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walkman troglodita in nessuna occasione. Facciamo finta che non e' mai esistito, d'accordo? 
- Fa' un po' te. Il sottoscritto propugna l'essenzialita', non la privazione.
- Benissimo. Allora, me la daresti una mano per quella faccenda di Charlie?
- Senz'altro, signorina Beltrame - il troglodita scatto' sull'attenti, pugno verso il cielo, nell'imitazione di Superman e di Lenin -  Posso chiederle di cosa si tratta? Sia chiaro, le faccio questa domanda per meglio pianificare l'intervento, non certo per valutarne l'opportunita'. L'impegno del sottoscritto e' gia' garantito.
E lei: - Ascolta: Charles B. e' al canile.
- Al canile?
- Si'. Uno dei tizi che lavora li' dentro porta nel braccialetto un ciondolo di Jim Morrison che gli avevo attaccato al collare. L'ha visto anche la mia aiutante. E poi Sidney ha riconosciuto Charlie dalle foto. E' sicuro.
- Perfetto. Se passi dai carabinieri puoi dire al maresciallo Martelli che il sottoscritto ha qualche linea di febbre, ma si presentera' quanto prima per un colloquio chiarificatore?
- Ma quali carabinieri. Ancora devono trovare l'assassino di quel poveretto, figurati cosa gliene frega del mio cane. E poi Sidney non puo' testimoniare, lo sai.
- Capito. Qui entra in gioco il sottoscritto. Cosa
- Niente di speciale. Un paio di notti in bianco non ti fanno problema, no? 
- Affatto. Anzi, stavo pensando se noi trogloditi non dovremmo trasformarci in animali notturni. Non so. In attesa della mutazione, un litro di caffe' sarebbe una garanzia in piu'. E poi?


37. Effetto paradosso

L'inaugurazione era fissata. Mancavano tre giorni. Gli ultimi ritocchi.
Alle prove generali, Mahmeti aveva storto il naso. L'abbaiare degli altri cani rischiava di sporcare i rumori della lotta. Provvedimento numero uno: isolante acustico sulle pareti. Provvedimento numero due: microfoni a bordo ring e altoparlanti sparati sul pubblico. Adrenalina a seicento watt. 
L'impianto stereo era ancora da ultimare. Idem quello video. Telecamere puntate sull'incontro e schermi al plasma su pareti opposte. Riprese dall'alto, riprese dal basso, controcampo e primo piano. Meglio della Domenica Sportiva.
Mahmeti l'aveva pensata in grande. Le solite buone idee. C'erano pure le tribune laterali e i riflettori. Il sapore ruspante del combattimento andava a farsi benedire, d'accordo. I fanatici della prima ora potevano pure rimanerci male, fare i nostalgici, rimpiangere la polvere e la notte. Alla fine, scuciti cinquanta euro, sarebbero tornati a casa contenti. Quella roba stava al piazzale delle Banditacce come San Siro a un campetto di quartiere.
Di tutte le novita', quella che piu' elettrizzava il Marcio era il ring acquario: quattro lastre di plexiglas spesse due dita e alte almeno tre metri, delimitavano senza scampo il perimetro dei combattimenti. Il pubblico poteva stare tranquillo. Non che a Mahmeti interessasse la sicurezza dell'impianto, ma un cane inferocito puo' sempre strappare la corda che lo trattiene e uno spettatore azzannato non e' l'ideale per nessuno spettacolo, tanto piu' se clandestino. I cani continuavano lo stesso ad essere legati. La corda scavalcava le pareti sopra una carrucola per finire in un piccolo argano: azionando una leva, la matassa poteva svolgersi, bloccarsi, fare marcia indietro. Sempre per evitare che gladiatori sopraffatti finissero sbranati.
Nobile precauzione. Ciononostante, molti vedevano in quei muri trasparenti un'affascinante trappola mortale. Il gladiatore non aveva vie di fuga, come in un vero Colosseo. Quando si trovava spalle al muro, lo era in senso letterale. Il Marcio era convinto che il ring acquario avrebbe compensato senza dubbio la perdita di contatto col cuore della lotta. Altoparlanti e telecamere potevano fare il resto. E poi vuoi mettere gli schizzi di sangue stampati sulla vetrina?
Un tubo d'acciaio per ponteggi correva sull'apertura alta del ring congiungendo lati opposti. Era il sostituto tecnologico dei rami del castagno. Ci stavano appese le armi bonus: un
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