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te' ad ogni costo. Ma usava termini troppo complicati, e Fela, frustrato dal vocabolario e stanco morto per la giornata nel bosco, decise di spegnere e andarsene a dormire.

Alberto Drago guardava la tele, giusto gli ultimi dieci minuti, prima che il padre lo chiamasse per scendere al forno e attaccare il lavoro. Da tre giorni, lui e il Molesto cercavano notizie sui riti ecologisti. Non c'era niente sulle enciclopedie della biblioteca. Niente sui motori di ricerca on-line, provate tutte le parole chiave, le combinazioni booleane, i termini inglesi.  Volevano saperne di piu'. Senza arrivare ad uccidere qualcuno col fil di ferro, erano comunque determinati a provare. O a saperne abbastanza per far credere che anche loro, nel bosco delle Banditacce, quando c'era il novilunio Gli amici di Ponte avevano rimediato un paio di belle scopate, con la storia delle messe nere. Gli amici di Ponte erano metallari darkettoni e rimorchiavano metallare con la mini di cuoio, le autoreggenti strappate e il piercing sulla lingua. Degustibus. Drago e il Molesto preferivano un altro genere. Per esempio due ex-compagne delle medie, capelli giamaicani e brillantino sul naso, che avrebbero fatto faville in un rito ecologista organizzato come si deve. Un po' rave nei boschi, un po' culto dionisiaco.
Forse il selvaggio che diceva di vivere in una grotta poteva avere qualche dritta. Di sicuro ne sapeva, di riti ecologisti. Si poteva provare a contattarlo, magari.
Una voce chiamo', dall'altra stanza.
Ne avrebbe parlato col Molesto alla prima infornata di baguette.

Il maresciallo Martelli guardava la tele, nel salone dell'ex- convento, ex- Camera del Lavoro, ex- casa del fascio e ora caserma dei Carabinieri di Castel Madero. 
Era in ritardo, e i Duri a Morire non l'avrebbero aspettato. In fatto di puntualita', le regole del gruppo erano molto rigide. Le catastrofi piu' comuni non concedono il quarto d'ora accademico.
Pazienza. Dieci minuti di Primo Soccorso si possono sempre recuperare. Lo speciale su Castel Madero era quasi alla fine.
Intervistato in piazza, il survivalista cavernicolo lanciava un appello equivoco agli autori delle mutilazioni. Ridotto all'osso, decriptato, sfrondato dalle ambiguita', significava una cosa sola: incontriamoci. 
Forse aveva sbagliato, nel giudicare il soggetto. Si era lasciato prendere dalla simpatia per il suo esperimento, aveva pensato di tenerselo buono, di usarlo come una specie di informatore. Ora le cose si complicavano. 
Il cavernicolo conosceva la ragazza che aveva trovato il corpo di De Rocco.
Il cavernicolo mandava messaggi agli ecoterroristi.
Il cavernicolo bucava l'appuntamento settimanale e non si faceva trovare.
Potevano essere coincidenze, chiaro. E allora? Le coincidenze tornano sempre utili.
Bisognava trovare il cavernicolo. Saggiarne la buona fede. Capire cosa farci.

Yogur Casale guardava la tele, audio azzerato, cellulare all'orecchio.
Dieci chiamate nel giro di un'ora. Senza sosta. Il timpano destro bruciava come scottato dal sole.
Rinaldi gli aveva sottoposto una teoria sul modo migliore per scovare i Tagliadita.
Taverna lo aveva intrattenuto con elucubrazioni tattiche in merito a una trappola per incastrare i Tagliadita.
Il Giando gli aveva suggerito un piano geniale per catturare i Tagliadita e costringerli a parlare.
Sua moglie lo stava minacciando di altre mutilazioni, se anche quel mese faceva tardi con l'assegno.
Casale riusci' a sbrigarsela in fretta, spense il telefono, rialzo' il volume e invito' la figlia a raggiungerlo, che iniziavano le interviste, e tra una e l'altra doveva esserci pure il babbo.
Invece niente. 
L'avevano tagliato, per far spazio a uno scemo che diceva di vivere in una grotta. Che si dichiarava contro la caccia. Che insomma gli ecoterroristi li capiva, e li invitava pure ad andarlo a trovare.
Un infame.
L'infame che serviva per confezionare la trappola. 

Daniele Sardena guardava la tele, l'indice in posizione e l'orecchio teso. Sullo schermo scorreva il
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