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bastone, un coltello legato per il manico (che quindi andava afferrato per la lama) e una catena da motorino con lucchetto monoblocco. Quest'ultima, era il personale contributo del Marcio all'intera baracca. Aveva regalato un quartino di coca a uno dei gladiatori slavi perche' alla Prova Generale facesse di tutto per utilizzarla. Voleva fare bella figura davanti al gran capo. Occasione per parlargli a quattr'occhi di quel negro che rischiava di sputtanare l'universo.
Lo slavo si era impadronito dell'arma al quinto tentativo. Era alto un metro e un cazzo ma aveva buona elevazione. Marcio lo aveva incitato oltre il vetro. 
Lo slavo si era messo a roteare la catena per tenere a distanza lavversario. L'arma sembrava funzionare: spettacolare, utile, non decisiva. Un paio di colpi sulle costole avevano strappato al mastino altrettanti guaiti. Proprio da quelli, Mahmeti aveva intuito la necessita' di eliminare i rumori di fondo e amplificare il combattimento col dolby surround. 
Intanto l'animale s'inferociva vieppiu'. Ottimo.
Spaventato, lo slavo mulinava l'attrezzo a velocita' sorprendente. Forse sperava in un decollo verticale con fuga dall'apertura la' in alto.
Preso dalla furia, aveva sottovalutato forza centrifuga e potere lubrificante del sudore.
La catena era scivolata via dai pugni serrati. Catena e lucchetto.
L'impatto col plexiglas non era stato disastroso, ma una ragnatela di crepe prima dell'inaugurazione non e' di quelle cose che mettono il buon umore.
Mahmeti aveva controllato il danno di persona. Poteva anche andare peggio. Il materiale era resistente. Non altrettanto la faccia del Marcio. Se non l'avesse tamponata subito con entrambe le mani, probabile che calcinacci di carne sarebbero caduti sul pavimento.
Ora, un'improvvisa apparizione ne metteva a repentaglio la convalescenza. Dal mento alla fronte senti' il volto spaccarsi di nuovo, come terra assetata. 
Con sfacciata negritudine, Sidney era entrato nel suo campo visivo, armato di secchio e spazzolone. 
Nemmeno per un minuto accarezzo' l'idea che si trattasse di un fantasma. Troppo facile.
Nemmeno per un secondo penso' a una somiglianza ingannevole. I cinesi sono tutti uguali. I negri no, si distinguono dai capelli. 
Quelle treccine erano inconfondibili. Nigeria era vivo, vegeto e vaffanculo. 
Prese un lungo respiro. Non abbastanza per calmarsi. Strinse il pugno, fece nevicare un pizzico di coca sull'incavo tra pollice e indice, lo porto' al naso e inspiro' ancora. Molto meeeglio. Puro effetto paradosso: sostanza eccitante per placare l'eccitazione. Privilegio riservato ai cocainomani piu' intossicati. Unico svantaggio, la breve durata.
- Hai visto Pinta? - domando' il Marcio a un elettricista che montava faretti.
- Chi?
- Pinta. Quello grosso, coi capelli bianchi
- Non lo conosco.
Si rivolse a un altro. Lo conosceva, ma era appena arrivato. Provo' un terzo. L'aveva visto da poco, poi piu'.
Anche il Marcio l'aveva visto da poco. Fino a due minuti prima, era li' che controllava i lavori. Poi era sparito. Classica persona che si fa di nebbia, quando ne hai bisogno. Il Marcio voleva chiarirsi le idee sul da farsi, con quel negro e coi suoi amici. Pinta era l'unico a conoscere le sue valutazioni. L'unico che poteva ascoltarlo. Ma era sparito. Piu' o meno mentre Nigeria entrava dalla porta laterale.
Marcio riavvolse il cervello e torno' all'inquadratura di quell'istante. Mise il fermo immagine, poi avanti piano. Mentre sulla sinistra si apriva la porticina e Nigeria faceva la sua comparsa, a destra, sotto il montante di un riflettore, Pinta distoglieva lo sguardo dal lavoro degli operai e lanciava un'occhiata sopra la spalla, all'indirizzo del nuovo entrato, rimanendo cosi' finche' quello non gli restituiva lo sguardo. Quindi faceva un gesto impercettibile col capo e si allontanava senza avvertire nessuno. 
Riesaminato piu' volte con la moviola del ricordo, il gesto impercettibile si rivelava per quel che era: un cenno d'intesa.
Ma che intesa poteva esserci
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