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sapeva un sacco di cose. Dunque li teneva d'occhio.
Arginare lo sputtanamento diventava sempre piu' difficile.
Il finto incidente alla grotta non poteva aspettare.


VII
Da Emerson Krott, L'invasione degli umani, Galassie 1981. Capitolo 32.

Guai, guai, immensa citta', del cui lusso arricchirono quanti avevano navi sul mare! In un'ora sola fu ridotta a un deserto!
Apocalisse di Giovanni 18,19


Tutto era pronto, tutto secondo i piani. Mancava solo il segnale, il via libera definitivo. Tyrmil guardo' le compagne e sorrise, fiera di averle accanto in quel momento glorioso. Le cariche esplosive attendevano solo di brillare, piazzate in cinquanta posti differenti, grazie alla collaborazione di un paio di sorveglianti. Stava per pagare, Kram il bastardo. Stava per pentirsi amaramente delle sue geniali intuizioni. I maschi della specie non avrebbero piu' attraversato le galassie per fare violenza alle scimmie del Terzo Pianeta di Nrod. Quello scempio stava per finire. Fiamme purificatrici avrebbero sommerso i capannoni, le darsene, le enormi navi cargo, i grandi vascelli di bracolite, equipaggiati con i motori piu' potenti del pianeta e le attrezzature da ibernazione piu' confortevoli e sicure. L'esplosione avrebbe ridotto tutto in cenere, polvere sottile di impalpabile purezza.
Cio' che le femmine del pianeta non sapevano: l'esplosione poteva fare peggio. Poteva innescare imprevedibili reazioni, quel vindice boato. Nei propulsori delle maestose navi da crociera, dormivano particelle, ioni, flussi di neutrini e antimateria. Il calore dell'incendio poteva sciogliere catene, liberare mostri. Una bomba dallo smisurato potere, una deflagrazione capace di cancellare per sempre l'intero pianeta. 
La prima epoca dei Viaggi si era conclusa con l'estinzione dei grandi sauri.
La seconda stava per concludersi con l'estinzione della specie.
Difficilmente ce ne sarebbe stata una terza.
Tyrmil scruto' il cielo in attesa del segnale, fiera del gesto che la consegnava alla Storia, ignara che la Storia stava cambiando recapito.
Un tracciante luminoso attraverso' il firmamento.
Tyrmil collego' i tubi, innesco' il timer e si allontano' col sorriso sulle labbra.


35. La Vergine Cornuta

Fu una volpe l'ultima a entrare. 
Aveva cacciato tutta notte. Corvi da adulare per una fetta di formaggio, non ne aveva trovati e l'uva era sempre troppo in alto. Per cinque giorni di fila, si era nutrita di vermi. Per altri due, non aveva toccato cibo. Si aggirava impazzita, come se faggi e castagni fossero sbarre d'acciaio e il bosco una gabbia odiosa e troppo angusta. Sgusciava tra i cespugli, lanciando bestemmie stridule alla fame e alle poche stelle di un cielo svuotato. 
Giunta sulla radura dei ciclamini, le parve di distinguere un odore preciso, molto piu' sottile dell'aroma di resina che sprigionava dalle cortecce, piu' labile del sapore di funghi che scendeva giu' fino allo stomaco, per quanto sepolto da strati di foglie marce, cataste casuali di legna bagnata, mucchi di terra grufolati dai cinghiali, folate di vento umido intrise di notte.
Si blocco', annusando il buio perche' le indicasse una direzione, mentre il profumo del sangue risvegliava ogni cellula del corpo affamato.
Veniva dalla grotta.
Sapeva di pollo.

Un gallo, per la precisione. Lo avevano portato li' la sera prima. Lo avevano decapitato sulla caldaia di sassi, scambiandola per altare del sacrificio. Col sangue ancora caldo avevano tracciato simboli sulle rocce piu' lisce. C'erano il pentacolo rovesciato e il tridente di Nettuno, il sole degli Irochesi e la sillaba OM, il simbolo della pace e quello della Mercedes. C'erano candele alla citronella e bacchette d'incenso. C'erano un paio di profilattici e una manciata di fazzoletti di carta: il rito ecologista era riuscito.
Solo in parte per la verita'. L'uomo selvatico non s'era fatto trovare. Al suo posto, un messaggio, scritto a carboncino su un frammento di compensato appoggiato in vista contro la parete.
"Incontriamoci",
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