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numero di stronzi era salito a ventuno. Ventuno chiamate a vuoto da quando aveva messo in giro gli annunci. Sette mitomani da quattro soldi, due rabdomanti, tre maniaci sessuali - eccitati dal semplice accostamento tra nome femminile e numero di cellulare - quattro maghi o giu' di li', due muti che avevano riattaccato, due nonne malate in astinenza da chiacchiere tipo sala d'aspetto, una risata satanica che annunciava di aver sbranato il cane e foderato cuscini con la pelliccia. Gaia penso' che alcuni avrebbero chiamato a prescindere dall'annuncio. Ho smarrito un pitone di otto metri. E giu' telefonate. Qualche mitomane in meno, qualche maniaco sessuale in piu'.
Si verso' due sorsi di rum tre anni, li butto' in faccia a una gastrite incipiente e carico' l'espresso per i nuovi arrivati.  
Squillo' il telefono. Gaia sbircio' il numero sul display. Era quello del cellulare che aveva prestato al cavernicolo. 
- Pronto? 

- Pronto, ascolta: furgone in avvicinamento, procedo con la fase due. Sidney non e' sicuro, ma io procedo. Un supereroe non puo' starsene con le mani in mano.
- Aspetta. Qua non ha chiamato nessuno.
- Beh, non e' detta che ti chiamano subito. Intanto lo portano giu', lo ficcano da qualche parte, controllano che sia tutto okay. Quando poi ti chiamano e' troppo tardi, se lo sono gia' messi in giardino, ti dicono che l'hanno trovato li' stamattina e tu devi startene zitta e pagare. Io procedo.
Spengo il cellulare. Infilo il sentiero tra grovigli di vitalba. Raggiungo la strada scivolando col sedere sull'erba umida. Fase due e' un nome altisonante, da James Bond della selva. Trattasi di piazzare sull'asfalto dieci chiodi a quattro punte costruiti dal sottoscritto. Nelle ultime notti insonni ho studiato lo schieramento, ispirandomi al WM dell'Inghilterra anni '50. Avrei preferito due belle strisce chiodate larghe quanto la strada, ma la ferramenta di Coriano non le tiene piu'. Bisogna accontentarsi e fare pure in fretta.
Ottonove e dieci. Un colpo di clacson al tornante qua sopra. Calcio d'inizio. Mi precipito nel fosso a lato della strada sperando che sia asciutto. Alzo la testa quel tanto che basta per spiare la scena dietro ciuffi di tarassaco.  
Forera'. Sara' costretto a fermarsi. Distratto dal cambio di ruota, non si accorgera' di un supereroe dal passo felpato, pronto ad avvicinarsi e dare un'occhiata al carico del furgone. Guarda caso, il povero Charles Bronson. Ingabbiato, pronto per la consegna. Settecento euri sull'unghia. Quanti per te? Quanti per quelli del canile?
Un calcio in culo a tutti e due.
Arriva. Viene giu' come un pazzo. Novanta, cento all'ora. Anche se nota qualcosa, non avra' tempo di frenare.
Eccolo. Ruote anteriori sulla linea d'attacco e
Goal! Il mezzo perde il controllo, slitta via. Boom!, un'altra ruota, scarta di lato, viene da questa parte, abbasso la testa, il parafango rischia di farmi lo scalpo, giu', checcazzo, le ruote davanti si piantano nel fosso a un palmo dalle spalle, terremoto di fango ed erba, rumore di lamiera accartocciata, poi lo schianto, il botto, il silenzio.
Solo Jennifer Lopez da un'autoradio a palla e la grancassa cardiaca del sottoscritto.

- Non si sa mai, capito? Ma quando poi succede, allora meglio sapere.
- Meglio sapere, maresciallo. Ma se invece di studiarmi il Manuale di sopravvivenza, come si salta da un treno in corsa eccetera, se invece mi imparavo a usare il computer, non era piu' buono ancora? Dico per l'Arma, no per me.
- No, errore. Se tu impari a usare il computer e poi mi muori per acciuffare un tizio che si butta dal treno in corsa, vedi che l'Arma non ci fa un grosso affare. Carabiniere deceduto. Investimento formativo buttato nel cesso. Delinquente a piede libero. Abbastanza, no?
- Abbastanza si'. Pero' c'e' una cosa che non capisco. Dico sul treno in corsa. A sentire il libro, uno prima di buttarsi deve: imbottirsi con qualcosa sotto i vestiti, legarsi un giubbotto intorno alla testa con una cintura, studiare bene che nel punto dove
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