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ci voleva piu' tempo, anche correndo. Per cercare qualcuno con le bacchette ci voleva piu' calma. Niente conti alla rovescia. Per andare in auto fino al canile ci volevano dieci minuti, ma era difficile non farsi notare. Tuttavia, sembrava l'unica soluzione 
Venticinque alle nove.
Gaia corse verso l'auto, due tornanti piu' sotto. Salto' a bordo e mise in moto. Sgommo' sulla strada bagnata, evito' per un soffio l'autocarro che scendeva in senso opposto, raggiunse gli ottanta, scalo' sotto curva, la taglio' contromano e sfreccio' tra spruzzi di fango davanti al cartello Castel Madero. Una vecchia la osservo' passare scuotendo la testa.
Da Castello imbocco' la strada per il canile, stretta da non passarci in due. Alberi sulla destra, pronti per il frontale, dirupo sulla sinistra e giu' in fondo il Madero.
Parcheggio' nell'unica piazzola disponibile, all'incrocio con la sterrata che saliva da San Cristoforo. Usci' dall'auto, si piego' a meta'  e vomito' la colazione su ciuffi di mentuccia. 
Era ancora piegata, cercando di pulirsi la punta delle scarpe, quando una voce la sorprese alle spalle.
Si volto' piano. Sidney non aveva mai visto niente di simile. Guance color cetriolo. Le possibili sfumature della pelle bianca continuavano a sorprenderlo. 
- Sidney! Behda dove salti fuori?
- Da li' - rispose il gladiatore indicando la sterrata.
- Scusama che giro hai fatto? Dalla grotta
- Grotta finito. Basta - le braccia di Sidney cancellarono l'aria - Noi ora dentro vecchia chiesa.
- Vecchia chiesa? Quale vecchia chiesa?

Ce' questa pieve in rovina, abbandonata da almeno ventanni. Solitaria, nel mezzo del querceto, su uno sperone di arenaria che svetta come un cassero da un baluardo di cipressi. Nel punto piu' scoperto della roccia, c'e' incastonata una statua della Madonna di Lourdes, ancora intatta, circondata da vasetti di plastica e coccio. Neri, verdi, arancioni. Vuoti. Fantasmi di fiori che aleggiano sopra.
La chiesa vera e propria sembra uscita da un bombardamento. Il tetto e' crollato. Il campanile giallo e rosso sta su per miracolo. Dei muri laterali, uno e' sommerso di vitalba e ortiche. Sull'altro, si riconoscono ancora tre piccole cappelle, intonacate di bianco e d'azzurro. L'abside e' sbrindellata, come un Tetris venuto male. La facciata e' ancora intatta, col portone d'ingresso quasi sul ciglio della roccia, la balaustra in ferro a impedire cadute e due scale laterali, scavate nella pietra, che salgono dalla radura ai piedi del contrafforte.
Sotto la pieve scoperchiata, una piccola cripta e' sfuggita alla rovina. Vuoi perche' scavata nella roccia, vuoi perche' l'ingresso dalla navata e' bloccato sotto i resti del tetto. L'unico accesso possibile e' una minuscola botola sul pavimento della canonica. Dieci gradini di ferro piantati nel muro e un cunicolo stretto e buio chiuso da una porta.
L'altare in marmo bianco, tutto scolpito, meriterebbe un trasloco. Le colonne che sorreggono la volta sono eleganti e sottili. Gli affreschi con la vita di San Cristoforo non sono proprio capolavori, e alcuni episodi mi lasciano perplesso. Io sapevo che c'era questo gigante, Cristoforo. Un giorno arriva un bimbo e chiede di portarlo di la' da un fiume. Lui lo tira su, pensa sia leggero, invece quello e' sempre piu' pesante e Cristoforo rischia di annegare. Arrivato di la' chiede spiegazioni, e pare che il piccolo sia il Re del Mondo, e che portando lui, Cristoforo si e' caricato sulle spalle il mondo intero. D'accordo. Pero' queste sono due scene soltanto. Le quattro restanti non tornano proprio, ma tanto meglio. Quando illustrero' le altre pareti con le leggende di San Disma, nessuno verra' a criticarmi per gli episodi inventati. Che qualcosa tocchera' inventarlo per forza, se si vuole andare oltre il classico Buon Ladrone giovane, brigante alla frontiera con l'Egitto, che incrocia sulla sua strada la famiglia di Gesu'. E invece di sgozzare Giuseppe, stuprare Maria, mangiarsi l'asinello e vendere il bambino agli sgherri di Erode, si
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