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bella differenza. Io dico di ascoltare la voce della coscienza, non gli ordini.
- D'accordo. E Hitler? La sua coscienza gli diceva di sterminare gli ebrei. Magari se gli venivano dei dubbi capiva che non ha senso prendersela con un razza soltanto. Magari ci pensava lui a far fuori il genere umano e ci toglieva un sacco di lavoro.
- Hitler era un pezzo di merda, Blanco. Se un pezzo di merda ascolta la sua coscienza sente solo scoregge.
- Quindi uno prima di tutto dev'essere sicuro di non essere un pezzo di merda.
- Esatto.
- E se gli viene il dubbio?
- Allora e' un pezzo di merda. Meglio che si fa da parte, risolve i suoi problemi, e solo dopo puo' riprendere con la voce della coscienza e le altre faccende.
- Un po' come ha fatto Erimanto. Un pezzo di merda.
- Diciamo egoista, Blanco. Egoista.
Con sforzo evidente, Cinghiale Bianco ritrovo' la concentrazione.
- Egoista, si', egoista. Pezzo di merda e' il cavernicolo.
- Esatto. - concluse Zanne d'Oro - Andiamo alla villa e facciamogli lo scalpo.


43. Lady K

Per i cavalli di notte, s'erano giocati il kappa. Niente Quadri e Fiori. Niente Re. Semmai una regina. Lady K.
Ai rumeni del maneggio era piaciuta subito. Avrebbero fatto qualsiasi cosa per averne ancora. Bene: dieci cristalli per quattro stalloni. Da mezzanotte alle cinque.
I rumeni del maneggio si erano presi il rischio. Aprire le stalle di nascosto dai padroni. Far uscire i purosangue. Spararsi la ketamina.
Yogur monto' il piu' scuro, quasi nero. La notte era calda e solenne. I quattro cavalieri si avviarono, bordeggiando un pascolo, in direzione opposta rispetto alla casa e alle orecchie dei proprietari. Un gospel di rane sovrastava il ritmo felpato degli zoccoli. Folate di vento rovistavano le ginestre. 
L'intera valle era come sospesa sul culmine di un balzo. 
I cani non stavano nella pelle.
Cominciava la caccia.

Villa Rivalta distava dal maneggio tre chilometri e mezzo. Percorso comodo: prati non troppo ripidi, sterrate, sentieri larghi come viali alberati. Vecchia residenza estiva di una nobilta' decaduta e poi scomparsa, il rudere sorgeva al centro di un'abetaia fitta e secolare, ettaro di bosco che aveva attirato mille progetti, tutti naufragati. Forse per via di quel cimitero di famiglia che si diceva irraggiasse la stessa sfortuna toccata in sorte al blasone o per quella minuscola cappella che lo costeggiava, e pare che se scrivevi un nome sul muro esterno, la persona che lo portava era destinata a morire entro la fine dell'anno.
Del vecchio ingresso monumentale restavano solo le torrette di sostegno. Il ferro pesante del cancello se l'erano portato via da tempo immemorabile. Imboccato il viale che tagliava in due l'abetaia, il Cavaliere Quasi Nero sollevo' il braccio. Gli altri lo affiancarono. 
- Dividiamoci - disse Casale.
Come col cinghiale, ognuno prese la sua direzione. Tranne Rinaldi, che doveva condurre i cani. Niente pitbull, questa volta. Solo bracchi. Esperti nell'arte di stanare la preda. Silenziosi e furtivi. 
Il prescelto lego' il cavallo al tronco di un albero, mentre gli altri avvitavano le lance, pronti a piazzarsi. Alla casa mancavano si' e no duecento metri, ma Rinaldi trattenne i cani fino all'ultimo. Per abitudine, rischiavano di fissarsi sulle tracce fresche di qualche altro animale e a quel punto era difficile distoglierli dalla pista. Meglio condurli all'uscio della villa. Mollarli dentro. Dare inizio alle danze.
Non c'erano dubbi, ormai. Puzzle completo. Immagine nitida. L'incidente di Sardena poteva sviare soltanto un cieco. Se era coinvolto, lo era da fornitore. Punto e basta. Gli interrogativi sospesi erano atterrati su una pista di analogie sospette.
Tenere d'occhio la barista si era rivelato molto interessante.
I Tagliadita indossavano maschere afro? Coincidenza! Neanderthal aveva un amico africano.
Nel bar della Beltrame c'era un libro sospetto? Coincidenza! Neanderthal se la intendeva con la barista.
I Tagliadita si dedicavano a rituali eco-satanisti?
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