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torcia illumina due volti. Una specie di buttafuori li accoglie sulla soglia. Piu' che una perquisizione, pacche sulle spalle. I due si avviano nel buio del cortile. In fondo, un capannone illuminato. Sulla strada, altre auto in arrivo.
Gaia fa cenno di proseguire. Vuole sbrigarsi, il piano prevede di attraversare la sterrata trecento metri piu' su, infilarsi nel bosco sull'altro lato, tornare verso il canile, individuare il cancelletto, entrare.
Facile. Tutto liscio. 
Peccato che il cancelletto sia rimasto chiuso.

- Fa' provare.
Gaia strattono' la maniglia. Era chiuso davvero.
- Andiamo via - disse il cavernicolo 
- Aspetta. 
- Aspetta cosa? Se non ha aperto qui, non ha fatto neanche il resto. 
Gaia non si lascio' ingannare dal ragionamento farlocco. Sidney poteva aver fatto il resto ma non essere riuscito a occuparsi del cancello.
- Scavalchiamo e andiamo a vedere.
E il cavernicolo: - Non se ne parla.
- Va bene. Vado da sola. - rispose Gaia, sperando che la civilta' troglodita fosse uguale alla precedente, quanto a orgoglio maschile. 

- Okay, andiamo a vedere. Pero' alla prossima si torna indietro, niente cazzate.
Questa cosa del supereroe mi crea sempre piu' problemi. Purtroppo adesso non c'e' il tempo, ma mi piacerebbe chiarire la questione. Il sottoscritto e' supereroe troglodita, dove troglodita e' complemento di limitazione. In una civilta' non ciclica, votata al fallimento, con masse di individui che conducono vite di quieta disperazione, meri attrezzi dei loro attrezzi, alla costante ricerca di scorciatoie per il nirvana, ebbene in tutto questo il sottoscritto, vivendo in una caverna, si configura come supereroe. Ma non sa scalare grattacieli, e non vola piu' veloce della luce, e a dirla tutta non e' ancora riuscito ad accendere un fuoco col seghetto e la selce artificiale. Quando la civilta' troglodita vedra' davvero la luce, il sottoscritto sara' uno fra i tanti, appena capace di far crescere qualche fava e due tre piantine di marijuana.
Nel frattempo, in attesa di quel giorno glorioso, lancio la giacca sul filo spinato che sovrasta il cancello e inizio ad arrampicarmi. Allungo una mano per aiutare la fata. Atterro dall'altra parte.
A detta di Sidney il capannone giusto e' quello in angolo, sull'estrema destra. Seguiamo la recinzione fino al punto indicato. Eccolo.
La scala c'e', sdraiata lungo la parete che fronteggia il bosco. Una lunga scala di legno, di quelle per raccogliere la frutta.  
Il vasistasIl vasistas e' aperto, tutto regolare. 
Cerco di chiuderlo con la forza del pensiero, ma la telecinesi non rientra nei miei poteri. Cerco di far sparire la scala, ma quella resta al suo posto, niente miracolo. 
Tocca afferrarla, tirarla su e cominciare a salire.

Il vetro era inclinato verso l'interno. Gaia ci si sdraio' contro. Recupero' la scala. La appoggio' alla parete interna. Manovra complessa: spazio ridotto, attrezzo di grosse dimensioni, angolature rompicapo, equilibrio precario.
Neanche fosse il pulsante di un juke-box, appena il piede tocco' il primo piolo, la cagnara parti' all'unisono portandosi dietro odore di merda, carne andata a male e bestiame. 
Le indicazioni di Sidney: terza fila di gabbie, sedicesima dal fondo. Gaia accese la torcia, puntando il fascio sul terzo corridoio. Musi di labrador. Musi di setter. Musi di maremmano. Nasi infilati tra le sbarre. Zampe aggrappate alle gabbie. Il clangore del metallo accompagnava la danza dei prigionieri: rincorsa, salto contro la rete, mezza piroetta, di nuovo rincorsa. 
Quattordici, quindici. Sedici. 
Un pastore tedesco. 

- Non era un sanbernardo?
- E' un sanbernardo.
- Allora Sidney ha contato male.
Mi lancia la torcia. Dice: sai com'e' fatto un sanbernardo? Intanto prosegue al buio. Immagino sappia riconoscere il suo Charlie anche solo dall'odore. Ci dividiamo. Saro' in grado di distinguere un sanbernardo da un mastino?
Fila due. E se ne trovo uno?  Ammesso che urlare sia una buona idea, non credo possa sentirmi. Un dobermann. Un
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