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sguardi. Sbircia tra vetri, specchi, bottiglie e cromature di macchina espresso per sorvegliare il locale dietro le spalle. 
La faccia non le era nuova. Dov'e' che l'aveva gia' visto?
Una bionda coi riccioli unti fece l'ennesimo tentativo di ordinare un gin tonic. Gaia finse ancora di non vedere. La ragazza aveva il vomito in canna. Non sarebbe toccato a lei passare lo straccio.
Due tavoli piu' in la', cinquantenni al quarto bicchiere sputazzavano sentenze e arachidi salate. 
Gaia si diresse verso gli scaffali per ricollocare una pila di volumi. Lo sguardo del tizio le plano' addosso un istante dopo. Decise di ignorarlo. 
Tre quattro clienti occupavano le poltrone del reparto lettura. Sergio, il postino, era l'unico a non dormire. Quando Gaia si affaccio' sopra le sue spalle, per sbirciare cosa lo teneva impegnato, si volto' di scatto, come uno scolaro sorpreso a sfogliare un porno durante la lezione. 
- Ga-gaia, ciaoCome va?
- Ciao Sergio. Problemi?
- Nononono, eroero solo molto immerso, sai, la lettura
- Non dev'essere granche', quella roba. Garantisco sulla qualita' di tutto il catalogo, tranne quel romanzo li'. Me l'ha portato un tizio, uno che non conosco, che dice che l'ha trovato alla fermata della corriera. Pero' ancora non sono riuscita a leggerlo. Com'e'?
- Ah, be', non un granche', infatti, un po' troppooo
- E piantalo li', allora. Chi ti obbliga? - Sfilo' un volume dalla pila - Leggi questo piuttosto. Lo conosci Boris Vian?
Con la destra gli allungo' il libro sotto il naso, mentre la sinistra afferrava L'invasione degli Umani per sgombrarlo dal tavolo come una tazzina vuota. Sergio si piego' in avanti e ci piazzo' sopra i gomiti. 
- Fi-finisco giusto il capitolo, eh? Solo il capitolo, grazie, poipoi leggo quel Vian, sicuro, me lo porto a casa, semmai, eh?, grazie.
Gaia mollo' la presa, appoggio' Vian sul tavolo, e ritorno' perplessa dietro il bancone.
Mentre asciugava bicchieri, rovisto' la memoria in cerca dello sfondo adatto per inquadrare il tizio che non smetteva di osservarla. Era appena tornato dal bagno e a quanto pareva, non c'era stato solo per pisciare. 
Nei tre mesi di ristrutturazione del SuperBar, la teppaglia aveva scelto il Beltrame come sostituto temporaneo. In quel periodo, Gaia era diventata esperta in fisiognomica delle sostanze.
Gli occhi dell'uomo lo bisbigliavano. Le mani lo dichiaravano. Un grumo rossastro sotto le narici lo gridava forte e chiaro. cocaina.
Decise di prenderlo in contropiede, e mentre usciva da dietro il bancone, si ricordo' all'improvviso dove l'aveva visto.
Il canile. Il tizio che l'aveva ricevuta. Quello scortese
Attraverso' la sala, facendo girare la testa ai soliti quattro o cinque, arrivo' dritta al tavolo d'angolo, si mise a sedere e gli pianto' gli occhi in faccia.
- Allora? 
- Allora che?
- Vuoi farmi qualche proposta o sei di quelli che guarda e basta?
Il Marcio non era abituato alle donne aggressive. Gli scombinavano la sintassi. 
- Sto solo una birra. Problemi?
Gaia fece segno di no. Che bevesse pure. Incrocio' le mani sotto il mento, gomiti piantati sul tavolo e sguardo adesivo. 
- Giochiamo a chi ride? - domando' il Marcio dopo un minuto buono, sforzandosi di apparire tranquillo. Non gli era ben chiaro cosa convenisse fare. E a monte, non gli era ben chiaro cosa stava succedendo.
Siccome era tornato alla grotta e non ci aveva trovato il cavernicolo, aveva deciso di puntare la ragazza. Il piano prevedeva un finto interessamento per il povero Sidney, allo scopo di capire quanto aveva raccontato agli amichetti italiani. Se ancora non si era sbilanciato, bisognava farlo fuori l'indomani, senza troppi preparativi, sulla strada per il lavoro. Dopo che il brigadiere Corradi s'era fatto intrugliare i connotati da un cinghiale impazzito, non c'era alternativa allo sputtanamento.
Nigeria. Doveva. Morire.
Se invece aveva gia' spifferato la sua triste vicenda ai due negrofili, allora bisognava organizzare un brutto incidente, nella loro bella grotta:
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