. Raggiunge il centro, mentre il cane tira disperato
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