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Coincidenza! Neanderthal si era trasferito in una chiesa in rovina, molto apprezzata per messe nere e altre schifezze.
Rinaldi sorrise, mentre slegava i cani sulla porta del rudere.
Con quel tris in mano ci si poteva divertire.

Fu questione di un attimo. I bracchi erano ben addestrati. Le prede non si aspettavano nulla. Semmai, loro stesse aspettavano prede.
Una corsa scomposta attraverso' il piano superiore. Le scale. La porta.
Due ombre con teste animali comparvero sullo spiazzo lastricato, chiuso all'intorno da una balaustra in pietra e da schiere di abeti. L'incombere della canizza spazzo' via ogni indecisione. D'istinto scelsero di dividersi. I cani no. I cani scelsero la preda. D'istinto, la meno veloce.
Zanne d'Oro costeggio' il muro. Scavalco' la balaustra in acrobazia, distaccando gli inseguitori quel tanto che bastava per individuare un rifugio. Getto' la maschera, si guardo' intorno, conto' fino a tre e riprese a correre.
Il cancello del cimitero di famiglia era arrugginito e mezzo scardinato. Inutile sforzarsi di aprirlo. A parte la sfilza di punte sulla cima, gran parte dei cancelli sembrano fatti apposta per essere scavalcati. Appigli, punti d'appoggio, sostegni.
Uno dei cani si rese conto subito che l'inseguimento era finito. Si blocco' di fronte alle sbarre e prese ad abbaiare a fermo, come quando la lepre infila un cespuglio troppo fitto e diventa impossibile andarle dietro. Gli altri due fecero alcuni tentativi per passare dall'altra parte, ma le decorazioni della cancellata non lasciavano spazio. Poco male: la preda era piu' o meno in trappola. Tanto valeva dedicarsi a quell'altra.

Sentendo allontanarsi i latrati, Cinghiale Bianco si era rilassato. Aveva rallentato il passo, ripreso fiato. Facile che Zanne d'Oro si fosse rifugiata su un albero, stile giaguaro inseguito dai pecari. 
L'abbaiare, infatti, sembrava provenire da un unico punto, immobile, come di un cane alla catena. Il che faceva pensare a un assedio di quel tipo. Cinghiale Bianco si domando' se un randello, la maschera e un po' di chiasso potevano bastare a mettere in fuga gli aggressori.
Un rumore di zoccoli lo distolse dalle strategie. Si volto'. Nessuno in vista. 
Possibile che qualcuno cavalcasse a quell'ora? Forse non erano proprio zoccoli. 
Qualunque cosa fosse, si stava avvicinando.

Fermo davanti al cimitero, il bracco non smetteva di abbaiare.
Giando arrivo' per primo, seguito da Rinaldi e dal dottore.
Il cancello aveva conosciuto tempi migliori. Era piantato in terra e inchiodato dalla ruggine. Non c'era verso di aprirlo, ma abbatterne una meta' sembrava possibile. Specie se uno come il Giando aveva deciso di entrare.
Zanne d'Oro senti' la massa di ferro crollare sull'erba e sulle lapidi. Sporse la testa dal nascondiglio e li vide.
Schierati in riga, le lance alte sopra le teste, pronti ad avanzare.
Per arginare il panico, Zanne d'Oro provo' ancora a contare. Restare nascosta non aveva senso, il cane l'avrebbe scovata comunque. I muri di cinta non offrivano appigli: aveva controllato. L'accetta che teneva in cintura poteva tornarle utile, ma fino a un certo punto. Si diede dell'imbecille per non averla usata contro i cani. Primo, non voleva fargli male. Secondo, era convinta che se ne sarebbero andati presto, richiamati da qualche bracconiere che andava in giro di notte per sparare ai caprioli. 
Arrivata a quarantanove, decise di uscire allo scoperto e provare a capire chi aveva di fronte.
Giando le fu subito addosso. Miro' alla spalla e affondo' la lancia. Zanne d'Oro devio' il colpo con l'avambraccio: perfetta scelta di tempo. Ottimo taiji. Nell'altra mano, l'accetta. Fece una torsione col busto, scarto' di lato e pianto' la lama sopra il ginocchio del cavaliere.
Giando urlo' come una bestia al macello.
La mossa colse tutti di sorpresa. Doveva sfruttare l'impasse. Puntare l'uscita, ripararsi tra le lapidi, superare il placcaggio avversario e andare in meta.
Poteva farcela. In mezzo alle tombe, i cavalli non avevano
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