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Taverna. Il cavallo imbizzarrisce, alza le zampe anteriori. Il cinghiale gli passa sotto, come un toro ingannato dalla muleta. La caccia medievale diventa corrida. Il gorilla diventa King Kong.
Mentre il cavallo scarta sulla destra e appoggia gli zoccoli a terra, Taverna perde l'equilibrio, cerca di sostenersi sulle staffe, scivola di lato. Afferra la lancia con due mani, la punta verso il basso. Piu' per appoggiarsi ed evitare la caduta che per colpire il solengo in corsa. Ma invece della terra nera che ingrassa sotto le foglie, la punta di ferro incontra la schiena dell'animale. Il peso del cavallo che viene giu' dall'impennata, del cavaliere che scivola dalla sella e di King Kong appollaiato sulla sua groppa, spingono l'arma dentro il corpo del selvatico, aprono le carni, spezzano le vene, precipitano il metallo verso gli organi vitali.
Taverna molla tutto, si aggrappa alle briglie e torna in sella con un colpo di reni.
Casale e Rinaldi evitano il frontale per un soffio.
Il cinghiale non fa nemmeno due passi. Piega le zampe e casca su se' stesso, fulminato.
I cani gli arrivano addosso entusiasti.

La digitale del Giando scatto' le foto di rito. I quattro cavalieri accosciati, stretti in un unico abbraccio dietro alla preda insanguinata, distesa come una porchetta sul vassoio. Qualche inquadratura coi cavalli. Pose da San Giorgio e il drago. Ancora la preda, le zanne bene in vista.
Finito il cerimoniale, Taverna si dedico' all'asportazione della testa, per facilitare il trasporto. Alla pagliuzza corta, uno dei quattro doveva poi trottare fino al paese, recuperare il gippone e portarlo sulla sterrata da tagliaboschi, due chilometri piu' giu'.
- Questo te lo metti in salotto, eh? - disse Casale sollevando il trofeo per le zanne.
L'altro non rispose, ubriaco di troppe sostanze. Sbalzi di pressione gli gonfiavano il cervello.
Casale invece era eccitato, aveva voglia di parlare. Lascio' perdere Taverna e cambio' argomento.
- Allora, Rino, quella novita'?
Rinaldi si appoggiava alla lancia come se le foto non fossero finite. 
- Ah si', certo - si riprese - venite qua, che interessa anche voi. - Attese che la combriccola si radunasse, mentre i cani, legati a un tronco sottile, banchettavano col sangue rappreso. - C'e' questo mio amico postino che l'altro ieri e' andato dalla Beltrame a farsi un amaro. Avete presente che quella tiene dei libri, no?, e li da' in giro da leggere. Bon, dice che tra questi libri ce n'e' uno, non mi ricordo come si chiama, uno che la Beltrame non voleva nemmeno fargli leggere, cercava delle scuse, glielo voleva portare via, ma insomma dice che lui l'ha letto lo stesso e che e' uguale spiccicato al proclama dei Tagliadita. 
Giro' intorno lo sguardo per godersi l'effetto della notizia. Ottenne una domanda.
- In che senso uguale?
- In che sensoDice le stesse cose. Che un giorno sono venuti gli alieni, che hanno scopato con le scimmie e che da li' e' saltato fuori tutto quanto, paro paro quello che c'e' nella dichiarazione.
Taverna tento' un'obiezione. - Scusate, ma non l'hanno beccato ieri, il tizio che ha strangolato De Rocco? 
- Chi, Sardena?
- Quello che s'e' rovesciato col furgone.
- Naaa. E tu ci credi? Sardena non c'entra, e' uno a posto. Gli hanno trovato quelle trappole e lo fanno passare per il cattivo. Ma non hanno una prova, te lo dico io.
- Appunto - prosegui' Rinaldi - dobbiamo starle addosso, alla tipa. Minimo minimo ha degli intrallazzi coi Tagliadita, minimo, mentre qua si rischia che mettono dentro uno che non c'entra, solo perche' traffica con degli aggeggi illegali. Giusto?
Casale lo fisso' dritto negli occhi. 
- Okay - disse - Ma non dimentichiamoci Neandertal. Venerdi' ha un appuntamento con noi.
Sollevo' un dito e lo passo' sulle guance. Prima una, poi l'altra. 
Il dito era sporco di sangue fresco.
- Augh! - risposero gli altri.


41. Arothron Hispidus

Dimmi come hai fatto, solo questo. Come hai fatto a dire si' anche stavolta. D'accordo, il supereroe. La civilta'
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