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usare Neanderthal come trappola?
- Quello e' andato. La trappola se la sono fatta da soli. 
Casale raccolse una pietra e la scaglio' nel buio. La pietra  colpi' il muso di un caprone, disegnato col sangue sulla parete opposta.
- Andiamo

Sottili strati di calcare si infransero come ghiaccio. Scaglie di intonaco naturale franarono al suolo. Del caprone rimasero un po' di barba e le corna d'ariete. Solo che adesso parevano spuntare su un'altra testa, abituata all'aureola, piuttosto che a simili sporgenze.
I tratti del volto si distinguevano appena, ma le braccia allargate, l'abito bianco azzurro, e il biscione accoccolato sotto i piedi non lasciavano dubbi. 
Frate Bartolo da Rocca Madera aveva disegnato la sua Madonna con colori naturali. Erbe, bacche, foglie, radici. Depositi di calcio l'avevano coperta di una patina spessa, cancellando cosi' l'unica traccia del suo passaggio. Nessuno sapeva che la Grotta da Lustro aveva ospitato un eremita, al pari di quelle sotto il Peschio Calerto, famose per una storica visita di Francesco d'Assisi, che li' aveva pregato, in estasi, su una grossa roccia. Si diceva che il corpo del Santo aveva lasciato un'impronta sulla dura pietra. In effetti, la roccia in questione sembrava un inginocchiatoio. Se poi fosse nata prima la roccia o la leggenda, restava questione per i soliti scettici.
La ronda dei cacciatori giro' i tacchi senza notare l'apparizione mariana. L'unica che pote' assistervi fu la volpe affamata. 
Aveva appena cominciato a sbranare il gallo, quando l'istinto le disse che qualcosa non andava. 
Si fermo', annusando l'aria.
Odore di bruciato e un'eco lontana di pietre smosse.
Strinse la preda tra le fauci e punto' l'uscita.
Era dall'altra parte della radura, ormai al sicuro, quando il boato e lo spostamento d'aria la mandarono a sbattere contro un tronco d'acero. 
Stordita, si volse a guardare.
Un uomo di corporatura normale si allontanava zoppicando tra le siepi di sorbo. 
La grotta di frate Bartolo e del bandito Scardazzo, di centinaia di pastori sorpresi dal temporale e di uno strano supereroe stanco di se' stesso, era un cumulo di sassi e detriti oltre il bordo della dolina.
Di li' a poco, gia' la eleggevano a riparo serpi, talpe e porcospini, nella pioggia sottile che prese a scendere sul bosco.


36. Superman & Lenin

Ancora mezz'ora. Massimo per le nove doveva rientrare. 
Mindy aveva un'autonomia limitata.
Poteva reggere una, due ore,  secondo il genere di avance. Di solito odiose, perche' scollatura, seno abbondante e modi sensuali la facevano ritenere indegna di un approccio cortese. Sempre che qualche avventore ne fosse davvero capace. 
Un lunedi' mattina, al sesto commento sulle sue tette, Mindy aveva reagito. Si era slacciata la camicetta, aveva avvicinato il muso del tizio alla sorgente di tanta ammirazione e gli aveva massaggiato la chierica con uno shampoo al cappuccino. Bollente e schiumoso. Nei mesi successivi ci aveva preso gusto. Con o senza zucchero. Con o senza cucchiaino. Altri due clienti: due fatture del lavasecco da rimborsare, una minaccia di denuncia per lesioni.
Ancora mezz'ora.
Gaia aspettava in fondo al sentiero, a due passi dalla strada asfaltata, nascosta dal tronco cavo di un castagno. Sidney doveva passare di li', proveniente dalla grotta e diretto al canile. Gaia aveva con se' le foto di Charles Bronson. Gliele avrebbe mostrate. Avrebbe domandato se, per caso, si ricordava un cane come quello. La macchia bianca in mezzo al muso, simile a un osso da cartoni animati, lo rendeva inconfondibile. 
Ma Sidney tardava. Poteva essere a letto con l'influenza. Poteva essere gia' passato. Poteva non essere di turno. Quella sera c'era la partita di Champions e il bar Beltrame restava aperto fino alle undici. L'indomani era il giorno libero di Mindy. Se Gaia non risolveva la questione, rischiava di passare troppo tempo. Tanti saluti a Charlie e al ciondolo di Jim Morrison.  
Analisi della situazione: mancava meno di mezz'ora. Per salire alla grotta
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